16 FEBBRAIO 2018

Salve a tutti e benvenuti alla mia prima avventura come recensore in quel di Insane Voices Labirynth!

Come “battesimo del fuoco”, ho l'onore di recensirvi il debutto dei Dirty Machine, dal titolo “Discord”, un full-lenght uscito il 26 maggio 2017, sotto Zombie Shark Records.

I Dirty Machine sono nati a Los Angeles nel 2012, come risposta alla scena indie locale. L'attuale line-up è composta da David “Dirty Davo” Leach alla voce principale, Darren Davis alla chitarra e seconda voce, Arnold “Hedge” Quezada seconda chitarra, NIGHTMARE alle percussioni e poi c'è DJ Ecusa. Tra le imprese memorabili del quintetto, un tour americano come spalla agli Insane Clown Posse.

Ma senza ulteriori indugi andiamo all'album composto da 8 tracce più tre bonus e qui mi verrebbe subito da citare il titolo di un noto romanzo storico, ovvero “Niente Di Nuovo Sotto Il Fronte Occidentale”, perché è l'impressione che viene destata dal primo secondo all'ultimo.

Nel 2017 (anno di pubblicazione dell'album) tutto nel nu metal è stato fatto e rifatto più volte, e qui non si fa eccezione.

Partendo dalla cover dell'album, ci è subito chiaro lo stile semplice e diretto, senza fronzoli, il logo su un muro a mo di graffito, che sa forse più di rap che di nu metal e non è sbagliato, visto il contenuto.

I brani sono sì di facile ascolto, ma con la sgradevole pecca di seguire una linea fin troppo simile, si fatica a distinguerli tra loro. Fanno eccezione tre tracce: ”Seeds”, ”Social recoil” (usate furbamente come singoli, e capisco perché) ed “Ecusa's nightmare”, titolo che calza a pennello, visto che con tutto quello scratch l'incubo del DJ si trasforma in quello dell'ascoltatore. Si sente imponente e massiccia l'influenza dell'hip hop, soprattutto nel cantato, che spesso sfocia quasi nel rap, e nei vari campionamenti e intermezzi presenti in maniera quasi fastidiosa per tutto l'album. L'unica nota di merito sta in una certa radiofonicità, soprattutto dei singoli, che vedrei bene in un programma radio dedicato al genere.

Purtroppo l'intera esperienza d'ascolto è segnata dalle domande “dove ho già sentito questo?” “mi sbaglio o mi ricorda qualcosa?”, perchè tutti i brani hanno rimandi a chi ha intrapreso questo genere decenni prima, e di certo non è un bene abusare di questa cosa.

Probabilmente gli appassionati del genere saranno in grado di apprezzarlo maggiormente rispetto ad un orecchio esterno o a chi si approccia per la prima volta.

Alla prossima avventura.

 

Alessandra Fasino

45/100