25 AGOSTO 2018

Quello di cui parleremo oggi è un lavoro molto particolare, agganciato ad atmosfere inquiete e folkloristiche, ipnotico e riflessivo, "Freischwimmer" di Dnezzar.

Un album molto breve, il primo, ma anche molto intenso dove le melodie vibrano in chiave catartica. Non è di certo una produzione usuale, davvero lodevole nella sua capacità di essere trasportante. Molto adatta a momenti di relax e di profonda riflessione, consigliata agli amanti di Radiohead, e Damnation degli Opeth, giusto per elencare dei riferimenti stilistici paragonabili.

"Like a Stone", il primo pezzo, è una ballad dolce e malinconica, con la presenza di interessanti orchestrazioni che rendono tutto più orecchiabile e leggiadro.

Da padrona la fanno voce e chitarre acustiche, molto centrate nell'ascolto, con accordi per nulla casuali e banali, incentrate appunto sulla tradizione più folk (come nel brano "The Hurricane").

Basso e batteria, nelle loro apparizioni, si limitano ad accompagnare il fluido musicale, denso di pathos e che non necessita affatto di grosse esplosioni, infatti il lavoro generale sembra essere dettato da tanta pazienza e ricercatezza del particolare, e attenzione al non sviare il filone della riflessività.

Un'immagine che mi ha ispirato questo ascolto è quella di un anziano che riprende i propri ricordi intrisi di storia e li trasferisce alla memoria dei propri nipoti, attento a non tralasciare dettagli ma rimanendo pur sempre semplice: calma e peculiarità, questi gli elementi che spiccano nell'ottimo lavoro di Dnezzar.

Molto ben arrangiato ed orchestrato anche l'ultimo brano, "Sancta Sanctorum", una chiusa leggera che sviluppa con un climax ascendente di suoni tutta la sua emotività. Questo a mio parere è il pezzo più bello dell'album, grazie alla presenza anche della tromba che impreziosisce ancor di più la composizione.

Davvero un grande sforzo emotivo quello di Dnezzar che con questo lavoro ci ha fatto spezzare un attimo la giornata e dedicare al pensiero di noi stessi e della nostra anima. Unico neo sui suoni, alle volte un po' trascurati, come per esempio sulle batterie che sembrano saturare un po' troppo, ma di sicuro non così molto influente sulla godibilità dei brani.

 

Tyrannos

78/100