23 AGOSTO 2018

Prefazione: il sottoscritto si scusa per la mancanza di informazioni sulla band (o progetto solista) in questione ma non sono pervenute bio in redazione e non è stato possibile reperire dati su internet quindi la recensione verterà unicamente sul disco che si intitola The Rotting Enigma ad opera degli Eye Of Purgatory.

Per quanto concerne lo stile musicale suonato, il disco propone un death/black metal ferocissimo e velocissimo, incentrato sulla pura potenza senza tecnicismi o raffinatezze. Insomma un vero e proprio assalto all’arma bianca.

Ciò che salta subito all’orecchio appena parte la prima traccia “The House On THe Edge Of Hell” è un bilanciamento dei suoni davvero pessimo e fastidioso con una batteria altissima che punta molto sui piatti mettendo in secondo piano tutto il resto. Stesso discorso per le chitarre, davvero confusionarie di cui non si percepisce nulla se non un gran frastuono tranne nei momenti meno caotici. Andando dettagliatamente al disco la già citata prima traccia si presenta come un interminabile monolite di oltre 10 minuti e nonostante un paio di intermezzi apocalittici risulta una canzone sparata dall’inizio alla fine. Il secondo più grosso problema dell’album è la sua ripetitività sia nelle ritmiche che nelle poche melodie presenti. Nonostante un muro di suono non indifferente in episodi come “Sucked Through The Void” o “Screams in the Darkness” oppure la discreta “Whispers From Another World” (dall’ottimo groove), non si riesce quasi mai a distinguere una traccia dalla seguente. Tutto pare un copia incolla ed in più di un’occasione emerge lo spettro dei Deicide più ignoranti che non sarebbe neanche male come idea se non fosse per una notevole carenza di idee e di scarsa abilità compositiva. Presentare dischi di questo tipo nel 2018 con una concorrenza così agguerrita lascia parecchio perplessi. Pare il classico album fatto dai fan per i fan di un determinato genere musicale ma bisognerebbe anche andare oltre. Le melodie, le ritmiche, il growl devastante (per quanto buono) e la velocità assassina vanno anche bene ma devono essere inglobate per un contesto più alto ma in questo caso si rimane fermi al metal estremo degli anni 80’-90’ tranne qualche leggera spruzzata post-hardcore nella opening track ma alla resa dei conti il tutto è più un tributo che non un’opera fatta con il cuore. 

Disco di sola violenza fine a se stessa che può compiacere unicamente i fanatici del metal estremo sparato come il caricatore di una mitragliatrice. Si poteva fare di meglio ma questo è allo stesso tempo il suo pregio che il suo limite/difetto. Agli ascoltatori l’ardua sentenza. 

 

Enzo ''Falc'' Prenotto

50/100