22 APRILE 2018

E' una release particolare, questa degli Ezov.

La release particolare di una band particolare.

Nati in Svezia e più precisamente a Norrkoping, nel 2015 come trio, dopo l'abbandono del bassista si stabilizzano in un duo (T – voce e batteria ed E – chitarra, basso e voci) con l'obiettivo dichiarato di fare Black Metal con la giusta attitudine, suonato nel modo in cui questo genere, nel loro pensiero, dovrebbe essere suonato.

E, in effetti, non si può non riscontrare in questo prodotto un'attitudine molto genuina e “do-it -yourself “ tipica di una certa epoca del black metal, con particolare riferimento alla scena dei primi anni 90, sensazione rafforzata dal modo in cui questa release viene concepita e cioè come un ep a due lati, come se si trattasse di un vecchio ep su musicassetta (formato in cui viene effettivamente distribuito), contenente due brani completi sul Side A e due reharsal tracks, solo strumentali e prive di parti vocali, sul Side B, per una durata complessiva di una ventina di minuti di musica disturbante e oscura, resa ancora più impenetrabile da un sound che più lo-fi non si potrebbe che, se da una parte potrà essere certamente un ostacolo abbastanza insormontabile per ascoltatori poco avvezzi a questo tipo di produzione (o di non produzione, visto che a volte si ha l'impressione che la band stia davvero suonando in cantina col registratore acceso e assolutamente in presa diretta), dall'altra dona ai brani un'aura di malignità e malessere quasi tangibili, contribuendo in modo decisivo all'atmosfera assolutamente malsana che pervade questi brani.

In attesa di rilasciare il loro primo full lenght il primo giugno su etichetta War Production, quindi, la band ci da in pasto questi due brani (che non compariranno nell'album completo) per un prodotto che, va detto chiaramente, è riservato a una fetta di pubblico estremamente elitario ed è destinato più a far storcere il naso che a raccogliere consensi, data l'attitudine estremamente intransigente messa in campo dal duo.

Il sound proposto, peraltro, nonostante le dichiarazioni della band, si rivela tutt'altro che standardizzato, grazie all'abbondante uso di dissonanze stranianti nelle parti di chitarra e a suoni sintetici di fondo che portano il gradiente di inquietudine su livelli davvero notevoli.

I riferimenti che balzano subito all'orecchio sono senza dubbio legati al black metal più annichilente, spietato e inquietante, con uno spettro di sentori che vanno dai primissimi Mysticun ai Beherit di Drawing Down The Moon (quelli delle parti più dirette e deviate), oltre che al duo americano degli Inquisition, che fanno capolino nelle parti più thrashy e d'impatto, in particolare quelli dei primi lavori, Into The Infernal Regions Of The Ancient Cult su tutti, il tutto amalgamato in un maelstrom sonoro piuttosto personale e interessante.

Si parte con Homo Deus ,dove un'inquietante intro minimale a base di campionamenti elettronici lascia presto spazio a un attacco molto aggressivo da parte della band, reso ancora più impattante, nonché inquietante, da sinistri suoni di fondo che, uniti al lavoro a tratti sghembo e particolare della chitarra creano un'atmosfera opprimente e malsana, atmosfera solo parzialmente smorzata da semplici quanto efficaci cambi di ritmo che donano al brano un trasporto più dinamico, benché l'atmosfera si mantenga disturbante per tutta la durata del pezzo. Nonostante i suoni volutamente confusi si percepiscono comunque discrete capacità tecniche, per il genere proposto, da parte dei due elementi della band e questo ci conforta sul fatto che il duo abbia optato per un suono simile per scelta artistica e non per mascherare qualche propria lacuna dal punto di vista strumentale. Ottimo il break finale con voce declamata ed effettata, per un effetto da girone infernale davvero evocativo. Un ottimo pezzo, stante le premesse citate in precedenza.

Il secondo brano completo risponde al titolo di The Lamentations Of Job (la band, il cui nome è preso dall'Ebraico Classico, usa spesso riferimenti religiosi, oltre che riferimenti a biologia, teologia, metafisica e filosofia, nei suoi testi) e si presenta come un mid tempo molto trascinante dall'atmosfera di apocalisse imminente, accentuata ancor più dalla voce effettata e aggressiva e da stacchi maggiormente plumbei e sostenuti. Questo brano presenta una variazione dinamica più accentuata rispetto al brano precedente, fra evocative porzioni sorrette da arpeggi di chitarra distorta, incursioni più pesanti e una splendida parte finale dalle atmosfere quasi post-black (benché il suono minimale permetta all'atmosfera del brano di mantenersi sempre comunque in territori dall'attitudine molto old-school), sfociante in un reprise della porzione portante del brano che guida lo stesso fino alla sua improvvisa conclusione.

I due brani reharsal presenti sul Side B dell'ep, denominati semplicemente Reharsal 1 e Reharsal 2, come si diceva, sono esclusivamente strumentali e si muovono su coordinate simili a quelle dei due brani completi contenuti nel Side A, ma sono comunque molto piacevoli all'ascolto in virtù di una spiccata componente atmosferica che, presa con le dovute cautele e la dovuta preparazione mentale (il suono qui è ancora più lo-fi dei due brani completi), si rivelano un ascolto interessante in grado di regalare emozioni intense e quasi catartiche.

Si conclude così l'ascolto di questa release sicuramente particolare, ma che potrà riservare non pochi momenti interessanti agli ascoltatori più avvezzi a un determinato modo di intendere il black metal, la sua arte e il suo suono.

Ispirato e interessante, benché riservato a un pubblico piuttosto limitato.

 

Edoardo Goi

80/100