17 AGOSTO 2018

Estate. Un' annichilente, calda estate: Il termometro segna gradi indecenti, senza pietà, senza errore; la birra ghiacciata, il condizionatore e le cuffie  sono sinonimo di conforto e resistenza.

La lotta alla stagione infausta sarà ancora lunga. Chiudo gli occhi, alzo il volume e mi appare Paros: spiagge dorate, turisti con il cappellino rosso e “Fragment of Despair” gruppo nato per mano di Romulus Chondrogiorgakis,voce e chitarra e Stelios(the youth) Zoumis, chitarra nel 2013.

“Broken Lost Mistakes" nasce dopo quattro anni, date dal vivo, diversi cambi di formazione ed un incontro fortuito con Clive Martin, che assistendo senza essere presentato alle prove della band, decide di dare loro supporto diventando produttore e dando respiro internazionale ad un progetto ancora agli inizi e che potrebbe promettere molto bene. 

Guardando la copertina è semplice intuire una  malinconia tangibile: l'oscurità avvolge una figura dal pallore lunare, contorta su se stessa, in balia di multiformi anime senza pace, dell' angoscia del dissidio interiore.

“We are all fragments of despair until we become whole again” è la frase chiave per comprendere al meglio l'essenza del gruppo che punta su testi e tematiche relative a protesta sociale, a sogni infranti da una società corrotta, al disagio e al malessere,con la speranza che la distruzione totale possa far risorgere dalle ceneri un mondo pronto ad evolversi. 

Poco più di trenta minuti d' ascolto, 8 brani fluidi, veloci. 

Riff azzeccati, voce hardcore su struttura Trash/Death.

Non stupisce per niente leggere in un' intervista che il cantante abbia lasciato nel lettore “Rust in Peace" per due mesi. I Fragment of Despair hanno consumato cd di Iron Maiden, Death, Kreator e non solo.  Riescono a mantenere una loro linea, ma sarebbe impossibile non accostare l' intro di “W.T.R (Welcome to reality)” ad una versione meno sontuosa e più “combat"  di “Voice of the soul". Ho una malattia autoimmune chiamata ufficialmente “Schuldinite acuta" sarò inappropriata, ma mi è impossibile simulare o sminuire il ruolo fondamentale e la continua ispirazione data alla maggior parte dei gruppi nuovi.

Non ho mai amato paragonare band ad altre e lascerò a voi il piacere d' indovinare quali siano i riferimenti involontari (o no?) del gruppo. 

La voce di Romulus è il tipo di voce che personalmente adoro, graffiata esasperata, sporca e figlia degli anni 90, adatta alle tematiche affrontate esattamente come solo il buon hardcore d' oltremanica possa aver insegnato, valida anche nella versione pulita che mi ha portato ad ascoltare una cinquantina di volte (non sto scherzando)  “Ocean of Tears" ho quasi dimenticato per un secondo che Charon ed Him non esistano più, ma per non ferire i sentimenti dei più ispirati ed attempati accosterei nomi come Dane, Barlow e Petrozza. 

Ho particolarmente apprezzato “Kassandras Curse” (stranissimo, eh?!?) oltre al mix micidiale di rabbia e disperazione un brano con un incipit come “you don't know what it' s like to be consumed by the darkness/ to see your death before you die…” lo sento tranquillamente cucito addosso. 

Brano centrale del cd “Broken Lost and Mistaken" energico, travolgente, incavolato. Da sottopalco fisso, il mio. 

Un album piacevole, non troppo impegnativo per un gruppo che con una produzione adatta ed un' attenta ricerca su espedienti stilistici potrebbe creare un sound ancora più personale per emergere definitivamente. 

Comunque consigliati: bravi ragazzi!

 

Alessandra Varla Paboli

70/100