9 MAGGIO 2018

I Funeral Baptism sono una band black metal argentina, fondata nel 2014 a Villa Gessel dal chitarrista Damian Batista.

Il press kit inviato insieme a questo nuovo lavoro “The Venom Of God” è abbastanza povero, così come le informazioni sulla loro pagina Facebook. Che sia strategia o meno, per attirare la curiosità dei fans o per farli concentrare solo sulla loro musica, non possiamo saperlo, fatto sta che Batista, dopo aver dato alle stampe l’EP “Blasphemous Desires” nello stesso anno della fondazione della band ha preso un

bell’aereo e si è diretto in Romania, dove nel 2016 ha incontrato l’attuale vocalist Liviu Ustinescu e dove il secondo EP “Gate” ha preso vita.

Sappiamo che al momento la band è a Bucharest concentrata solo sul lavoro in studio e alla ricerca di un bassista e di un batterista per l’attività live, Liviu e Damian sono ad oggi gli unici membri. L’album è un concentrato di brutalità e massacro come il buon caro vecchio black metal dovrebbe essere. Sette tracce assassine, anzi sei, ‘Aleph’ è solo un intro, che sprigionano potenza come se non ci fosse un domani.

‘The seething spirit’ parte come un bombardamento a tappeto e l’amico di vecchia data, il signor blast-beat, si affaccia subito prepotente a dettare le regole. Mi sarebbe piaciuto sapere chi siede sullo sgabello della batteria, visto l’eccelso lavoro, ma come detto qualche riga fa, le informazioni sono molto povere.

Comunque, complimenti al fabbro che martella le pelli con violenza inaudita. ‘The gift’ parte con un intenso riff clean per poi lasciare quasi subito spazio a quanto di più crudo il mondo delle chitarre distorte possa offrire. Cosa? Chi ha detto Immortal? Già, i riffoni alla “Sons Of Northern Darkness” della band di Abbath sono una più che sottolineata ispirazione.

‘Pale rider’ ripercorre quanto già detto, solo che è più veloce della traccia precedente. La title-track riparte clean per poi esplodere. Un tempo diverso qui però, molto più cradleoffilthiano dei bei tempi che furono.

‘Return to the void’ ci immerge definitivamente nel pentolone black senza nessuna gustosa novità rispetto alle precedenti songs per lasciare spazio all’outro ‘My last whisper’ che chiude definitivamente questa fatica dei Funeral Baptism.

Un disco che non ha niente di nuovo da dire ma che è suonato molto bene, peccato per la registrazione. Capisco l’atmosfera ma l’album è registrato come “Extinction” dei Lemming Project, parecchio sporco, solo che loro l’hanno fatto uscire nel 1991 e non oggi.

Secondo il mio modesto parere, distaccandosi dai canoni triti e ritriti del black potrebbero veramente avere qualcosa da dire. Best track, ‘Pale rider’.

 

Gabriele Mangano

60/100