11 APRILE 2018

Gli Gnaw Bone nascono nel 2015 a Bloomington, Indiana, negli USA e sembrano aver preso il nome dalla comunità non incorporata vicina al proprio luogo di nascita. Nell'anno successivo pubblicano un EP omonimo che Cvlt Nation ha definito una delle "Top 10 Sludge Releases del 2016". Gli Gnaw Bone tornano con una nuova line up stabile con tre componenti e presentano una nuova lastra di metallo annerito e sporco di fango in "Scorched Earth" che si presenta come il loro secondo ed ultimo EP. Con l'aggiunta del basso e di 2 nuovi vocalist, questa nuova release presenta un mondo oscuro come il suo titolo, pieno di rovine in scala di grigi distrutte dallo schiacciante destino, doom, crust, death e black metal. La band concepisce questa formula per un sound devastante impegando un arsenale sonico denso e distorto composto da pareti amplificate vintage e fasi a cascata di distorsione e fuzz. La band presenta la propria lineup curiosamente come: B (Rhythm & Voice), R (Thunder & Voice) ed S (Noise & Voice). L'album è stato registrato dal vivo presso l'Artifex Guild di Gnaw Bone, ad aprile del 2017, per poi essere completato con la registrazione di varie sovraincisioni e vocals aggiunti nell'estate dello stesso anno ed l'audio mastering è stato curato da James Plotkin. La prima traccia dell'EP è "The End" che viene introdotta con dei suoni atmosferici fanno da base a un arpeggio che emerge lentamente con una dissolvenza in entrata. L'arpeggio si interrompe e ad un tratto i suoni si fanno agonizzanti spezzando il motivo musicale precedente e dando vita dei riff carichi di distorsione e ferocia, accompagnato da ritmiche blast beat e due voci, di cui una gutturale più profonda e una più in screaming. La tempesta si calma momentaneamente ma la nebbia e l'inquietudine non passa via; così degli arpeggi e delle plettrate con un sound più pulito caratterizzano al meglio questo feeling, seguito da una voce urlata caratterizzata da un lamento angoscioso. I colpi di batteria scanditi su timpano e tom mostrano una certa profondità di riverbero amplificando il clima oscuro del brano nel suo momento più Sludge-Doom. I riff si fanno più trascinati grazie all'uso di bending che spezza questo momento flemmatico dalla violenza sonora che torna su uno stile più Black Metal a colpi di rapidi blast beat e tremolo picking come nella seconda parte del brano. Il brano si conclude nel pieno della sua carica violenta, condensandosi rapidamente con un fade out nel pieno di rumori atmosferici delle tenebre. Un'atmosfera decisamente Doom viene mostrata nell'introduzione di "Crown Lust", nella quale vengono scanditi tre colpi sul rullante alternati nella sequenza ritmica. Dopo un leggero feedback di chitarra in distorsione, il brano vede un irrobustimento del sound  con riff dissonanti, proseguendo con una ritmica particolare che scandisce un tempo lento Doom alternato a tre colpi sul rullante che suonano in maniera simile ad un breve blast beat. Una grande presenza di harsh vocals contribuiscono ad irrobustire il pezzo tra gli scream se mi mostrano maggiormente e con profondi growl alternati ad essi. Delle plettrate di accordi chitarra acustica rompono il muro sonoro per un breve attimo di tranquillità che vedrà poi una nuova ondata di furia sonora irrobustita da riff black scanditi con ritmiche Crust/Hardcore Punk e voci gridate e  sofferenti per quattro giri. Subito dopo, la struttura melodica e ritmica assume un andamento più su una stilistica Black/Death con dei fantastici motivi melodici in tremolo picking da parte delle chitarre per otto giri. La composizione torna su uno stile più Doom, nel quale termina anche riproponendo il motivo musicale iniziale. Il terzo brano è l'omonima traccia "Schorched Earth" che all'inizio presenta una struttura unicamente strumentale su ritmiche lente e melodie Death/Doom. Il brano si evolve dopo un minuto e trenta in uno stile black metal, tra riff e ritmiche di batteria, dando immediatamente spazio ad un cantato scream su tonalità medie. Verso la metà della traccia le ritmiche di batteria scompaiono e resta solo il muro sonoro atmosferico dato dalle chitarre dissonanti che fa da base per i lamenti vocali, con delle melodie soliste che si affiancano di sottofondo nel corso dell'ascolto. Dei colpi di timpano si iniziano a far sentire su questo motivo, per annunciare la ripresa del tema Black mostrato in precedenza sulla quale la voce in scream riprende a farsi sentire insieme alla voce in growl che le risponde. Un piccolo rallentamento Doom viene ripreso per due giri, poco prima che la fine del brano venga portata a compimento da arpeggi e accordi di chitarra acustica mlinconici tra i suoni del vento. "Fallen Rulers" si mostra subito con un forte impatto impetuoso dalle ondate di growl accompagnate dai riff oscuri a metà tra il Doom e il Death. Colpi di rullante e timpani accompagnano successivamente i riff di chitarra che si trascinano con un sound straziante che fa da preludio a una parte dove i riff si fanno veloci e caotici e più Black/Crust con delle ritmiche blast beat altrettanto intricate, le voci gridate ed accompagnate da altre voci in growl per otto giri. In seguito, le chitarre presentano dei nuovi riff di stampo più Death con uso di palm-muting su cui si fanno spazio vocals urlate lancinanti che sembrano quasi quelle più tipiche del Depressive Black e dello Scream; ma dopo otto giri, le chitarre mostrano ancora nuove strutture con riff sempre fortemente Death Metal che mostrano una leggera ispirazione dallo stile degli Autopsy  - di album più Slugde/Doom come "Mental Funeral" o "Acts of the Unspeakable", scanditi ritmicamente da colpi uniti di rullante e timpano alternati ai colpi sui piatti e su cui prendono parte poi voci growl cavernose accompagnate da una su tono più acuto in scream. Successivamente viene presentata una nuova variazione strumentale nel tema dei riff, che subito dopo un una linea di chitarra death, riporta il brano al motivo iniziale della struttura del brano con degli stacchi che vedono due colpi su rullante e timpano uniti, alternati a tre colpi di rullante e piatto ride, anch'essi legati. La traccia termina con dei rallentamenti Doom sia nelle ritmiche che nello stile presentato dalle linee di chitarra e con dei colpi uniti di timpano e rullante, accompagnati allo stesso tempo da un power chord che viene ripetuto insieme ad essi, dando quasi l'effetto sonoro dei tuoni: sarà mica colpa del componente chiamato "R"? Chi lo può sapere... A noi non resta nient'altro che poterci calare nella nebbia più fitta e nell'oscurità più profonda senza poter avere una definizione chiara di ciò che accada e per mezzo di chi o di cosa. Intanto, giunti alla fine del disco, la traccia si interrompe  scandita da i colpi di rullante e timpano e in maniera sincrona e definita anche nel riverbero atmosferico a differenza delle prime due tracce del disco che erano lasciate sospese nel vuoto atmosferico, troncate solo dalla fine della traccia effettiva. Ad ascolto concluso, ai potenziali ascoltatori di questo disco, dico di non aspettarsi dimostrazioni tecniche particolari o presenza di assoli di chitarra, – come si può intuire da questa recensione, questo EP ne è privo – bensì un sound finalizzato ad un muro sonoro imponente, con suoni grezzi e con tanta inventiva dimostrata nel riuscire a mescolare più influenze stilistiche da sottogeneri differenti del metal estremo (come Sludge, Doom/Death, Black e Crust) per un risultato unico e intenso nella rappresentazione sonora dei sentimenti più oscuri che l'animo umano possa provare. 

 

Daniele 'Nadhrak' Parisi

80/100