11 MARZO 2018

Ciao a tutti, oggi mi trovo davanti al primo full-length degli I-DEF-I, una mia vecchia conoscenza dato che ho già recensito il loro EP d’esordio (vedi più giù nella pagina). Anche stavolta non ho ricevuto la biografia, quindi darò per scontato che la formazione sia la stessa del lavoro precedente e che siano giusti i dati raccolti dal web. La band proviene da Manchester, UK, e questo primo album completo, dal titolo “In the Light of a New Day”, è uscito nel 2007 via Copro Records. Già conosciuti dal pubblico grazie all’attività live, come sottolineato anche nella precedente recensione, gli I-DEF-I sono: Chris Maher alla voce, Tom Clemens alla chitarra, Kevin Gaffney al basso e Mel Stewart alla batteria, e il genere proposto era un metalcore/nu metal potente e melodico. 

La copertina è molto curata, con una faccia avvolta tra le fiamme e che sputa fuoco a sua volta; questo mi fa ben sperare anche per ciò che concerne l’aspetto musicale. 

Passiamo all’ascolto. Tecnicamente il quartetto inglese è assolutamente ineccepibile e la produzione è praticamente perfetta, con suoni molto belli e un mixaggio ottimamente equilibrato.

Il disco è composto da ben 15 tracce, cerchiamo di analizzare l’aspetto compositivo. 

Il songwriting è di buona fattura, riffing serrato intervallato da parti stoner e corredato da ottime aperture, con un cantato che dà il meglio di sé sia sulle parti in scream che su quelle melodiche, creando linee vocali molto interessanti. Quindi siamo di fronte a un disco perfetto? Anche se i pregi superano di gran lunga i difetti, la risposta purtroppo è no. Infatti, a parere mio, i pezzi, tranne alcune eccezioni che elencherò in seguito, sono un po’ troppo simili tra loro nella costruzione e portano il disco verso la monotonia, a causa soprattutto del numero eccessivo di tracce. Con un minutaggio più contenuto l’ascolto sarebbe stato più scorrevole e, magari, non avrebbe stancato l’ascoltatore. 

Tuttavia, dalla monotonia si distinguono alcuni pezzi: su tutti, secondo me, la opener “966”, pezzo molto potente e “groovoso” che porta l’ascoltatore a muovere la testa, “Asyla (She of the Flames)“ e “Kinetic” che sono due “semi-ballad”, secondo il mio giudizio le canzoni in cui il quartetto inglese dà il meglio di sé. Da segnalare anche “Broken Glass”, una vera e propria ballad, l’unico pezzo del disco a non avere parti aggressive. 

Insomma, se il “In the Light of a New Day” fosse stato composto al massimo da una decina di pezzi sarebbe stato meno dispersivo e ancor più godibile, ma siamo decisamente di fronte a una band di grande talento, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista del gusto compositivo. 

Gli I-DEF-I sono sicuramente da tener d’occhio, mi auguro che continuino su questa strada. 

 

Alessandro 'Asator' Briganti

80/100


6 GENNAIO 2018

Oggi mi accingo a recensire un EP di 6 tracce dal titolo "Bloodlust Casuality", proposto dagli I-DEF-I, band proveniente da Manchester, UK. Questo è il loro primo lavoro ufficiale, datato 2005 e pubblicato da Casket Music. Al tempo di questa registrazione, la band inglese aveva già cominciato ad affacciarsi al pubblico grazie a numerosi concerti, alcuni dei quali di supporto a band di fama internazionale, come ad esempio gli Stone Sour di Corey Taylor e i Fear Factory. Nel 2005 la line-up era composta da Chris Maher alla voce, Tom Clemens alla chitarra, Kevin Gaffney al basso e Mel Stewart alla batteria, tutti ragazzi molto giovani, e il genere proposto era un metalcore/nu metal potente e melodico al tempo stesso. Entriamo nel dettaglio: Bloodlust Casuality ha un artwork grafico molto interessante (anche se, a prima vista, mi porterebbe a pensare di trovarmi davanti a un disco di prog/power metal), è ben registrato, i suoni sono decisamente buoni e il tutto risulta molto impattante, a livello di produzione. Il primo pezzo, “Devil In the Vein”, non può non ricordare i Killswitch Engage (dei tempi migliori!). Ritmiche serratissime sulla strofa con scream ben eseguiti e bella apertura sul ritornello con un ottimo cantato melodico. Si passa poi a “The Hourglass Turns”, un pezzo molto più morbido del primo: a livello tecnico il tutto è molto ben eseguito, ma la canzone in sé è abbastanza “anonima”, a mio parere, non essendoci un ritornello degno di nota e avendo una strofa poco significativa. Si arriva poi alla title track “Bloodlust Casuality “: un pezzo molto incalzante ma anche questo senza parti interessanti: onestamente si può passare oltre. Con “Sorrow Reigns The Day” si torna a fare sul serio: la canzone è molto potente in ogni sua parte, ha un buon ritornello e uno special cantato che è la parte migliore del pezzo. Il quinto brano, “The Last Element of Doubt” inizia tiratissimo a livello di timing, ma la prima parte è quella che convince di meno. Belli invece gli stacchi in mezzo alla canzone (mi sono ritrovato a fare headbanging!) e il cantato melodico che segue è da brividi. L’ultimo pezzo, “Red Light on the Murder” riprende un po’ la linea del primo brano, con delle belle parti tirate con cantato distorto e delle buone parti di voce pulita, anche se non le migliori del disco. Tirando le somme, Bloodlust Casuality è un EP ben suonato e molto ben cantato, con delle parti artisticamente convincenti e altre (non molte, per fortuna) da rivedere. L’originalità non è il punto di forza di questi ragazzi, così come a tratti la coerenza stilistica, ma considerando la loro giovane età, la loro indiscutibile preparazione tecnica e il buon songwriting, si può sperare in qualcosa di più “personale” per i lavori futuri. Nonostante tutto, il voto è meritatamente al di sopra della sufficienza.

 

Alessandro 'Asator' Briganti

65/100