6 OTTOBRE 2018

Gli Ichor si fondano in Australia Precisamente a Sidney, nel 1993. Dopo ben 25 anni di distanza nel 8 ottobre del 2018 uscirà il loro primo full lenght intitolato “God of Thunder God of War” la line up per il loro debutto è composta così: Zy alla batteria, Wraith al basso e alla chitarra e alla voce Diablore. Le loro liriche parlano principalmente di Paganesimo Slavo e di mitologia. il loro stile è un black metal abbastanza classico con influenze Viking metal e in alcuni brani sono ambient atmopheric. Buon album di black metal con influente viking, atmopheric e ambient; queste contaminazioni vengono ben evidenziate nei brani e vengono sfruttate a dovere quando la canzone lo prevede. Ci sono brani di black metal sparato a mille. con chitarre taglienti, blast beat furiosi e distorsioni con lo scream acido del cantante che rendono questo debut album una cosa particolare. Artwork in bianco e nero dove al centro si vede raffigurato Odino con i suoi fulmini, sopra la sua testa il logo del gruppo e in basso il nome dell’album. L’album comprende 6 tracce e la durata dotale e di 36 minuti e 43 secondi. Album si apre con “Spectres of the Woods”. Intro di tutti gli strumenti con la voce quasi in pulito del cantante che accompagnano l’ascoltatore in un mondo mitologico fatto di dei nordici e di popolo del nord. Si accelera un po’: il pulito si trasforma in uno scream non troppo acido. La canzone mantiene una cadenza lenta e atmosferica che avvolge chi ascolta in questo ambiente che il gruppo si è creato. La canzone procede fino alla fine in questo modo. Si continua con “Noble Ichor”: Canzone velocissima in puro stile black metal anni 90; blast beat velocissimi una chitarra tagliente e distorta come non mai e lo scream acido del cantante, portano alle montagne innevate e ai villaggi vichinghi suggeriti nella canzone d'apertura.  Ci sono violenze e roghi, un rallentamento per far riposare le orecchie di chi ascolta, ma la pace dura poco perché il ritmo ritorna aggressivo, l’ascoltatore si sente confuso. La parte finale del brano è un vertiginoso crescendo. Terza canzone “Vucica”: intro lenta e cadenzata la voce del cantante riporta indietro nel tempo, in visita ai popoli del freddo, con le loro foreste, sono popoli pacifici pronti per partire con le loro “DRakar”. Dopo il ritmo si velocizza e chi ascolta vede una grande battaglia e gli dei scendere a dare una mano al popolo, la canzone rallenta di nuovo verso il finale, le influenze “Viking” si sentono in questa canzone anche se non sono ben marcate e vengono miscelate al black metal più ortodosso. Terz’ultima traccia: “Call of The Bloodthirst”. Intro con chitarra tagliente, voce, e batteria, a un ritmo abbastanza veloce. Dopo un amento della velocità fa capire il viaggio intrapreso dall’ ascoltatore. Canzone molto atmosferica che trasporta chi ascolta in questo mondo fatto di essere soprannaturali e le forze della natura fan si che riprendono il loro posto del mondo, verso il finale la canzone rallenta e sfuma. Penultima traccia “Yaga’s Tomb”: canzone più lunga dell’intero album con i suoi 6 minuti e 42 secondi. Intro di chitarra e batteria a un ritmo lento e cadenzato poco dopo; entra il cantante e l’ascoltatore viene trasportato dentro una catacomba per trovare la tomba di “Yaga” come dice il titolo della canzone, le atmofere create da questo brano e le emozioni sono di claustrofobia e d’ansia ascoltatore di sente soffocare ogni volta che fa un passo verso interno e la sensazione di terrore proposta da questo brano sembrano uscite da alcuni racconti di “Lovecraft”. Il gruppo in questa canzone tira fuori un soundwrithing molto particolare e le sensazioni di paura e di sconforto vengono percepite benissimo da chi ascolta e non lo abbandonano fino alla fine del brano. L' album Si chiude con “Daughters of Wrath”: intro di chitarra e batteria sparate al massimo si ritorna a black metal old school, siamo nel mondo reale fatto di violenza, i blast beat di batteria precisi e pronti a colpire le ferite di chi ascolta, la chitarra distorta, non fanno prendere un secondo di respiro. Siamo lontani dalle atmosfere della canzone precedente, in questo brano vogliono fermare con una canzone diretta senza fronzoli. L’ascoltatore rimane spiazzato e confuso con le orecchie sanguinanti, alla fine sconvolto da quanta cattiveria e violenza c’è in questo brano. Album non semplice, ci vuole più di un ascolto per apprezzarlo appieno e capire tutte le sfaccettature e i richiami al passato che ci sono. Unica pecca che alcuni brani sono troppo lunghi e alla lunga potrebbero scocciare, i cambi repentini di stile e di sensazioni repentini da una traccia all’altra rendono, da una parte, un album interessante, dall’altra, l’ascoltatore è confuso. È un album gradevole, il mixaggio e la produzione sono ottimi. Questo aspetto rende l'album unico, i volumi sono volutamente altalenanti da un brano all’altro soprattutto quello della voce, forse, per rendere l’album particolare. Lo consiglio a tutti gli amanti del Black Metal e anche a quelli che si avvicinano da poco a questo genere, come ho detto per digerirlo ci vogliono diversi ascolti perché non è un album diretto.

 

Daniele Blandino

75/100