1 MARZO 2018

Sono cresciuto ascoltando abbastanza Progressive Metal da circa una decina di anni a questa parte, mentre negli ultimi anni mi sono avvicinato maggiormente alla sfera Black Metal. In questo album dei polacchi Jarun intitolato “Sporysz (Segale Cornuta)” ho trovato un mix piuttosto decente di entrambi i generi.

L’album parte con la title track “Sporysz”, che presenta delle atmosfere molto vicine al doom, senza però raggiungere un apice fino al marker dei 6:20 sui (circa) 8 minuti e mezzo di canzone. La canzone presenta una serie di sali-scendi emotivi che forse alla lunga annoiano leggermente, per poi sfociare nel climax che ci porteremo avanti fino a fine canzone cambiando decisamente tono alla traccia in sé. “Powidoki (Immagini Residue)” è la traccia più blackeggiante dell’album, che per alcuni versi può ricordare i Deathspell Omega, avvicinandosi quindi quasi all’Avantgarde. I passaggi sono ben studiati, senza alcun dubbio, e c’è molto lavoro dietro. Nulla da dire, e la ritengo credo la canzone meglio riuscita di tutta questa release. La traccia “Jesień Wieczności (Autunno dell’Eternità)” è molto particolare, dal mio punto di vista. Non solo è notevolmente complessa dal punto di vista musicale, ma è anche decisamente varia per quanto riguarda la struttura, facendomi ricordare parecchio una delle qualsiasi canzoni degli Opeth del primo periodo (si, quelli che tutti noi vorremmo tornassero ad essere - NDR) e che mi ha trascinato per tutto l’ascolto. A mio parere la canzone maggiormente riuscita per l’album, dato che ritengo che una buona canzone Progressive (Rock, Metal, è indifferente) dovrebbe trascinarti per tutto l’ascolto senza annoiare indipendentemente dalla lunghezza della canzone stessa. Ora è il turno di “Wichry (Venti)” che è un’altra canzone dal mood Doom molto più marcato della prima, con dei passaggi melodici abbastanza presenti e senza grossi cambiamenti in dinamiche, quindi rimanendo relativamente piatta, anche nonostante ci sia l’utilizzo dei Blast Beat che avrebbero potuto conferire alla traccia una nota un pelo più “epica” se sfruttato in maniera migliore.

“Sny jak Ziemia, Sny jak Rzeka (Sogni come la Terra, Sogni come un Fiume)” è una traccia inizialmente caotica, che però lascia trapelare degli spiragli più luminosi in varie parti del pezzo, dando finalmente un altro poco di movimento al lavoro.

“Malowany Ogień (Fuoco Dipinto)” è, e mi duole dirlo, finalmente l’ultima traccia dell’album ed anche la più lunga, più vicina al panorama Post-Rock/Post-Black, molto adatta come traccia di chiusura viste le melodie utilizzate, anche se onestamente avrei cambiato alcuni passaggi, specie per quanto riguarda la batteria. Ma son gusti.

Concluderò dicendo che questo album è veramente buono, mentre ritengo sia penalizzato dall’assenza di dinamicità vera e propria all’interno dell’album e nelle singole tracce. Il tutto è risultato piuttosto piatto, nell’insieme, seppur suonato veramente bene. Se fosse stato un poco più vario sicuramente avrebbe potuto esprimere meglio quello che si vuole trasmettere nell’ascoltatore ed avrebbe avuto quindi una resa ben più elevata.

 

Francesco Chissalè

60/100