2 MARZO 2018

Formatisi nel 2009, i Kinasis sono un gruppo inglese (Somerset/Wiltshire) indipendente, concentrato nel creare technical extreme metal, ma senza associarsi ad un singolo sottogenere, così da evitare tutte le tendenze e le regole tipiche di generi e sottogeneri. Camminando sul filo del rasoio che separa la musica dal rumore, l’ordine dal chaos, i Kinasis fondono nella loro musica death metal, thrash e influenze grindcore insieme ad altre correnti per creare un mix unico di extreme metal che trascende ogni classificazione. Il loro sound è un mix di brutalità e melodia, tecnicità e groove.  

La band ha all’attivo un demo del 2010, ormai andato esaurito, ed un full lenght uscito nel 2015, “Divine Self Invention”. Il full è stato prodotto da Justin Hill (SikTH) al Battery Studios di Londra nel periodo Dicembre/Gennaio 2013. 

“Divine Self Invention” si presenta come un buon full di debutto, coerente con la filosofia della band di produrre una tipologia di musica fuori da ogni schema prestabilito, già descritta poc'anzi. A livello musicale abbiamo una produzione pulita che anche nei momenti di maggior “caos” riesce a far sentire distintamente ogni strumento che mostra una notevole attitudine tecnica, riempiendo la composizione di arrangiamenti complessi ed intricati. 

“Pariah”, che andiamo a recensire oggi, è la loro ultima fatica. Prodotta sempre da Justin Hill, è uscito il 29 settembre 2017 per via indipendente ed è disponibile digitalmente nei principali store musicali, e fisicamente sul loro BigCartel o ai live. 

La produzione è ottima come il precedente lavoro, i suoni sono limpidi e puliti e non ci sono strumenti che sovrastano altri. Davvero un ottimo lavoro. La composizione si mantiene coerente con la loro filosofia, e se volessimo proprio dare un’etichetta alla musica potremmo definirla death metal con influenze metalcore, soprattutto nei vocalizzi che alternano voce pulita e growl/scream. Ma l’etichetta sul genere musicale non è importante in quanto il disco è godibile anche da chi il metalcore non lo digerisce, come la sottoscritta. Le quattro canzoni che compongono l’EP scorrono una dopo l’altra in un vortice di tecnicismi e ritmi per lo più serrati per tutto l’EP. L’opener “Red Earth” parte senza troppi preamboli e snoda tutto il potenziale tecnico della band (tra l’altro di “Red Earth” è stato creato anche un video). Le altre canzoni si susseguono una dopo l’altra ognuno con il proprio carattere; in Black Dog la velocità viene messa da parte a favore di ritmi tecnici e scambi di riffs tra le due chitarre e ritornelli corali in pulito, Kindred appesantisce i riffs e abbassa di tono la voce per una traccia oscura e arrabbiata con un’escalation dai vocalizzi velocizzati, Incipient è la massima espressione di brutalità e violenza dell’EP, dove il ritmo procede serrato senza calare di tono mentre riffs e vocalizzi seguono il ritmo incessante della batteria, fatta eccezione per pochi intermezzi più tranquilli che ricordano Black Dog. 

In conclusione Pariah è un ottimo EP: ottima è la composizione e lo sperimentare della band ed ottimo il comparto sonoro che potenzia l’effetto complessivo.

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli

80/100