30 AGOSTO 2018

Ciao a tutti e ben ritrovati. In questa infernale giornata d’estate mi accingo a recensire “Scaryman”, nuovo lavoro degli svedesi Lipz. 

La band nasce nel 2011 ed è formata da Alexander Klintberg alla chitarra e alla voce, il fratello Koffe alla batteria e Conny Svärd alla chitarra. La band ha realizzato un primo singolo nel 2012 intitolato “Ghost Town”, un EP nel 2015 dal titolo “Psycho“ e, finalmente, il tanto atteso album d’esordio nel 2018, “Scaryman”, via Street Symphonies Records / Burning Minds Music Group. Il grave ritardo nel produrre un full-length è dovuto all’interminabile ricerca di un bassista a tempo pieno, impresa che non è mai stata portata a termine: la band ha risolto il problema assegnando le parti di basso in fase di registrazione al frontman Alexander. 

Uno sguardo veloce alla copertina, glam all’ennesima potenza, e passo all’ascolto. 

Il disco si apre con un breve intro strumentale per poi lasciare spazio alla traccia numero due, la title track “Scaryman “, prima vera canzone dell’album. Il genere proposto dalla band è un classico glam rock, ottimamente prodotto dal punto di vista della registrazione e con un grande punto di forza: la voce melodica e graffiante del frontman che spicca su tutto il resto, anche grazie alle ottime melodie scelte. Difatti il ritornello di “Scaryman” rimane ben impresso all’ascoltatore. 

Si prosegue con “Star”, “Get Up on the Stage” e “Fight” altri tre pezzi ben scritti, con arrangiamenti molto curati e una voce che la fa assolutamente da padrona e così si prosegue fino alla penultima canzone del disco; un disco sicuramente gradevole e dotato anche di svariati assoli di chitarra davvero ben scritti ed eseguiti, che ha come unica pecca quella di essere un po’ troppo ripetitivo e non molto originale. In chiusura troviamo però una piacevole variante, “Everytime I Close My Eyes“, ballad davvero ben fatta nella quale spicca ancora di più la bella voce di Alexander che è l’aspetto migliore di un disco decisamente buono in tutti i suoi aspetti. 

Concludendo, nonostante io non sia propriamente un amante del genere glam rock, molto distante per atmosfera e sonorità dai miei abituali ascolti, decisamente più pesanti e oscuri, devo ammettere che mi sono goduto l’ascolto di “Scaryman”, album che consiglio quindi a tutti i rockers, soprattutto ai nostalgici degli anni ottanta. 

 

 

Alessandro Asator Briganti

85/100