23 SETTEMBRE 2017

Spesso i progetti solisti sono caratterizzati da un’eccessiva sovraesposizione dell’artista. Non è di certo il caso di Marc Vanderberg, chitarrista tedesco che giunge, con “Highway Demon”, pubblicato il 7 settembre 2017, all’importante traguardo del secondo full-lenght. L’album si presenta con un artwork digitale forse non molto originale e affascinante, ma di certo la musica contenuta al suo interno è di tutt’altro spessore. Si parte con la title-track “Highway Demon”, composta ben 25 anni fa, dove rombi di motore danno il via ad un brano hard rock niente male, immediato e dal feeling quasi epico, dove il buon Marc (polistrumentista, non solo chitarrista) è in grado di integrare al meglio tutti gli strumenti al servizio del bravissimo singer brasiliano Raphael Gazal, attivo anche nei Bulletback e nei Tailgunners, che lo accompagnerà in tutte le tracks dell’album. Un unico filo conduttore lega “Highway Demon” alla successiva “Blue Eyes”, simile ma più melodica della precedente, con un Gazal meno intento a “graffiare” ed un Vanderberg più esposto. Le doti tecniche del chitarrista fanno poi bella mostra di sé in apertura del terzo brano “Bad Paradise”, brano conciso e coinvolgente, sicuramente uno dei più riusciti dell’intero album, dove Gazal mostra ancor di più di essere un singer davvero dotato, capace di dedicarsi a generi musicali anche più “spinti”, come il power metal di stampo teutonico qui proposto. L’immediatezza viene meno nel quarto brano “The Last Battle”. Il titolo del brano rispecchia appieno la performance: si tratta infatti di un brano mediamente cadenzato, dove la componente prettamente hard rock scompare per fare spazio ad un epic metal, appunto, da battaglia. Giunti alla metà del full-lenght, trova posto una ballad spartiacque, “How Do You Feel”, caratterizzata da un pianoforte malinconico ed un Gazal ancora una volta ispiratissimo, seppur coadiuvato da doppie voci e effettistica varia. Nella seconda metà del brano Vanderberg prende il posto di primo piano che gli spetta, con un solo che mette la ciliegina sulla torta ad un brano il cui unico difetto è forse quello di essere leggermente prolisso. Il testimone passa poi a “Indispensible”, dove un’apertura ariosa non riesce a far emergere un brano classicamente hard rock che è forse il meno ispirato qui presente. Decisamente meglio la successiva “You’re like a poison”, un titolone da glam rock band che ben ne rispecchia il contenuto. E’ tuttavia evidente come il buon Marc dia il meglio di sè nel power metal teutonico, seppur sempre rockeggiante: “When I Turn The Key”, apice compositivo dell’album, ne è la dimostrazione lampante. Un’epica cavalcata accompagna un Raphael nuovamente arrembante, e la sensazione è che, se l’album si fosse mosso interamente su queste coordinate, ne sarebbe venuto fuori un vero e proprio capolavoro per il genere. Avviandoci verso la conclusione, trova spazio “The Final Chapter”, dove le influenze “malmsteeniane”, già presenti per tutta la durata, sono qui ancor più evidenti. Nonostante sia un ottimo brano, si denota una certa ripetitività nei fraseggi chitarristici, che riprendono nuovamente quanto già proposto in avvio.  L’”esibizionismo”, pur sempre modesto e mai spudorato, di Marc trova spazio finalmente nella conclusiva “Total Eclipse”, di fatto un power metal strumentale, composto e realizzato in maniera davvero eccezionale.
Come detto in apertura di recensione, Marc Vanderberg, con questo suo secondo lavoro sulla lunga distanza, mostra di essere non solo un abile chitarrista, ma un songwriter completo, in grado di mettere le sue indiscutibili capacità tecniche e compositive al servizio dei brani, sempre compatti e di alto livello. Lo attendiamo alla fatidica prova del terzo album, ma la sensazione è che il nostro non possa far altro che migliorare.

 

Luigi Scopece

90/100