1 OTTOBRE 2017

Progetto solista di Spiritus che con il moniker di Neige Et Noirceur fondato nel 2002 pubblica per la dusktone record, il nuovo lavoro dal titolo Verglapolis, una città fredda ed oscura dove sembra che il sole non sorga mai.

Le sei tracce contenute in questo lavoro traggono ispirazione dal paesaggio invernale e gelido del Quebec. E non poteva essere diversamente visto che il largo impiego di campionamenti e tastiere in modalità tappetto, trasmettono proprio questa sensazione di freddo gelido come appunto la città di Verglapolis. 

La traccia che apre il cd 'Le monde est une foret noire' ne è un primo esempio, dove le chitarre si intrecciano con una fredda tastiera che getta subito nell'oscurità l'ambiente. 'L'hiver de force', la seconda traccia riesce a tramettere inquietudine con un pianoforte che suona note calde e dal sapore unico, sporcate di tanto in tanto ancora una volta da una chitarra ruvida che spara note più a voler disegnare un ambiente invece che un riff vero e proprio. 

Una traccia sporcata in maniera sporadica da una voce ruvida e tetra. 'Les premieres neiges' la terza traccia getta uno spiraglio di melodia su un percorso fino ad ora dalle linee darkeggianti. Una chitarra che sembra essere il soggetto principale e determinante di questo progetto produce note inizialmente melodiche per poi tornare a enfatizzare e rimarcare quella che è una linea Black Metal. 'Verglapolis' a metà di questo percorso si dimostra come l'autore ha voluto, corposo, caldo e dalle sonorità tetre. 

L'intento di Neige Et Noirceur è quello di ricreare con questi sei brani un'ambientazione tragica ispirata alla tempesta del 1998 a Québec. E direi che ci è riuscito alla perfezione specialmente con la traccia 'Pluie verglacante et brouillard de glace' più musicale rispetto alle altre dove entra in scena una buona sezione ritmica che aiuta i muri di chitarra a imprimere un segno determinante. La tempesta di ghiaccio non sembra placarsi ma anzi aumenta d'intensità con il penultimo brano titolato appunto 'Energie noire', un rullo compressore devasta l'atmosfera resa ancora più devastante dalla solita linea vocale graffiata e malata. Neige Et Noirceur chiude il suo lavoro con una traccia di dodici minuti 'Ruines electriques' ricca di spunti interessanti ottenuti con un sapiente uso di campionamenti che sono alla fine una boccata di ossigeno per cercare di alleggerire il colpo, senza mai uscire dai binari di un Dark/Metal dalle sonorità Ambient.

Un album non convenzionale che non rispecchia metriche e impiego di strumenti come si troverebbe in un normalissimo disco e questo aumenta la componente di originalità dell'album, e mette ancora di più in luce le abilità compositive di Neige Et Noirceur che con l'impiego minimo di strumenti riesce a creare atmosfere e situazioni davvero intriganti e suggestive.

 

Leandro 'Led Green' Partenza

80/100


Da Montreal, Quebec in Canada, usciva il 14 marzo 2017 “Verglapolis” il sesto full-lenght della one man band “Neige et Noirceur”. La band attiva dal 2005, con alle spalle oltre agli altri 5 full-lenght ed un'ampia produzione di split ed ep, uscita nei vari anni di attività della band, con questo nuovo disco la one man band“Neige et Noirceur” ci fa notare come la scena ambient black sia prosperosa di idee brillanti ed innovative. Oltre alle idee musicali, da considerare è anche la versione di come ci viene presentato il disco, cioè in digipack nel formato libro, che presenta una foto di copertina, che può introdurre il contenuto acustico ed emotivo di cui ci vuole far percepire la one-man band, infatti si avvertono solitudine, decadenza e una sonorità dissonante ed elettrica. In questo full-lenght cantato in francese, che nel black metal ha il suo fascino, troviamo le principali ispirazioni della scena francese che diede gli albori al black metal nei suoi primi anni, e principalmente nell'immortale ed indimenticabile “Les Legion Noire”, difatti si possono riscontrare le sonorità sporche, cupe, dissonanti, fino a toccare il dark ambient e persino il noise, senza tralasciare ovviamente la nota personale di cui fa questo disco molto interessante. È inoltre da notare come “Neige et Noirceur” non cerca la perfezione sonora con appunto suoni anche se distorti ma puliti e precisi, anzi, lascia nelle chitarre quel ronzio di sottofondo che da al black metal il suo tocco di classe, accompagnate a volte da tastiere con giri anche molto scorrevoli e melodici, non dando importanza ad avere un disco che tutti possano udire, ma ad avere un disco che sia apprezzato da chi sa ascoltare nonostante tutte le varie dissonanze presenti.

“Verglapolis”, della durata di 45 minuti circa, ci regala sei tracce ben distinte e differenti tra loro pur rimanendo nello stesso genere musicale.

“Le monde est une foret noire” che apre il full-lenght con dal rumore del vinile quando viene avviato, e dalla frase iniziale che rende il tutto soffocante, è deciso a portarci in un atmosfera cupa ed indefinita dove tastiere e lunghe note di chitarra aumentano il passaggio in questa dimensione sovrastante di suoni, ed ancora la voce che apre la parte della canzone, dove sono presenti tutti gli strumenti, la batteria dal ritmo lento e marcato, i riff di chitarra e le tastiere di sottofondo, accompagnano il canto che incalza ancora di più l'atmosfera surreale che accompagna tutto il disco. La seconda traccia, “L'hiver de force”, sempre aperta dal suono del vinile, ci trasporta in un profondo baratro dove non si vede luce e speranza, dal fatto che la canzone si apre con poche note di pianoforte marcate, ma allo stesso tempo sembra che arrivino da un vuoto lontanissimo per proseguire con tastiera e chitarra che duettano in uno scambio di poche note ma taglienti, dal secondo minuto si rialza il tutto, accompagnato dalla voce che anche qui anticipa la parte black metal della canzone verso la fine del secondo minuto, qui i riff di chitarre e tastiera si fanno più forti con melodie profonde per quanto riguarda la seconda, dopo di ciò si infiltra una doppia cassa con cambio di riff di chitarra, il tutto molto cadenzato ma molto bello, dopo un breve scatto di tastiera, chitarra e voce riparte la batteria con doppia cassa con un i riff che fanno un grande punto di forza della canzone. Molto bella è la parte che comprende gli ultimi trenta secondi del sesto minuto, dotati di uso del ride per quanto riguarda la batteria ed un quasi impercettibile e breve giro di tastiera solista che completa il tutto, prima di sfumare e lasciare spazio alla tastiera che va a completare il pezzo e dal ritorno del pianoforte di inizio canzone, che va a riportare dopo una piccola e breve speranza, un vuoto incolmabile che si dissolve nel suono del vinile, come se la canzone entrasse in un loop infinito.

Per quanto riguarda la terza canzone “Nordet - Les premieres neiges”, troviamo un impatto diverso da tutto quello appena ascoltato, poichè è una traccia senza batteria, la quale è caratterizzata da riff di chitarra che sfiorano il genere drone doom, con accompagnamenti di tastiera che lasciano il gelo all'ascolto, mentre nella seconda parte del pezzo, troviamo una staticità del suono con dei cambiamenti di sound in fade out, che vanno a terminare con un arpeggio di chitarra. In “Pluie verglacante et brouillard de glace”, si ritorna verso sonorità più black metal rispetto alla precedente traccia, ben strutturata con doppia cassa, tastiere che creano una bella atmosfera cupa e con la voce che esprime tutta la sua disperazione e disagio che vuole essere fatto trapelare tramite essa, e che fanno assieme al resto una buona canzone. Nella penultima traccia intitolata “Energie noire”, si può notare fin dall'inizio un'influenza diversa rispetto alle altre, difatti la batteria di sottofondo, con lo stesso riff velocissimo ed ipnotico, fa ricordare i russi “Forest” e “Branikald” formati dallo stesso componente, oltre a ciò anche la voce e i riff di chitarra ronzanti e sporchi hanno questa particolare influenza molto particolare e suggestiva. Verso la fine del secondo minuto, la batteria diventa più cadenzata e lenta, il breve ma ben strutturato stacco dopo i primi venti secondi del quarto minuto, danno sfogo a una batteria più persistente con doppia cassa, accompagnati da una tastiera più incalzante fino alla fine della canzone. Gli ultimi dodici minuti e mezzo di questo disco comprendono l'ultima canzone “Ruines electriques”, che come da titolo, fanno già prevedere come sarà il brano, infatti il pezzo è una rovina elettrica nel vero senso della parola, poiché è puro industrial noise, pezzo che potrebbe benissimo essere presente in un disco del più celebre progetto solista “Brighter Death Now”. Il pezzo infatti è caratterizzato da suoni, rumori, effetti contorti e molto dissonati, che verrebbe sicuramente apprezzato dagli amati del genere citato poco fa. Tutto quello che si sente, sembrano suoni  messi a caso ed invece hanno un proprio preciso senso e scopo, di cui il primo è caratterizzare oltre al titolo della canzone, una progressione di un tema che si vuole esprimere. Dopo una iniziale calma apparente, con una voce di sottofondo che sembra una richiesta di aiuto captata chissà dove nel lontano cosmo, durante il primo minuto e mezzo, il suono si fa più forte e tutto emerge in una sequenza di suoni, con voci anche qui, sempre da lontanissimo impercettibili e suoni che raggelano il sangue all'ascolto. Al terzo minuto, abbiamo un assembramento sonoro, dove tutti i suoni vengono raggruppati come in un’esplosione che ci porta fino al quinto minuto e mezzo, dove tutto viene soffocato e rimane solamente un suono di fondo, con piccoli accenni di suoni diversi che si susseguono in sequenza, ed ecco ancora quello che sembra una trasmissione vocale proveniente da una radiotrasmittente mal funzionante. Verso la fine dell'ottavo minuto, il pezzo porta ad una ancor maggiore confusione nel suono, il tutto viene rimosso da uno stato di apparente quiete dopo il decimo minuto, fino alla fine della canzone, dove troviamo appunto questa tranquillità di suoni, i quali fanno pensare che si sia usciti da questo baratro di confusione e disperazione nella quale ci si trovava. Il tutto ancora con la trasmissione vocale indecifrabile, per risentirla ancora nell'ultimo minuto della canzone con questo leggero fade out che lascia all'ascoltatore una domanda: la salvezza da tutto o la fine di tutto?

Tutto ciò fa di questo ultimo full-lenght di “Neige et Noirceur” un ottimo prodotto molto personale ed underground, che lascia aperte molte porte e prospettive nella scena ambient black, unendo oltre al black metal molte buone idee personali e non assolutamente banali, che rendono unico questo disco. Magari non tutti apprezzano questi lavori perché distaccano molto dai classici suoni presenti nella scena, il che rende “Verglapolis” veramente un ottimo disco che è ovviamente da ascoltare con calma e concentrazione, essendo impegnativo e non di facile ascolto, difatti non è indicato a chi voglia ascoltare qualcosa solo per passare il tempo, perché potrebbe non essere capito e considerato sgradevole. Quindi chi voglia impiegare un po' del proprio tempo, provando ad ascoltare “Verglapolis” e capirne il concetto, troverà sicuramente delle ottime aspettative. Buon ascolto.

 

Marco “Omrachk” Toscani

95/100