9 GENNAIO 2018

L’ascoltatore medio di musica metal ha tante qualità: è fortemente appassionato, dedica alla sua (immateriale) dolce metà buona parte della sua giornata, è uno strenuo acquirente di dischi (almeno si spera), supporta incondizionatamente le sue band preferite. Ma, no, purtroppo no, il metallaro non è perfetto. Spesso e volentieri egli è affetto dalla stessa “malattia” che ha afflitto nel tempo tutte le generazioni di nonni, padri e figli: l’incapacità di accettare la novità. Questo è senza dubbio un peccato, in quanto spesso nel nuovo si nasconde qualcosa di assolutamente valido. Un esempio su tutti sono sicuramente gli statunitensi NoSelf. 

A dirla tutta, nonostante il genere proposto (nu-metal/metalcore) sia di recenti natali, i nostri sono in giro da un bel pezzo. Formatisi a New Smyrna Beach, nella Florida centrale, nel lontano 2002, il quartetto (Dylan Kleinhans alle vocals, Justin Dabney alla chitarra, Glenn Desormeaux al basso e Drew Miller alla drum) ha pubblicato negli anni 2 EP ed un full-lenght, per tornare nel 2017 con un nuovo EP, presumibilmente il primo di una serie, intitolato “Human-Cyborg Relations (Episode I)”, e pubblicato dalla Zombie Shark records.

L’EP è composto da 7 tracce; un buon numero, ed una buona durata complessiva, considerando il tipo di release. Il primo brano è “Casting Stones”, ed è una classica hit che contiene tutti i crismi del genere musicale proposto: ottimi riff, screaming vocals accattivanti, clean altrettanto catchy e ottima produzione. Si nota inoltre un buon (e piacevolmente invasivo) utilizzo dell’elettronica, che dona una marcia in più al sound del combo floridiano. La traccia successiva è “Save Me”, e colpisce l’ascoltatore con una potenza sonora ancora superiore al brano di apertura, grazie a riff granitici, una sezione ritmica sul piede di guerra ed un singer particolarmente ispirato. Di fatto, “Save Me” fa apparire i NoSelf come i migliori Lamb of God conditi con melodia e buone dosi di elettronica. Avanzando nell’album, ci imbattiamo in “NuDisease”, dove un intro vagamente disturbante dà il via ad un brano in cui il basso la fa da padrone, tanto da ricordare a tratti le recenti band slam di scuola russa. Il prosieguo è tuttavia molto più “easy-listening”, ma non per questo meno valido. Il singer Dylan Kleinhans si conferma il vero jolly del quartetto, per quanto, va detto, supportato da un ottimo lavoro in fase di produzione e mixaggio. Passando oltre, troviamo “Through Your Eyes”. Dal titolo, e dalla sognante intro riverberata, si ha la sensazione di trovarsi innanzi alla canonica ballad, ma in realtà il pezzo è di tutt’altra pasta: i classici stilemi del nu-metal e, qui più che mai, del metalcore, si prendono lo spazio che gli spetta in un brano che è tra i migliori del lotto. La quinta “Outatime” non è da meno, nonostante un avvio obbiettivamente “brutto”. Giunti verso la conclusione trova spazio “Frisco”, brano dall’appeal fortemente radiofonico per il quale è stato anche realizzato un bel video promozionale. La sua minore aggressività lo rende perfetto per la commercializzazione della band, tant’è che a livello musicale ricorda le ultime uscite dei Bring Me The Horizon, ormai da anni sulla cresta dell’onda. Infine, il brano che chiude la release è “Ctrl-Z” (prende il nome dalla combo da tastiera utilizzata per annullare l’ultima operazione effettuata al PC), ed è, per quanto possibile, agli antipodi del brano immediatamente antecedente; molto più prettamente “metal” sia a livello di vocals che di sezione ritmica, con il basso che porta alla mente dei Korn sotto steroidi.

“Human-Cyborg Relations (Episode I)” è obiettivamente un’uscita discografica quasi perfetta, che non stanca mai, grazie anche alla durata non eccessiva, e che lascia ben sperare per il futuro di una band ormai non più giovanissima.

 

Luigi Scopece

90/100