6 DICEMBRE 2018

E' piuttosto difficile, quando si legge sulla biografia di una band dedita al black metal che la suddetta proviene dalla Romania e presenta, peraltro, la parola “Negru” all'interno del suo monicker, non andare con la mente all'epopea degli straordinari Negura Bunget, fondati dal compianto Negru (al secolo, Gabriel Mafa) nel lontano 1995 e da esso guidati fino alla sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2017 a causa di un infarto.

Se aggiungiamo poi che la suddetta band condivide con i ben più celebri colleghi, oltre che il Paese di origine, anche la stessa città di residenza (per la precisione, Timisoara) e che il suo fondatore Fulmineos ha fatto parte, seppur per breve tempo (sull' ep Poarta De Dincolo del 2011) proprio dei Negura Bunget, il cerchio si potrebbe dire chiuso.

Come avremo modo di vedere, i punti di contatto fra gli ORDINUL NEGRU (band fondata dal succitato Fulmineos nel 2004 e mantenuta in stato di one-man band fino al 2015) e i Negura Bunget non si limiteranno a questo, ma andiamo per gradi; fondati, come dicevamo, nel 2004 come progetto personale del loro mastermind, diventati una vera e propria band solo nel 2015 con la pubblicazione del precedente full-length (intitolato Sorcery Of Darkness) e fino ad allora distintisi per una proposta che molto doveva alla lezione impartita dai Burzum di Varg Vikernes in quanto a black metal misantropico, gelido e nichilista, gli Ordinul Negru cambiano parzialmente rotta proprio in concomitanza col succitato precedente lavoro sulla lunga distanza, rimanendo si comunque in ambito black, ma incorporando un ventaglio di influenze decisamente più ampio che vede proprio nel lavoro dei conterranei Negura Bunget uno dei maggiori punti di riferimento, in virtù dell'utilizzo di ampie porzioni atmosferiche ricche di dissonanze e magniloquenti arrangiamenti orchestrali ad implementare la componente più ruvidamente black metal del progetto, tralasciando invece la componente più spiccatamente folk e progressiva che aveva pesantemente caratterizzato l'ultima fase della carriera della band di Negru.

L'approccio dei nostri rimarrà infatti comunque molto legato al black metal più oscuro ed elitario, poco incline ai rimandi alla musica tradizionale del loro luogo di origine e, nonostante le strutture dei brani si siano fatte da allora sicuramente più complesse e ricche di cambi di tempo e atmosfera, risulta comunque difficile associare la proposta del gruppo romeno alla definizione “progressive”, se non inteso come uno stato mentale piuttosto che come un preciso indirizzo compositivo.

Forti di una rinnovata e più completa line up che vede, oltre al mastermined Fulmineos (impegnato alla chitarra e alla voce), l'apporto di Putrid (batteria e percussioni), Orthros (basso) e Urmuz (chitarra e voci), oltre all'aiuto di Marius Costache per quanto riguarda il lavoro di elettronica e tastiere e a quello di S (cantante sul precedente Sorcery Of Darkness) qui chiamato a interpretare le vocals della traccia di apertura, gli Ordinul Negru tornano sul mercato nel 2018 con questo nuovo full-length intitolato FAUSTIAN NIGHTS, su etichetta Loud Rage Music, con l'obbiettivo piuttosto palese di portare la propria proposta musicale su un livello di complessità e densità compositiva ancora superiore rispetto al pur notevole album precedente; sono infatti la ricchezza e la notevole stratificazione sonora a colpire immediatamente quando facciamo partire la prima traccia del disco, intitolata APPROACHING THE DOOR OF DAMNATION. Introdotta da una breve porzione rumorista dai toni quasi industrial, la composizione si dispiega sull'onda di un riff cadenzato dall'afflato notevolmente epico non lontano da certi Behemoth (nonostante l'impostazione di base mantenga una ruvidezza abbastanza dissimile dalla compattezza sonora e dalla levigatura dei suoni tipica del celebre combo polacco).

Bruciante e allo stesso tempo permeata da un oscura grandeur, la strofa mostra più di una similitudine con i Negura Bunget di metà carriera, prima di lasciare spazio a partiture meno parossistiche e maggiormente evocative, dove il connubio tra chitarre ottimamente intrecciate e il pregevole lavoro dei synth è in grado di farsi apprezzare per efficacia e resa atmosferica.

Molto bella la parte centrale del brano, dominata dapprima da basso e synth (per un effetto deliziosamente inquietante) e successivamente da riff pesanti e stoppati ancora una volta richiamanti i Behemoth più epici e marziali, seguita da una porzione giocata sempre su tempi piuttosto lenti ma contrassegnata da un afflato melodico decisamente più spiccato che va ad aprirsi a sua volta su si una sezione decisamente più briosa e trascinante, nuovamente contraddistinta da un costrutto atmosferico prominente ed ottimamente concepito e realizzato, prima che una repentina accelerazione marchiata a fuoco da un blast beat implacabile e da orchestrazioni di grande fascino e maestosità vada a condurre in porto la composizione nel modo più intenso ed evocativo possibile, ottimo biglietto da visita per un album che ci mostra fin da subito degli Ordinul Negru decisamente intenzionati a rifinire il loro suono nei minimi dettagli pur senza voler perdere l'impatto oscuro ed abrasivo di chitarre affilate e gelide e, più in generale, di un'atmosfera decisamente, tradizionalmente, black metal che sembra voler rimanere comunque l'elemento alla base della proposta dei nostri.

Rimarchevole anche il modo in cui la band riesce a mantenere alta la soglia di attenzione di un brano che supera abbondantemente gli otto minuti di durata, in virtù di scrittura di ottimo livello, di indubbie capacità in fase di arrangiamento e della capacità di fornire al pezzo un continuum atmosferico costante e coerente in grado di donargli grande compattezza ed efficacia.

Il secondo brano, intitolato KILLING TRISTAN, parte immediatamente come una bordata black dai connotati non dallo stile melodico di metà anni 90 tipico di acts quali Dissection, Necrophobic o Naglfar, prima di assumere connotati vagamente sinfonici, benchè privi della tronfiaggine che spesso caratterizza tale corrente musicale, sfruttando le tratteggiature orchestrali più per sottolineare l'atmosfera drammatica e cupa del pezzo che per aumentarne a dismisura la pesantezza specifica, lasciando che siano principalmente le chitarre a guidare le danze di una composizione decisamente più snella e diretta rispetto alla precedente, ma non per questo meno riuscita o di minor presa emotiva.

Molto bello ed evocativo l'utilizzo di lontani cori salmodianti nella fase centrale del brano, caratterizzata da un riffing più nervoso e spezzato e arricchita da un ottimo lavoro di synth, suggello di un brano tanto lineare quanto dinamico ed atmosfericamente riuscito.

E' un tetro arpeggio parzialmente distorto ad introdurre la successiva, maggiormente strutturata, THE APOCALYPSE THROUGH A HIEROPHANT'S EYE, brano che avvicina la proposta dei nostri a quella di una band come gli astri nascenti statunitensi Uada, in virtù di una composizione fortemente incentrata su tetre melodie e un riffing, almeno nella parte iniziale, piuttosto avvolgente e non privo di un certo sostrato rock, in un connubio a forti tinte dark che può richiamare alla mente anche l'operato degli svedesi Tribulation, nella loro più recente incarnazione stilistica.

La seconda parte del brano invece risulta maggiormente spinta, adagiata com'è su un insistito e martellante blast beat, mentre le chitarre assumono toni quasi shoe-gaze, impegnate come sono a disegnare riff dallo spiccato afflato atmosferico rimembrante nuovamente il lavoro dei concittadini Negura Bunget, prima che sia nuovamente l'andamento a tinte dark-rock iniziale a riprendere il comando del brano e a condurlo fino alla sua conclusione, consegnandoci una composizione in grado di donare nuovi spunti all'album sia dal punto di vista della varietà dinamica che da quella stilistica, il tutto senza uscire comunque dalla focalizzazione atmosferica che ne ha caratterizzato fin qui il dipanarsi.

Sono ancora tinte oscure e darkeggianti a tratteggiare mirabilmente la successiva OCULTA KORMOS, brano caratterizzato nuovamente da un riffing piuttosto rockeggiante, salvo prendere una piega via via più estrema man mano che la composizione procede nel suo sviluppo dinamico e strutturale, passando attraverso porzioni incalzanti dominate comunque da una forte tendenza melodica di fondo ad altre dove è la ferocia a prendere il sopravvento, il tutto strutturato in modo decisamente fluido e coerente e costantemente corroborato da ottimi spunti melodici sia negli intrecci chitarristici che negli arrangiamenti di tastiera e synth, per un brano caratterizzato da saliscendi emotivi di sicura presa e da un risultato finale che, nonostante i suddetti cambi di registro, risulta comunque estremamente lineare e scorrevole, oltre che godibile e avvincente.

Il riff di apertura della successiva ELDER MAGIK spicca come uno dei più ammalianti dell'intero album, grazie all'intreccio chitarristico guidato da un insistito, evocativo, arpeggio e ad una progressione armonica dalla grande presa emotiva, in grado di creare un'ambientazione sonora di assoluto pregio e consistenza, adagiata su una accattivante ritmica in mid- tempo che diventa veppiù trascinante all'altezza della strofa, dominata da cadenze black&roll di grande impatto, digradante in un arpeggio oscuramente atmosferico che fa a sua volta da preludio alla fase centrale del brano, caratterizzata da un blast beat martellante e da riff tanto affilati quanto melodici, prima che vigorosi arrangiamenti orchestrali, posati con gusto su una porzione strumentale meno ossessiva e incalzante, giungano ad incrementare notevolmente il tasso atmosferico, oltre che la stratificazione sonora, di una composizione nuovamente avvincente e sapientemente arrangiata da una band che magari non spiccherà per originalità delle soluzioni, ma di sicuro si dimostra, brano dopo brano, capace di scrivere canzoni di grande efficacia e concretezza, nonostante la non esigua varietà stilistica in cui si muove.

Con FACELESS METAMORPHOSIS si torna a una composizione di più ampio respiro, oltre che di più consistente minutaggio; inaugurata da un assalto puramente black dal riffing teso e oscuro, e parzialmente stemperata da una strofa solo parzialmente meno annichilente, dominata da una doppia cassa impietosa e da una voce al vetriolo, la composizione si rivela da subito come una delle più cupe e aggressive dell'intero lotto, e il successivo sviluppo dinamico e atmosferico non fa che confermare questa impressione, in virtù della notevole gamma di soluzioni messe in campo dalla band, fra accelerazioni brucianti, riff arcigni e dissonanti, rallentamenti di grande impatto e cori salmodianti e sacrali a fare da contraltare allo scream velenoso di Fulmineos, senza trascurare la bellissima coda del brano, marchiata a fuoco da un accattivante lavoro di percussioni in grado di donare all'intera porzione un afflato cupamente folkloristico di grande effetto, ciliegina sulla torta di una composizione variegata ed affascinante che si ritaglia senza dubbio una posizione di rilievo all'interno della tracklist di questo lavoro per qualità e resa complessiva.

Ci avviciniamo alla conclusione di questo Faustian Nights con la penultima traccia, intitolata SOL OMNIA REGIT e caratterizzata, nella sua parte iniziale, dall'uso deviato e dissonante dei synth che, accoppiati ad un riffing incisivo e pesante e a un andamento ritmico cadenzato e solenne, crea un'atmosfera davvero particolare e interessante, preludio a un brano, a differenza del precedente, giostrato su tempi medio-bassi, assolutamente pertinenti all'afflato mistico ed elitario di cui il pezzo è ammantato.

Ciò che invece non differisce in questo brano rispetto al precedente (così come nel resto dell'album, peraltro) è la varietà dinamica messa in campo dalla band, capace anche in brano di minore durata come questo di variare spesso registro fra le varie porzioni del suddetto in modo da rendere la composizione viva e vibrante in ogni suo frangente, innestando sull'atmosfera ammaliante del pezzo una strofa maggiormente trascinante e incisiva (non lontana da alcune soluzioni care agli ultimi Satyricon), passaggi di grande presa giocati su tenebrosi arpeggi distorti, stacchi dal riffing più quadrato e al contempo cupi come non mai, il tutto magistralmente amalgamato per dar vita a un altro brano estremamente riuscito, oltre che dalle peculiarità abbastanza uniche all'interno dell'intero full-length; full-length che si conclude sulle note della title track FAUSTIAN NIGHTS, brano che azzanna subito alla gola l'ascoltatore col suo attacco in blast beat e il suo riffing affilato e opprimente, solo leggermente stemperato da un approccio maggiormente melodico nel suo successivo dipanarsi.

Nemmeno la strofa, giocata su tempi medio-bassi, riesce ad ammorbidire l'impatto di un brano che fa dell'asfissiante cupezza il suo punto focale, e che l'utilizzo del Tulnic (strumento a fiato tradizionale rumeno, qui suonato dall'ospite Edmond Karban, che altri non è che il celebre Hupogrammos, musicista attualmente in forze ai connazionali Dordeduh e in passato membro storico dei Negura Bunget) rende ancora più oscuro ed evocativo.

Come da copione, la band mette in campo anche in questo brano una varietà dinamica ed atmosferica notevole, giostrando il brano attraverso numerosi cambi di tempo e di intensità espressiva, raggiungendo l'apice del climax nell'avvolgente finale, fra orchestrazioni ammalianti, fraseggi chitarristici di grande presa emotiva, voci pulite e declamate in un crescendo ottimamente gestito e congegnato, degna conclusione di un brano e, con esso, di un album che punta moltissimo, oltre che sull'impatto di determinate soluzioni, sulla creazione di costrutti atmosferici ed emozionali di grande intensità, centrando pienamente l'obbiettivo e consegnandoci un lavoro che, se da un lato non spicca certamente per originalità o innovazione, dall'altro convince in virtù della chiarezza di idee di una band in grado di apparire costantemente coerente con la propria visione musicale e assolutamente capace di tradurla in brani di grande efficacia, minuziosamente curati e stratificati pur senza eccedere nel sovraccaricarli di layers sonori inutili e dannosi alla resa dell'idea sonora primigenia, che invece risulta sempre messa in primo piano, rendendo così l'album estremamente focalizzato e godibile per chiunque apprezzi il black metal aggressivo e gelido ma dal forte afflato melodico e dalle atmosfere oscure ed esoteriche, estremamente vario e dinamico nelle forme e negli arrangiamenti ma, al contempo, estremamente diretto e compatto alla fruizione. Estremamente consigliato.

 

Edoardo Goi

85/100