30 APRILE 2018

Un lento mare di emozioni cangianti ed eteree che si stagliano su un orizzonte desolato e misterioso. Così si può descrivere la musica dei Paragon Collapse, una formazione attiva dal 2011 che viene dalla Romania e che ha saputo davvero sorprenderci ed emozionarci con la sua prima fatica discografica dal titolo “The Dawning”.

Parlare delle canzoni di questo album non è affatto facile, principalmente per via  della lunghezza delle composizioni, spesso sopra i sette minuti; sono richiesti dunque molti e ripetuti ascolti per cogliere ogni piega, ogni leggera variazione, ogni sfaccettatura nei singoli pezzi.

Come avrete intuito, ci si trova di fronte ad un album di Doom Metal che, se da un lato mostra i classici elementi tipici del genere (ovvero tempi e distorsioni molto dilatati e tematiche tipicamente decadenti), dall'altro vede l'inserimento di dati singolari, come la presenza della sola voce melodica femminile e l'uso del violino. Fattori, questi, che rendono la proposta dei ragazzi di una freschezza e genuinità unica nel genere e mettono in mostra la grandissima capacità dei nostri di scrivere delle ottime canzoni, in riferimento alle quali il solo termine “Doom Metal” è riduttivo e limitante.

L'album si apre con le chitarre pulite di The Endless Dream, con un arpeggio ipnotico dove ben presto il violino di Veronica Lefter comincia a tessere le sue malinconiche trame fino a culminare nell'introduzione delle due chitarre distorte nelle mani di Alex Lefter e Ion Ciobanu, a loro volta sorrette dalla possente sessione ritmica che vede Mihai Tabarca alla batteria e Vali Seciu al basso. Quando i toni tornano a placarsi, ecco arrivare la vera punta di diamante dei Paragon Collapse: la voce di Veronica, che, oltre a suonare il violino, canta magistralmente in tutto l'album da sola senza alcuna voce maschile a sostenerla.

I primissimi Within Temptation fanno capolino ed è proprio dai creatori di “Enter” che i nostri sembrano aver ripreso il suono del rullante, mentre le melodie proposte hanno un sapore più malinconico e tragico che pervade tutte le canzoni. 

L'elemento che più colpisce delle songs è appunto l'uso della voce che, a differenza di moltissimi gruppi con cantante femminile, non sovrasta gli altri strumenti, ma si compenetra con essi, lasciando al mood complessivo delle creazioni – sapide di un gusto malinconico e tragico - il compito di rendersi memorabili.

I primissimi Within Temptation fanno capolino ed è proprio dai creatori di Enter che i nostri sembrano aver ripreso il suono del rullante; le distorsioni sono sempre distinguibili e, nonostante il largo uso di chorus e delay, non sovrastano mai il suono del basso e della batteria. 

La canzone chiude i suoi oltre 11 minuti con una serie di assoli di chitarra elettrica molto melodici e tristi che ben si legano a tutta la composizione, donando un'aura di malinconia e decadenza unica. Davvero un'ottima song. 

The stream è la seconda fatica dei rumeni, che mantengono le promesse del primo pezzo regalandoci una nuova canzone, dove le melodie lente e quasi barocche del violino ci portano verso lidi insondabili dell'animo umano tra chiaro-scuri unici ed eterei.

A Whisper of Prayer si apre con un pregevole lavoro al basso ed è la sola strumentale che i nostri hanno inserito nell'album. Una scelta molto coraggiosa che, secondo me, andrebbe riscoperta (quella di inserire lo strumentale appunto) e che ai giorni d'oggi è andata spesso perdendosi; in questo caso invece mette in luce le grandi doti compositive dei nostri, che portano avanti la canzone con talento e capacità composite non comuni pur rimanendo fedelmente attaccati alle loro radici Doom Metal. L'inserimento anche qui del violino mi ha portato alla mente certe soluzioni del  primo Doom inglese (vedi My dying Bride), con la sua atmosfera cadenzata e deprimente che sfocia nella quarta canzone del lotto: Nirvana.

Reputo questa la migliore song del CD, con la sua decadente melodia vocale non scontata e gli arrangiamenti di chitarra tutti giocati su toni minori che portano la canzone a livelli altissimi grazie anche alla brevità complessiva del pezzo, che si rende di facile assimilazione senza mai cadere nel banale e nel già sentito. La voce di Veronica qui è sognante proprio come le note del suo violino, che, nell'ultimo minuto, trasporta tutta la canzone su lidi molto vicini ad una irish ballad. 

Un grandissimo pezzo.

Climbing the Abyss già dal titolo ci immerge in profondissimi abissi di disperazione dove è solo la voce a guidarci nelle tenebre, mostrando il grande amore per i nostri verso le più complesse creazioni dei 3rd and the Mortal. Anche qui i tempi rallentati tipici del Doom inglese ci guidano nella tortuosa scalata dell'abisso di disperazione creato dall'assolo centrale di una perduta chitarra elettrica, che viene raccolto dal triste violino in un alternarsi di momenti elettrici e acustici davvero suggestivi.

A Winter Tale è la penultima canzone del lotto ed è la melodia della voce che getta le basi del pezzo, ripresa poi alla bisogna dal violino e poi dalle chitarre in un vortice che ricorda molto le increspature vorticose degli abissi marini. Un pezzo sognante con ottimi arrangiamenti.

La conclusiva Deliverance chiude il CD col suo arpeggio su cui si inseriscono tristi chitarre armonizzate. Il pezzo poi prosegue con la voce di Veronica in bella mostra che ci conduce per mano negli stop&go tanto cadenzati quanto melodici, dove il basso e la batteria fanno un ottimo lavoro, sempre sorretti dalle melodie delle chitarre armonizzate. L'incedere è lento, il tono - rilassato ma mai banale - sfocia in uno splendido assolo di chitarra conclusivo, tristemente melodico, che lascia l'amaro in bocca quando termina quasi bruscamente, a ricordarci che si è finalmente fuori dall'abisso di disperazione che i Paragon Collapse hanno creato con questo loro The Dawning.

Grande prova dunque per il gruppo rumeno, che si presenta al mercato discografico con questa encomiabile opera di Doom Metal unico e molto originale che, se da una parte mostra l'amore nei nostri per i creatori del genere a metà degli anni novanta, dall'altro mette in luce una grande capacità di scrivere pezzi molto lunghi e vari, ascoltando i quali ogni volta si coglie un arrangiamento diverso, un'inezia sui piatti della batteria, una leggera inflessione nella melodia del violino e della splendida voce di Veronica. Un grande pregio va inoltre riconosciuto al ruolo svolto dalle chitarre che, nel loro alternarsi in larghi accordi pesanti e arpeggi sognanti, disegnano un paesaggio sempre mesto e cangiante.

Un ultimo elemento di pregio dell'album risulta essere la copertina, ricca di elementi da osservare e pregna di significato, che mostra il disegno di un cadavere in putrefazione in primo piano mentre una donna si allontana verso un orizzonte onirico fatto di grattacieli che si riflettono su una città decadente, a sintetizzare il viaggio nell'abisso della disperazione dove Veronica ci condurrà con i suoi tre fili conduttori: il gruppo, il suo violino e la sua voce.

Un album da avere, dunque, questo The Dawning, non solo per gli amanti del genere ma anche per gli estimatori di certa musica decadente, gotica e mai banale.    

Bellissimo.

 

Mauro Spadoni

90/100