19 NOVEMBRE 2017

Oggi ci troviamo a recensire una band oltreoceano, direttamente dal Canada e più precisamente da Toronto, i Paroxsihzem, con il loro "self-titled" Paroxsihzem.
Iniziamo con un intro che parte con feedback di chitarra, segue con un arpeggio molto doom, intro che appunto dura giusto il tempo di capire da che parte vogliono andare i Paroxsihzem, e che concludendosi apre la strada alla seconda traccia di questo full-lenght.
Vanya è il nome della seconda traccia, buon pezzo con un songwriting sufficiente, ha attirato la mia attenzione la parte vocale, azzeccata e in simbiosi con gli strumenti, peccato per il mix dell'insieme, poco chiaro in alcuni punti, tutto sommato un bel pezzo.
La terza traccia si chiama Nausea, qui invece partiamo von un attacco diretto e violento,  anche qui non si può che complimentarsi con la parte strumentale della band, ottimi arrangiamenti che però, sempre a causa del mix, non rendono come dovrebbero, parti solo strumentali che si fondono ottimamente nel complesso della canzone, growl decisamente buono, che ricorda vagamente i nostrani Antropofagus, insomma, diciamo che con il terzo pezzo hanno catturato pienamente la mia attenzione.
Accingiamoci, minchia come parlo forbito, alla quarta track di "Paroxsihzem"..
Deindividuation. un bell'intro groove che vi farà muovere subito il collo, anche qui bel songwriting, riff molto cadenzati e accattivanti, voce quasi perfetta, veramente un bel pezzo, niente di brutto da rimproverare, giusto magari un accorgimento sul bridge/solo per un calo della precisione, ma assolutamente il pezzo che preferisco dell'album.
Passiamo al quinto pezzo di questo LP, Godot, anche qui riff massacranti e growl asfissianti, un pezzo che trasuda violenza, strofe e bridge ben ritmati, che non allontanano l'attenzione dell'ascoltatore, anzi, cercano di attirarla ancora di più, tutta questa attenzione pero cala in un attimo per un breakdown un po' impreciso, finale nel più classico dei modi.
Passiamo al sesto pezzo, Tsirhcitna Eht, in questo pezzo troviamo molte influenze e atmosfere tipiche del black metal, riff di plettro alternati e blast beat, forse un po' impreciso nella registrazione, ma comunque di effetto, diretto e ben articolato, anche questo e un bel pezzo, il mio secondo preferito del disco.
Siamo arrivati al settimo ed ultimo pezzo, Aokigahara, il pezzo più lungo dell'album, intro diretto come un pugno in faccia, arrivati alla fine del loro disco i Paroxsihzem hanno deciso di stenderci con il colpo finale, 8 minuti di riff schiacciasassi e gutturali dappertutto, bello il songwriting anche qui, arpeggi e riff non stancano e non durano troppo, anche qui pero troviamo qualche pecca dovuta alla precisione, a mio parere, insomma, questi canadesi ci sanno fare, nel complesso "Paroxsihzem" è un disco ben arrangiato, unica pecca un mix a mio avviso non fatto proprio come si deve, comunque resta un ottimo lavoro, auguro ai Paroxsihzem il meglio che si possa augurare da musicista a musicisti, alla prossima!

Paroxsihzem- "Paroxsihzem" (Krucyator Productions)
1- Intro
2- Vanya
3- Nausea
4- Deindividuation
5- Godot
6- Tsirhcitna Eht
7- Aokigahara

Line Up Attuale:
Impugnor — Guitars/Bass
Krag — Vocals
Abhorr — Guitar
Abyss — Drums
Subjugator — Bass

 

Gabriele Orlando
75/100