22 AGOSTO 2017

Nonostante la giovane età, i russi Pokerface, di stanza a Mosca ed avviatisi nel 2013, sono una band abbastanza attiva a livello di release, avendo già realizzato un EP (“Terror is the law” del 2014), un singolo nel 2016, e due full-lenght, il buon “Divide and Rule” del 2015, ed il recente “Game on”, pubblicato nel 2017 dall’ etichetta francese M&O Music, di cui ci occuperemo in quest’articolo. I nostri, dediti ad un devastante  thrash metal, sono un quintetto, composto per ben due quinti da donne: Alexandra “Owl” Orlova alla voce (dal 2014 attiva anche nei mitici Korrozia Metalla) e Xen Ritter alla chitarra. Troviamo poi Vadim Whitevad alla seconda ascia, mentre la sezione ritmica è composta da “Free Rider” (al secolo Dmitry Morozov) al basso e “Doctor” alla batteria.

Il moniker scelto dalla band non è forse molto fantasioso o originale, e l’artwork scelto per l’album, con grafica digitale, pare piuttosto generico e anonimo. Passiamo tuttavia all’ analisi delle tracce ivi contenute. Fin dalla prima traccia, The Bone Reaper, è facile notare come la produzione sia senz’altro buona, ma voce e batteria risultano talvolta eccessivamente in risalto, fin quasi a sovrastare le chitarre. Ad ogni modo, il brano, nonostante non brilli per originalità, risulta godibile, veloce, nonostante sia probabilmente il brano più scarso del lotto. Una nota di demerito, che purtroppo accompagnerà tutte le tracce della release, è da assegnare alla singer Alexandra: le sue caratteristiche vocali la rendono un’ottima urlatrice per il thrash metal (ricorda talvolta Schmier dei tedeschi Destruction), ma sono assolutamente forzate ed evitabili le growling vocals, totalmente fuori dalle sue corde, e che la rendono una copia carbone della Angela Gossow di fine carriera. Dal secondo brano (The Fatal Schyte) in poi la qualità dei brani migliora sostanzialmente, nonostante si denoti una scarsa versatilità a livello di songwriting. Play or Die si muove sulla falsariga della precedente: un thrash ragionato e moderno, assolutamente adatto ad essere apprezzato dal vivo, che rende i Pokerface una versione female-fronted dei recenti epigoni del grande thrash, come Fueled by Fire e Bonded by Blood. Blackjack e Straight Flush ingannano con la loro partenza mid-tempo, per poi pestare nuovamente sull’ acceleratore. In particolare, interessante e apprezzabile è il lungo solo di Straight flush, che dapprima contribuisce a rallentare vertiginosamente la song, per poi farla ripartire a ritmi sostenuti. I brani che compongono la seconda metà dell’album (Cry. Pray. DieCreepy GuestsBow! Run! Scream!) iniziano a rendere abbastanza palese la ripetitività dell’album, nonostante il coinvolgimento non ne risenta. Bisognerà aspettare il penultimo pezzo Jackpot, aperto da un sinistro arpeggio di chitarra, per trovare un po' di thrash pur sempre canonico, ma caratterizzato da soluzioni leggermente differenti dalle precedenti. Un salto di qualità marcato non avviene neanche con il brano conclusivo, la title-track Game on, dove l’unica sostanziale novità è l’utilizzo di clean vocals da parte della singer Alexandra, che si conferma dunque molto dotata con determinate timbriche.

Game on è un album senza molti fronzoli, diretto e violento, che mostra tuttavia molti margini di miglioramento per il futuro. Primo tra tutti, l’abbandono delle growling vocals, fuori luogo, e che tendono talvolta a spezzare la dinamicità dei brani. In secondo piano, una maggiore attenzione agli aspetti di “primo impatto” (artwork), nonché alla produzione, che necessita di maggiore equilibrio, permetteranno ai Pokerface di raggiungere un pubblico più ampio e non limitato alla scena nazionale, come spesso avviene per le band proveniente dall’ Est europa.

 

Luigi Scopece

86/100