19 OTTOBRE 2018

Succede spesso che la prima impressione non sia quella buona. Così, devo essere sincero, il primo ascolto di questo “Annoying Truths For Humanity” degli ellenici Psycorepaths mi aveva lasciato un senso di noia e insoddisfazione. Poi, però ho riascoltato le 4 tracce dell’album e tutto sommato, nonostante l’originalità non sia sicuramente il punto di forza della band, le ho trovate ben suonate, e di un impatto sonoro monolitico, che non merita una stroncatura. Ma partiamo dall’inizio. Il progetto Psycorepaths nasce nel 2004 in quel di Corfù, autoproducendo una serie di demo e singoli e partecipando ad alcune compilations di metallo pesante. La svolta arriva nel 2007, quando, dopo svariati cambi di line-up, il sound vira verso un potente thrash-hardcore con testi di denuncia politico-sociale, legato alla grave crisi che ha investito la Grecia del post Europa Unita. Nel 2010 esce il primo full lenght “Your Entropia Has Finally Arrived” che regala visibilità al quartetto e permette loro di arrivare ad esibirsi insieme a band importanti del panorama metal, tra cui spiccano i nomi di Rotting Christ, Vendetta, Septic Flesh e Tankard. Nel 2014 per celebrare i 10 anni di attività esce una raccolta di singoli, prodotta dalla Angry Owl Records, che va sold out in Grecia in poche settimane, tant’è che il sodalizio con l’importante label li porta ad uscire negli anni con diversi EP e a pubblicare nell’Aprile del 2017 questo “A.T.F.H” insieme ai brasiliani Undergust (gruppo in stile Ratos De Porao, Sepultura), split che è stato rimasterizzato dagli Psycorepaths questa primavera. Il disco si apre con “Old Path”, un tuffo di 20 anni almeno nel passato. La chitarra di Nikos è distorta e potente, il sound ricco di cambi di tempo in pieno stile thrash metal anni 90, la voce di Spiros violenta e cattiva, anche se personalmente la timbrica non mi convince fino in fondo. Peccato che la canzone sia poco strutturata nonostante il buon tiro e dopo poco più di 2 minuti si passa già alla seconda track “The Real Outcast”.  Il pezzo, scelto per il video della band è più violento e hardcore dell’opener, il drumming di Greg preciso e martellante, ma nonostante la voglia di headbanging sia garantita, il fantasma di Hannemann nei riffs e l’utilizzo del megafono nella canzone, danno l’idea costante di qualcosa già sentito. La successiva “War Has Changed Me” in pieno Biohazard style è un pezzo di denuncia sociale e la rabbia sale di livello, così come la voglia di pogo alimentata dagli urli di uno Spiros indemoniato. Anche questa traccia, con un importante cambio di ritmo centrale, risulta troppo breve e avrei gradito sentirla impreziosita almeno da un assolo di chitarra. Chiude il quarto d’ora scarso di questo mini album quello che è il mio brano preferito dei 4. “ I Have A Friend Call Mike”, dopo un inizio lento e cadenzato, si sviluppa su di un sound accattivante , costruito intorno ai giri di basso di Fotis intensi e coinvolgenti, per poi terminare di nuovo nel sound sentito in tutto il disco. Alla fine resta un po’ di amaro in bocca, perché le potenzialità ci sono, la tecnica e la giusta cattiveria pure, ma, anche se 15 minuti scarsi sono pochi per giudicare una band, un po’ più di audacia nel songwriting, mettendoci personalità e costruendo maggiormente l’architettura dei brani avrebbe sicuramente pagato di più. Consigliato a chi vuole spintonarsi con gli amici dopo una birra.

 

Matteo 'ThunderHead' Gobbi

55/100