27 NOVEMBRE 2017

I Thrasher Riffocity nascono nel 2013 da Dimitris Kalaitzidis, chitarrista e cori.
Solo nel 2016 vede la luce il loro primo EP autoprodotto, “Disciples of the Storm”.
Un EP acerbo, penalizzato da una produzione casereccia e privo di una incisività in grado di far ricordare la band al termine dell’ascolto. 
Il 20 luglio di quest’anno esce il loro primo full lenght, "Under A Mourning Sky", sempre autoprodotto. Il disco è stato mixato e masterizzato da Bob Katsionis, famosissimo a livello nazionale e mondiale per essere chitarrista/tastierista dei Firewind ed aver collaborato con decine di bands nazionali ed internazionali e che troveremo anche in “Above the End”, traccia di chiusura di "Under A Mourning Sky".
La sua non è l’unica collaborazione presente nell’album: Constantin Maris presta la sua voce in “Arnis Oblivion” e “Fortunes Of Death” mentre Vicky Kapsali si unisce al cantato di Thomas Trabouras in “Perish Unloved”.
Dopo tutte queste premesse, passiamo ora a recensire l’album.
Spetta a “Hail Thy Father” aprire l’album con il compito di catturare l‘ascoltatore; compito ben riuscito, con un crescendo di batteria cui si aggiungono man mano gli altri strumenti. L’unica nota stonata sono i riff solisti che risultano imprecisi, ma nel complesso è una buona traccia d’inizio.  
“Arnis Oblivion” inganna l’ascoltatore aprendosi come una ballad … e invece no. L’alternarsi delle voci di Trabouras e Maris è scandito dai frequenti cambi di ritmo: Thrash e potente per Trabouras, lento e guidato dal basso Maris, cui affidano il ritornello in greco. 
“Bitter Sunday” è l’antitesi di “Arnis Oblivion”: partenza speed thrash, pochi secondi per prendere fiato e via spediti, senza pause fino a fine brano. Si respira in questo brano un’aria di disillusione e senso di “liberazione” data da una fine ormai vicina, da come si evince dal ritornello.
“Fortunes of Death” vede tornare alla voce Constantin Maris, e con lui un lento, l’ultimo dell’album. A lui è affidata la maggior parte della linea vocale, con Trabouras che interviene solo nella parte finale. In questo brano le due voci sono meglio gestite che nella prova precedente, dove l’alternarsi delle due voci spezzava troppo il ritmo.  
“This Eternal Secret lies Above” riprende da dove “Bitter Sunday” ci aveva lasciati, proponendo una canzone accattivante nel cantato e nella ritmica costante.
“From Inside The Arrows Come” è furente di quella rabbia dovuta al tradimento di una persona fidata. Ed ecco che il titolo diventa una metafora, mentre i riff graffianti accompagnano liriche piene di risentimento e rancore.  
“Isolation” inizia in fade in e termina in fade out, come se fosse solo una parte di storia. Il ritmo è serrato, le chitarre graffianti e disperate. Il testo è strutturato come le parole in prima persona di un imprigionato come “peccatore” che aspetta la morte come una liberazione, perché preferisce morire isolato piuttosto che disquisire su chi sia da condannare e chi no. 
“Perish Unloved” parte con un’interessante duello tra batteria e basso e prosegue con riff elaborati che poco hanno a che vedere con il thrash. Purtroppo, a parte l’inizio interessante, non riesce a convincere: troppo “statica” e ripetitiva, il ritornello non riesce a convincere e la parte vocale di Vicky Kapsali non si integra con il resto. 
Con la title track dell’album, “Under A Mourning Sky” abbiamo una ripresa, con una canzone dal ritmo speed e dal ritornello accattivante dove la chitarra segue passo passo la voce.
Arriviamo infine ad “Above The End”, dove una intro fatta di tastiera ed effetti fa da tappeto ad un assolo di chitarra, seguiti da arpeggi chitarra/batteria cui seguono vocalizzi serrati e ritmati. Si nota la grande attenzione compositiva nello scandire battute e passaggi intervallati dagli assoli. Un’ottima traccia di chiusura.
In conclusione, “Under A Mourning Sky” è un full lenght dalle buone potenzialità, non privo di sbavature ma ad ogni modo godibile. La produzione è molto migliorata rispetto all’EP di debutto, rendono il giusto spazio agli strumenti senza sconnetterli tra loro per un risultato pulito ed omogeneo.

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli
70/100