16 OTTOBRE 2018

I Rusty Bonez sono una band greca formatasi nel 2015 e nel corso del 2018 hanno dato alla luce il loro primo album “Wrath” che per l'appunto mi appresto a recensire.

Ma non fatevi ingannare dalla loro recente formazione perchè i nostri musicisti greci non sono certo dei teenager anzi la loro età anagrafica mi fa pensare anche ad una certa esperienza musicale. Sospetto che mi viene subito confermato dal loro bellissimo album di debutto ma che andremo a vedere in dettaglio tra poco.

La bio me li presenta come una band dedita ad un heavy rock/ stoner metal ma che semplificando ulteriormente definirei come un buon vecchio hard rock metalizzato in odor di Black Label Society! Ovviamente con le dovute proporzione ma era solo per rendere un idea sui nostri Rusty Bonez.

Come ho già accennato precedentemente si sente fin dal primo ascolto che la band ha già una certa dimestichezza con il mondo musicale, sicuramente frutto di esperienze precedentemente accumulate in altre band, infatti l'album è un gioiellino di puro hard rock a stelle e strisce (si ok che sono greci ma che ci volete fare ormai viviamo in un mondo globalizzato..) ottimamente prodotto e ottimamente suonato! I nostri comunque cercano anche un po' più di varietà stilistica per non risultare prolissi e per  cercare anche di emergere in un campo molto inflazionato come il loro. A mio avviso riuscendoci! 

L'album è composto da 10 tracce, tendenzialmente di basso minutaggio, così da non annoiare l'ascoltatore anche dopo diversi ascolti, il disco scivola via che è un piacere con il loro hard rock snello ed efficace! Non sono presenti vere e proprie ballad con tanto di pianoforte, molto care al nostro caro Zakk Wylde (che dio ce lo conservi in grazia ancora per tantissimi anni). Questo è forse l'unico neo della band perchè manca un po' un pezzo più melodico, più introspettivo che scarichi un po' la tensione accumulata in questo “Wrath”.. Ira per l'appunto.

Il disco si apre con una piccola intro strumentale “Ball n chains” dove il basso è in prima linea e le chitarre disegnano traiettorie blueseggianti molto coinvolgenti!

Ma il pezzo successivo, l'omonima “Wrath” per l'appunto, rimette subito le cose in chiaro essendo un pezzo potente, molto tirato e molto nervoso dove la melodia viene lasciata da parte, ma d'altronde qua si parla d'ira mica di arcobaleni ed unicorni!

Noto con piacere quello che secondo me è il pezzo forte della band, cioè il bravissimo ed eclettico cantante, tal Nondas Emmanouil, davvero straordinario con la sua voce potente, roca che ben si adatta a tutti registri del gruppo! Una voce però non tipicamente Heavy, anzi al primo ascolto mi fa venire in mente la grande scuola di  Frontman di Seattle dei primi anni 90, quindi oserei quasi tirare in ballo il mai troppo rimpianto e grandissimo Layne Staley dei primi “Alice in chains”.

Si continua con “Broken Mold” pezzo non molto distante da quello precedente, molto Heavy, nevrotico e tiratissimo ma davvero molto coinvolgente!! La voce resta su registri sempre molto alti. Oltre che uno dei pezzi meglio riusciti sicuramente diventerà un must nei loro live!

Si rallenta un po' con “Scream of soul” dove il nostro cantante sembra trasformarsi (anzi sembra esserne posseduto) nell'ormai già citato Zakk! 

Qua esce il lato più blues della band, un blues paludoso e caldo che se non ti dicessero che sono greci scommetteresti che provengano dalla Louisiana! Altro pezzo forte dell'album.

“Nameless Hero” è il brano più melodico ed arioso del disco, aggiungerei anche quello più sperimentale grazie ad un break centrale dove basso e chitarra disegnano atmosfere che mi riportano alla mente addirittura i Tool per poi sfociare in un gran bell'assolo! Probabilmente il pezzo migliore di “Wrath”.

Consiglio anche la visione del video clip del pezzo per capire che è anche una band che sul palco ci sa fare. Bravissimi!!

L'altra traccia che mi sento di citare è “Goldman Shagged” un pezzo che mi ha stupito parecchio, veloce, molto crudo, primordiale con forti influenze Punk/Hardcore. Sicuramente si evince una certa apertura mentale nonché un conoscenza del Rock a 360 gradi!

Il brano che chiude il disco è “Grub” dove un arpeggio di chitarra fa pensare quasi ad una ballad ma invece esplode in un Hard Rock muscoloso, un po più melodico ma con un taglio moderno che lo rende davvero bello. Forse inutile a questo punto rimarcare nuovamente la grande prova del nostro frontman ma in “Grab” si supera davvero. Strepitoso!

Probabilmente “Wrath” lo annovero come il miglior debut album del 2018 ed i Rusty Bonez come la sorpresa dell'anno! Sicuramente non hanno inventato niente ma lo fanno dannatamente bene. Serve aggiungere altro? Direi di no ma un straconsigliati me lo lascio ancora scappare!

   

Marco Cerutti

90/100