7 FEBBRAIO 2018

Uno degli aspetti positivi del recensore è avere la possibilità di scoprire sempre qualcosa di nuovo da qualsiasi parte del mondo. Ogni giorno arrivano di continuo richieste da ogni tipo di musicista, compositore o anche ovviamente dai big della musica. In questa sede si andrà un pochino fuori dal seminario andando a toccare un ambiente che a volte ingiustamente viene lasciato fuori, ossia le colonne sonore. Il disco in questione, chiamato Dawn Of An Empire, è la nuova opera della compositrice giapponese Ryo Utasato, attrice ed artista che ha trattato parecchie musiche sia per il cinema che per la tv, spaziando dai film agli anime. Qui ci si trova davanti una corposa quantità di tracce totalmente originali, quindi nessun uso o raccolta di canzoni provenienti da altri artisti. Ryo va detto che ha sicuramente del talento; le sue composizioni inglobano al proprio interno moltissime melodie, siano esse a tratti epiche, etniche o dall’atmosfera dark avvalendosi del massiccio uso dell’elettronica e qualche chitarra distorta usata molto sporadicamente. Dopo un attento ascolto emergono due importanti fattori. Uno, che per quanto tutto sia di qualità, ben registrato e con dei suoni ottimi, dopo la metà del disco tutto comincia a diventare sempre più pesante e dispersivo facendo perdere la concentrazione, portando direttamente al fattore numero due, probabilmente quello più importante. Si sa la maniacalità dei giapponesi nel suono perfetto, nella pulizia esecutiva, nell’aspetto esteriore sgargiante e nella ricerca a tutti i costi del minimo margine di errore e per carità qui non vi è traccia di tutto ciò, semmai è la mancanza della parte visiva. Tale musica è perfetta accompagnata ad un opera cinematografica con immagini e suoni sparati a mille in sala ma senza il supporto “da vedere” crolla tutto inesorabilmente facendo annoiare presto chi ascolta e difficilmente facendo premere nuovamente il tasto play. Anche la durata non indifferente dell’album gioca a sfavore della bella nipponica e sebbene si cerchi di rappresentare una storia in musica servirebbe una decisa asciugata ed un attenzione più minuziosa agli arrangiamenti, che si distacchino dalla mera visione per arrivare in un’altra maniera al cervello ed al cuore di chi ascolta. Ryo è un artista dalle sicure capacità in ambito cinematografico e non ma se vuole arrivare al cuore degli ascoltatori di musica a tutto tondo deve elevarsi ad un livello superiore. Il disco non è brutto, anzi, spesso lascia basiti per le cesellature melodiche e per la ricerca di atmosfere mistiche derivanti da diverse culture che spesso vengono lasciate al caso. Al momento però non ci siamo ancora! 

 

Enzo Prenotto

50/100