21 MARZO 2018

La band Shezoo, si forma nel 2006 in Svizzera, per poi, con l'attuale line up,  vedersi collocare più come band internazionale essendo composta da membri provenienti da Olanda (la cantante Natacha), Germania (Micha, il chitarrista) oltre naturalmente  alla  Svizzera stessa (Jerry e Ralph, rispettivamente batterista e bassista). Il loro sound risulta molto influenzato dai grandi classici dell'heavy metal e melodic rock degli anni '80 come Iron Maiden o Queensryche, condito con una buona dose di tecnica ed esperienza che li ha portati alla pubblicazione del loro quarto album "Agony Of Doubt" registrato all'Iguana Studios di Friburgo. Quest'ultimo si suddivide in 10 brani per una durata di circa 41 minuti. Dotato di numerosissimi passaggi, risulta un lavoro molto articolato, se pur comunque con la presenza di ritornelli molto melodici e armonici. I riff degli Shezoo si caratterizzano per il tentativo di accattivare l'ascoltatore con la grinta del classicone, alle volte obiettivo realizzato parzialmente, causa forse i contenuti dei testi non troppo originali. Comunque la tecnica espressa dal quartetto per molti amanti del genere sarebbe di sicuro apprezzabile. I suoni risultano ben curati e definiti per calare ancor meglio l'orecchio attento alle svariate sfaccettature che i brani presentano: già infatti l'opener omonima dell'album accoglie l'ascolto con un arpeggio molto melodico per condurlo poi alla spinta delle distorsioni e degli assoli, costanti di tutto l'album, così come la trasporante "No Way Back" che incarna perfettamente queste caratteristiche. Nel bel mezzo dell'album compare la melodica "Mirror", una ballad elegante e ben eseguita, che spezza l'ascolto del disco, come una sorta di spartiacque tra due momenti, tant'è che la riapertura "His Heart Is Metal" ha una dimensione sonora totalmente diversa, meno soft e più R'n'R. "Cradle The Dead" è il pezzo che di sicuro ha attirato di più il mio ascolto ed è quello che mi risulta più funzionale al sound Heavy Metal che la band esprime: dominato da una prorompente cavalcata, si sviluppa in poco più di 3 minuti di assoluta energia. Lentamente ci si accompagna verso la conclusione del disco affidata a "The Key", una buona chiusura, ma non forse così efficace all'ascolto come le altre menzionate. Volgendosi alle conclusioni, "Agony Of Doubt" è un album ben eseguito, ma che poco aggiunge al panorama Heavy Metal. Indubbia è l'ispirazione nella motivazione nel lavoro eseguito, condizione che  guarda a loro favore nel processo di crescita che di sicuro li vedrà coinvolti.

 

Tyrannos

65/100