5 MAGGIO 2018

Forti di più di venta'anni di esperienza alle spalle, gli americani Skinned arrivano con questo SHADOW SYNDICATE al traguardo del quinto full-lenght e lo fanno con l'intento dichiarato di dar forma al lavoro più eterogeneo e "ispirazionalmente" onnicomprensivo della loro carriera, centrando peraltro pienamente l'obbiettivo (se questo sia un bene o un male,a seconda degli ascoltatori che si approcceranno a questo lavoro,lo scopriremo insieme più avanti). Promotori di un suond riconducibile a un death metal dal taglio moderno dall' approccio decisamente sbilanciato verso il groove rispetto alla pura brutalità, debitore tanto dei Kataklism quanto degli ultimi Gojira (ma senza disdegnare puntate in territori più brutali, nel senso moderno del termine, con parti che non possono non richiamare alla mente i conterranei Origin), i cinque di Fort Collins, Kansas (Jhon Meyer alla voce,Travis Weickum chitarra e voce,Greg Keenan basso, Connor McLaughlin batteria e Adam Quijano, seconda chitarra, benchè sul disco batteria e seconda chitarra siano stati registrati rispettivamente da Jonathan Valdez e Matt Ackerman), prodotti dal celebre Dave Otero (Cattle Decapitation e Cephalic Carnage,fra gli altri) cercano di ritagliarsi un loro spazio nel mare di uscite che inflazionano il mercato musicale puntando forte sulla varietà dinamica e sull'ampio spettro emozionale di un album che cerca di guardare oltre ai semplici archetipi del death metal moderno ,alla ricerca di un via più personale alla materia. L'attacco dell'iniziale Wings Of Virulence, a dire il vero, non sembrerebbe presagire un tale approccio, accostabile com'è ai dettami classici del suond di riferimento, col suo attacco memore di un certo death metal di stampo melodico, benchè dal feeling decisamente più aspro e moderno, che va ad evolversi su una strofa dall'impatto groove preponderante cui le successive evoluzioni ritmiche forniscono una maggiore dinamicità, restando pur sempre all'interno di dettami noti e collaudati, fino allo spiazzante stacco centrale di solo pianoforte che la fa poi da padrone nella successiva, melodicissima porzione, prima che sia di nuovo il groove death metal e impadronirsi del mood del brano, preludio a una parte finale dominata da stacchi quasi death & roll che sfociano in porzioni guidate da una batteria sempre più martellante (con parti delle lyrics in italiano, per un effetto piuttosto sorprendente) che sale di tono fino al devastante blast-beat finale su cui il brano va a chiudersi, lasciando si un senso di sorpresa per alcune delle soluzioni adottate, ma anche una certa perplessità riguardo all'atmosfera del brano che, soprattutto a causa dello stacco centrale, sembra faticare a trovare una sua precisa identità e una sua decisa presa sull'ascoltatore.

La successiva As Their Bodies Fall , dominata in apertura da un groove di basso e batteria molto moderno, si sviluppa su strofe di chiaro stampo Gojira, cui si alternano stacchi estremamente brutali, nell'accezione moderna del termine, guidati da blastbeat ultraveloci, su cui si staglia la voce dell'ospite Josh Welshman (Deafeated Sanity) per un brano dall'andamento e dal mood più canonici che comunque si lascia ascoltare in virtù di una discreta gestione della dinamica del brano, pur non facendo definitivamente breccia a causa di una presa atmosferica che stenta a decollare. Ancora il groove a farla da padrone nell'attacco della successiva Mental Deconstruction, resa poi interessante da un andamento ritmico spezzato molto riuscito, mentre le porzioni maggiormente melodiche tendono a portare l'atmosfera su lidi più acidi ed evocativi, che, pur ben realizzati, spezzano l'impatto del brano in modo non del tutto convincente, staccati come sembrano dall'evoluzione umorale del resto del pezzo, cosa che invece non succede nella successiva We Are The End, scelta come singolo apripista del lavoro. Il brano parte subito in quinta sorretto da blast-beat velocissimi,mentre la strofa si adagia su blast-beat meno estremi e un riff in odore quasi di black metal melodico, benchè interpretato con un approccio e un suono decisamente moderno e in linea con lo stile del brano e del genere di riferimento della band. In questo brano la band riesce a far convivere ottimamente le proprie pulsioni estreme con quelle maggiormente melodiche ed atmosferiche e il brano mantiene la sua presa per l'intera durata, dimostrandosi a conti fatti uno dei brani più convincenti dell'intero lavoro, se non il più convincente in assoluto. È un sinistro arpeggio, su cui si appoggiano tristi note di chitarra riverberata, ad aprire la seguente Black Rain, il cui approccio melodico, dal tono quasi dark wave, benchè sorretto da distorsioni molto acide e pesanti, spiazza senza convincere fino in fondo, in virtù di un risultato finale che sembra provenire più da band quali Deftones e simili più che da una band death metal, impressione acuita anche dal riffing in cui il pezzo va ad evolversi, oltre che per alcune scelte in fase di produzione, per uno strumentale che, se da una parte fornisce all'album un ingrediente atmosferico in più, non convince affatto in quanto a organicità e presa emotiva. Si prosegue con la title track dell'album, ed è di nuovo il groove a prendersi la scena, donando a questa Shadow Syndicate se non altro il trasporto totalmente latitante nel brano precedente, benchè le soluzioni adottate risultino, a questo punto dell'album,piuttosto scontate, nonostante il tentativo di rendere le proprie composizioni più varie e dinamiche possibili fatto dalla band. La porzione centrale, col suo riffing melodico riuscito, è sicuramente la parte migliore di questa traccia che scorre senza grandi sussulti e sfocia nel riff spezzato e trascinante della successiva Hollowed Earth, che ha il pregio di scorrere in modo molto fluido, nonostante gli onnipresenti stacchi di blast-beat disumani tendano qua e la ad affossarne un po' lo sviluppo, e stacchi atmosferici ancora una volta in odore di Gojira tendano a rendere meno plumbea l'atmosfera di un brano che, avesse puntato maggiormente sull'iniziale impatto claustrofobico sarebbe risultato più convincente, nonostante si riveli comunque uno dei più piacevoli all'ascolto dell'intero lotto. Molto trascinante l'attacco della successiva Led To The Trains, le cui reminescenze old school rendono il brano decisamente più focalizzato e centrato rispetto al resto dell'album, nonostante il riffing mantenga comunque un approccio piuttosto moderno, cosa che non va ad inficiare quello che si rivela essere uno degli episodi più riusciti e godibili dell'album, pur non facendo gridare al miracolo.

È una chitarra scarnificante ad aprire la successiva Angel's Haarp, settata ancora su coordinate groove e sugli onnipresenti interventi maggiormente ariosi e melodici, che se non altro non vanno a spezzare l'atmosfera opprimente del brano, anzi, lo arricchiscono per un risultato finalmente soddisfacente in tal senso. Ottime e ben calibrate anche le accelerazioni piazzate qua e la a dar dinamica e trasporto al pezzo,che si mantiene convincente dall'inizio alla fine,anche quando un inquietante arpeggio va a stagliarsi sul groove monolitico del brano dandogli un'atmosfera da apocalisse imminente molto accattivante e di sicura presa.

Travolgente l'attacco della conclusiva In The Mist Of Dawn, dall'approccio nuovamente old school assolutamente vincente. Risulta evidente come la band riesca a dare il meglio di se proprio quando abbandona un po' i panni della band di death metal moderno,e tralascia completamente quelli della band “estrosa“, per concentrasi su brani e riff dallo sviluppo più classico che,se da una parte sicuramente suonano meno “particolari”, dall'altra hanno dalla loro un impatto decisamente più efficace che la band dimostra di saper gestire con maggiore padronanza di linguaggio. Così è anche per questo brano, convincente dall'inizio alla fine e che non molla mai la presa sull'ascoltatore, concludendo in bellezza un album che riserva i suoi pezzi migliori nella parte finale, ma che vive di eccessivi alti a e bassi per riuscire a strappare una sufficienza piena. Intendiamoci, qui è tutto estremamente ben prodotto e ben suonato e se siete fan del death metal più moderno con qualche svisata in territori piuttosto estranei al genere potreste anche trovarci degli spunti interessanti, ma, per chi scrive,questi brani vivono di spunti troppo estemporanei e di costruzioni troppo macchinose per dare vita a un prodotto riuscito, soprattutto se siete ascoltatori amanti delle sonorità più old school del genere, in quel caso, vi consiglio di tenervi assolutamente alla larga da questo album.

 

Edoardo Goi

55/100