16 GENNAIO 2018

Dal 1993, gli ateniesi Sorrows Path seguono con tenacia, forza d’animo e capacità musicali qualitativamente altissime un percorso,quello del doom metal, non facile e peculiare. Un percorso irto di ostacoli che il quintetto di Atene ha intrapreso e proseguito rialzandosi sempre a testa alta,metabolizzando i cambi di line-up,gli infortuni, e sfornando 4 album, non per ultimo questo ottimo “Touching Infinity”, convincenti ed interessantissimi.

Dopo “Doom Philosophy” del 2014 (che inizia il fortunato sodalizio con la Iron Shield Records) e dopo aver diviso il palco in diverse occasioni con i Candlemass, il mito doom metal per eccellenza,i Sorrows Path si chiudono ai Fragile Studios di Atene  con  Vangelis Yalamas (che registra, mixa e masterizza il lavoro): il risultato è quest’ottimo “Touching Infinity”. L’artwork è opera di  Nikos Marko (Rotting Christ) e come chitarrista ospite, nientemeno che Thiago Oliveira (Warrel Dane). Insomma, niente male davvero, e non è una novità,visto che nei precedenti lavori la band aveva già collaborato con nomi altisonanti quali Sir Siro Anton (artworks per Moonspell, Soilwork, Exodus etc.), Edgar Rivera (ex-Solitude Aeturnus), Snowy Shaw (Memento Mori, King Diamond, Therion, Sabaton…solo per citarne alcuni),addirittura il logo-artist Christophe Szpajdel (Emperor, Dimmu Borgir, Moonspell, Arcturus) sarà talmente ispirato dalla musica dei Sorrows Path ringraziandoli con un logo personalizzato…c’è altro da aggiungere?

Sì: un chitarrista (George Vichos) ed un batterista (Fotis Mountouris ) new entires che danno linfa alla formazione. “Touching Infinity” è un doom metal classico ed epico che non disdegna il contatto con altri lidi musicali,e pur quanto evidenti siano le influenze di Candlemass  e, in parte, Solitude Aeturnus, c’è qualcosa che a tratti sfocia nel gotico e in armonie inusuali : la voce di Angelos Ioannidis è pulita e melodica, diversificandosi dal caratteristico tono del doom, mentre in alcune parti si spinge su  toni rabbiosi e simil-growl, mischiando ancora le carte in tavola; la band non usa i classici tempi rallentati a cui siamo abituati nel doom, e le melodie non hanno quel tono di amarezza che spesso si avverte nella maggior parte delle composizioni del genere, colpendo l’ascolto non tanto sulla matrice musicale della band, piuttosto su quello che viene aggiunto a seconda dell’evolversi del brano proposto. “Intro To Infinity” è già un’ inusuale apertura,classicheggiante,mediterranea e quasi  epica, ma è l’opener “Fantasies Will Never Die” a dettare l’andazzo del disco: potente,pesante,inquieta,con la sua alternanza di melodie a mo’ di macigno e uno spruzzo di prog metal giusto per saggiare la grande capacità tecnica della sezione ritmica (il basso spaccaossa di Stavros Giannakos è un martello pneumatico).

Le chitarre di Kostas Salomidis  e George Vichos  si fanno tristi e speranzose nella seguente “Leneh”, un contrasto di metal e alcuni spunti davvero moderni che vengono sostenuti da un ritornello dal sapore anni ’90,mentre l’intensa “My Chosen God” (qui entra in azione Thiago Oliveira),mostra una strofa che richiama la psichedelica esplodendo in un ritornello aggressivo ed oscuro…la voce di Ioannidis è protagonista assoluta nella sua interpretazione intensa e sentita.

“Metaphysical Song” mostra un eccellente lavoro di basso di Giannakos e della batteria di Fotis Mountouris e le melodie colpiscono per l’alone di mistero che riescono a trasmettere,mentre “The Subconscious” tocca vertici oscuri e nebulosi con la voce di Ioannidis.

Arriviamo così a “Beauty”, seducente, orientale e dalle venature melodiche che si muovono sulla sottile linea tra gothic ed epic,che mostra la bravura di Salomidis e Vichos,davvero bravi ad interpretare con il loro suono una bella partitura e capaci di sfornare gustosissime ritmiche ed assoli tecnici e precisi. “Forgiveness” si innalza con la sua atmosfera maestosa, la batteria di Mountouris porta sulle spalle una band davvero spettacolare, che confeziona una brano che sembra condensare prog e power, applicato però ad una struttura doom e arrangiata come una piccola scena teatrale (ogni brano,a ben vedere, è una scena teatrale). Davvero grandi. “Revival Of Feminine Grandeur” è l’apice del disco,con la sua corsa quasi spettrale e dal riff cazzuto che sfocia nella personale ‘marcia funebre’ (Candlemass docet, ma in una personalissima ed azzeccata rivisitazione) dei Sorrows Path…e qui diventa davvero dura dire chi sia più in rilievo in questo pezzo, perché ogni membro della band tira fuori il proprio asso nella manica, mostrando un perfetto equilibrio tra tecnica ed interpretazione.

Il minuto scarso della title-track conclude un disco davvero esaltante,che mostra una band davvero grande che riesce a mantenere ben salde le proprie radici ma che sa interpretare la lezione dei maestri in maniera originale ed eclettica. Non paghi, i Sorrows Path propongono testi davvero intensi e che parlano di come l’autocoscienza possa avvicinarci all’armonia ed il rispetto in un mondo dove la distruzione e l’odio sono le forze dominanti. Al quarto album,la band di Atene conferma tutti i meritati attestati di stima e la fiducia che addetti al settore e non avevano nei confronti del quintetto: le attese non sono state vane, i Sorrows Path sono,più che una rivelazione,una grandissima conferma.

Discone.

 

TRACKLIST:

01. Intro To Infinity

02. Fantasies Will Never Die

03. Leneh

04. My Chosen God (feat. Thiago Oliveira)

05. Metaphysical Song

06. The Subconscious

07. Beauty

08. Forgiveness

09. Revival Of Feminine Grandeur

10. Touching Infinity

 

LINE-UP:

Stavros Giannakos - Bass

Angelos Ioannidis - Vocals

Fotis Mountouris - Drums

Kostas Salomidis - Guitar

George Vichos - Guitar

 

Aldo Artina

90/100