12 FEBBRAIO 2018

Lenti, pesanti e distorti. Questi cinque ragazzoni provenienti da Galway,Irlanda, ci portano un bel disco Doom/Sludge tutto nero, unto ed oleoso, che trasuda denso fumo e sudore appiccicaticcio. Composto da tre tracce lunghissime ed insistenti, che messe insieme formano ben circa mezz’ora di ascolto. Questo lumacone ci porta a fare un giro nei meandri del suo lugubre apparato digerente: un luogo viscido e buio dal quale il quintetto macina riffs rocciosi e brutali, che assomigliano a delle ninne nanne al contrario. Voci growl e scream molto potenti si alternano tra di loro lungo interminabili macigni sonori, scanditi letteralmente da martellate ferrose che ti fanno saltare i denti. Non certo per palati fini, questo EP cammina come una vecchia locomotiva arrugginita, come vuole il genere, e le tracce, forse un pochino ripetitive, danno a momenti l’impressione di stare ascoltando sempre lo stesso brano, tanto sono insistenti i riffs delle chitarre. Forse un attimo di fantasia in più in fase di costruzione sarebbe stata gradita, ma sono comunque dei bei giri pesanti e le parti sono ben strutturate ed amalgamate tra di loro. Il disco è autoprodotto e registrato in presa diretta, infatti si ha spesso l’impressione di trovarsi in una dimensione molto live, senza troppa post produzione o sovraincisioni; comunque questo non mina la qualità del lavoro, anzi, aggiunge quel tocco di irripetibile che ti fa piacere di più il disco. Non si ha l’impressione di ascoltare un copia/incolla, come nel caso degli editing più serrati a cui ormai siamo tragicamente abituati, ma le canzoni scorrono con l’impressione di essere partite da qualche parte per finire da un’altra, e le piccolissime differenze ti fanno rendere sempre conto di a che punto dell’ascolto sei arrivato. Spendendo due parole sull’artwork, non è niente di particolarmente ricercato. Così come il gruppo si ispira alla vecchia scuola, anche la copertina del disco è semplice e diretta, e forse i duri e puri lo apprezzeranno. Il mio parere è che purtroppo una copertina interessante renda il disco più accattivante, e che se non ci si spenda un po' di tempo rischia di rendere vana tutta la fatica impiegata per registrare; quindi, un minimo di occhio di riguardo in più ce lo avrei messo. Tirando le somme, comunque, Blood and Slime è un disco che può piacere, un po' di nicchia,  registrato a dei buoni livelli nonostante l’autoproduzione, anche se manca ancora qualche accorgimento qua e là per renderlo perfetto. I Ten Ton Slug, attivi da circa tre anni, prima di questo hanno registrato due dischi dal vivo ed un altro studio EP intitolato “Brutal Gluttonous Beast”. Hanno in programma un’intensa attività live tra Scozia, Irlanda e Regno unito, e sono già al lavoro per una ulteriore release per il prossimo anno; sicuramente da tenere d’occhio per il futuro.

 

Alessandro Pereni

65/100