20 MAGGIO 2018

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Il disco che mi avvio ad ascoltare ed a recensire è uno split album tra due band austriache entrambe dedite ad una sorta di “atmospheric black metal”.I due gruppi hanno inciso un pezzo a testa, pezzi decisamente lunghi però, sui 11/12 minuti l'uno.

Musicalmente comunque i due gruppi non sono poi molto distanti tra di loro, si parla per entrambi di un black a momenti cadenzato e in altri più tirato, supportato da una buona produzione (dimenticatevi quindi le chitarre zanzarose ed incomprensibili del black metal primordiale), ed entrambi fanno un largo uso di tastiere, arpeggi e alternano le vocals scream tipiche del genere con vocals pulite, a volte quasi recitate.

Piccola curiosità le band hanno un membro in comune, Stefan Traunmuller o meglio conosciuto come Dreamlord poli strumentista (i golden dawn sono una one man band) e fondatore dei due gruppi ed è forse per quello che si nota una certa similarità tra di loro.

Ma ora scendiamo nel dettaglio delle due canzoni incluse nel disco, fermo restando l'impossibilità di farsi un idea globale sui due gruppi solo da una canzone.

Il primo pezzo è quello dei The negative bias intitolato “The temple of cruel empathy”. La band è un trio ed è di fresca fondazione, nati nel 2016 con solo un album alle spalle (Lamentation of the chaos omega) uscito nel 2017.Il brano parte con un arpeggio di chitarra e subito dopo si intreccia con un organo e con una voce recitata e si capisce sin da subito che le atmosfere giocano un ruolo principale nella loro musica. Ma comunque dopo 3 minuti si intravede un po' di black metal con qualche scream e blast beat ma restano pur sempre in secondo piano, distanti, e quindi la sacra fiamma del black si affievolisce sempre di più.

Il brano continua così per tutti gli undici minuti di durata, con continui sali e scendi ma senza mai convincere pienamente. Il pezzo di per se non è malvagio, le atmosfere sono anche interessanti direi quasi epiche, ma sulla lunga distanza tende un po' ad annoiare senza grossi picchi emozionali.

Piccola parentesi sui testi che trovo molto interessanti, la band principalmente tratta tematiche diciamo “space” e di “misticismo cosmico”, e fa largo uso di immagini di cieli stellati e quant'altro, sicuramente evocative ma peccato che non si traducano perfettamente in musica. Una nota di originalità apprezzata dal sottoscritto!

Non bocciati ma rivedibili. Il secondo pezzo invece è dei Golden Dawn, che come avevo già accennato in precedenza sono una one man band ma ben più longevi dei colleghi di cui sopra.

Formatosi nell'ormai lontano 1992 le prime release invece risalgono al 1994 ma sotto forma di demo e split album. Per ascoltare il primo full lenght (The art of dreaming) bisogna tardare ancora un paio di anni.

Qua siamo in un campo un po' più sperimentale. Il pezzo in se l'ho trovato più godibile del precedente, grazie alle chitarre finalmente più udibili e potenti che macinano riff quasi sempre cadenzati e ipnotici.

Ma anche qua la parte atmosferica ha la sua certa rilevanza nel brano e stavolta sono prevalentemente i sintetizzatori a fare da contraltare alla componente prettamente Metal del gruppo. Addirittura nella parte centrale del brano si può quasi ascoltare un beat di musica elettronica, sicuramente il coraggio e la voglia di sperimentare non mancano al nostro musicista austriaco.Se devo usare un metro di paragone il brano mi ha ricordato un po' Burzum del capolavoro “Filosofem”! Ovviamente con le dovute proporzioni per carità.

Anche qua però l'eccessiva lunghezza e prolissità del brano porta a far perdere un po' l'attenzione. Peccato.

Tutto sommato due buone canzoni ma nulla di più, però c'è una domanda a cui non riesco a trovare una risposta nonostante tutti i miei sforzi e cioè l'utilità di queste uscite.. In un mercato discografico ormai saturo a cosa servono questi split? Due pezzi per due band che nulla aggiungono ai gruppi e sono troppo poco per i fans per farsi un'idea delle band. Io resto nel dubbio ma mi sento di consigliare che si può tranquillamente passare oltre.. Amen.

 

Marco “Dopesmoker” Cerutti

65/100