27 SETTEMBRE 2018

Band: Those Who Bring the Torture

Album: Pain Offerings

Data di rilascio: 14 Giugno 2018

Etichetta: Iron Blood and Death Corporation

 

Se credete che lo Swedish sia morto e sepolto, ebbene, vi sbagliate di grosso, perché abbiamo avuto modo di sentire riecheggiare l’urlo di questo genere con un progetto, chiamato “Those Who Bring the Torture”,  di cui poco sappiamo, se non che è nato in Svezia, nel 2012 dal musicista poliedrico Rogga Johansson. Grazie ad una collaborazione con il batterista Brynjar Helgetun ed il chitarrista e bassista Dennis Blomberg, il progetto ha partorito nell’arco degli anni ben 5 full-length, in cui Rogga ha sempre confermato la sua devozione verso il Death Metal assemblato alle influenze svedesi che lo hanno cresciuto. Il 2018 è l’ennesimo anno che mostra la dedizione del musicista nei confronti del Death Metal e il 14 Giugno, grazie ad un accordo con l’etichetta “Iron Blood and Death Corporation” , viene rilasciato il 6° lavoro, etichettato “ Those Who Bring the Torture”, che prende il nome di “Pain Offerings”.

Come già anticipato, quello che propone la macchina Those Who Bring the Torture è un Death Metal, impregnato delle influenze Old School dei primi anni ‘90, quindi accordature basse e suoni piuttosto grossolani e zanzarosi, i quali sormontano la massiccia base ritmica della batteria. Così veniamo accolti dalla prima traccia “The Hangman ang the Hanged”, la quale conferma tutte le nostre aspettative sul genere proposto, con ritmiche potenti, energiche e dall’impatto sonoro piuttosto compatto.

Se volete un’ulteriore prova a riguardo basti ascoltare la successiva  “Another Victim of Insanity”, in cui il velocissimo blast beat della batteria e il tagliente riffing delle chitarre aprono le danze a quello che è obiettivamente un pezzo Death Metal a tutti gli effetti. La voce di Rogga viaggia quasi sempre su una gutturale tecnica in Growl, che va alternarsi, in questo caso, con uno Scream di casa Black Metal, ma che tutto sommato da un tocco di cattiveria in più al pezzo, il che, a noi, piace!

Prosegue l’ascolto “Reality – Worst Show Ever”, altro pezzo simile ad una cannonata, dotato di un riff poderoso, con l’aggiunta di piccole porzioni melodiche, con accordi liberi, sempre ben retti dal pedante tappeto di doppio pedale della batteria.

Gli amanti del Death old school troveranno golosissima la traccia “Endquester”, una vera e propria macinata della vecchia scuola, caratterizzata da una velocità smodata e personalizzata con lo Screaming di Rogga. Insomma, una vera gomitata in pieno volto, anzi due, dato che subito dopo veniamo travolti da “Mental Metdown”, grazie ad una velocità ancora più sostenute e di devastante impatto sonoro.

Arriviamo alla title track “Pain Offerings”, traccia leggermente più lenta e meno slanciata delle precedenti, in cui i breakdown iniziali fanno da padrone, ma prontamente sostituiti, in seguito, dal potente blast beat e dalle distorte ritmiche da sedicesimi.

Arrivati a questo punto, se pensassimo di trovare degli momenti per riposare saremmo dei pazzi ed infatti incalza come un toro scatenato “Enter the Damned”,  ad altissima velocità di esecuzione e che lascia pochissimo spazio all’immaginazione e che finisce più cadenzata e ritmata.

L’ottava “Onwards to Termination”, nonostante la cruenta personalità, dispone di un riffing niente male, con melodie accompagnate dallo straziante Scream di Rogga.

L’album termina con “Interlude Before the End”, pezzo strumentale che sembra voglia segnare la fine di una devastazione, la quale ha, in effetti caratterizzato la personalità delle tracce precedenti e che ora, per fortuna, regala un senso di rilassatezza all’ascoltatore.

Amici "metallozzi", tirando le somme, possiamo dire che questo album, a noi, è piaciuto parecchio ed il risultato è più che soddisfacente, nonostante il genere proposto dai  Those Who Bring the Torture sia figlio degli anni ‘90 e che ha portato nomi a noi ben più grandi e noti, possiamo dire che lo stesso progetto svedese abbia provato, anche grazie a questa release, che l’old school non muore mai e che l’attitudine e la passione vanno ben oltre le aspettative del pubblico del giorno d’oggi.

Sappiamo, pertanto, che esiste ancora qualcuno che abbia riconoscenza verso le grandi band che hanno portato alto il nome del Death e che sicuramente troveranno spazio nelle loro collezioni per “Pain Offerings”.

Per i metallari neofiti o aggrappati saldamente alle influenze innovative delle nuove ramificazioni del Death Metal, consigliamo di passare ad altro!

 

Simone Zamproni

 83/100