4 OTTOBRE 2018

Era il 2017 quando il mondo del web si divise in chi avesse visto e amato Dark e chi invece considerasse la serie TV prodotta da Netflix un lavoro come un altro. Viaggi spazio-temporali, intrigati incroci familiari e cupe ambientazioni hanno reso celebre la fatica televisiva dei tedeschi Baran Bo Odar e Jantje Friese, che ha raccolto un nutrito seguito in tutto il mondo, tra cui una band internazionale che risponde al nome di Tragul. La compagine ha quindi voluto rendere omaggio a Dark eseguendo una cover della sua sigla d’apertura Goodbye, scritta originariamente da Sascha Ring, noto come Apparat. 

Adrian Benegas, fondatore e tastierista del gruppo, presenta una formazione di tutto rispetto, che vede alla voce Zuberoa Aznarez, la spagnola già cantante dei Diabulus in Musica, alle chitarre l’americano Steve Conley, dei Flotsam Jatsam, e il paraguaiano Diego Bogarìn, mentre Oliver Holzwarth, ex Rhapsody of Fire e Blind Guardian imbraccia il basso e Sander Zoer, ex Delain, siede dietro le pelli. La ciliegina sulla torta però è rappresentata da missaggio e mastering, affidati alle abili mani di John Rudd, maestro nella produzione musicale nel mondo della cinematografia e delle serie TV, basti pensare ai suoi lavori precedenti, come Elysium o Breaking Bad. 

Oggi tratteremo della sola cover di Goodbye, che si inserisce in un quadro di pubblicazione unico nel suo genere, in quanto i Tragul sono soliti rilasciare i propri lavori secondo un sistema definito da loro “song-by-song”, canzone per canzone. Perciò, dopo Into the Heart of the Sun, The Message, My Last Words e tanti altri brani che si possono facilmente inquadrare nel genere più tipico delle band d’origine dei vari componenti dei Tragul, viene rilasciato il pezzo che oggi prenderemo in analisi. 

La band di Benegas propone una propria versione decisamente vicina all’originale, dalle stesse atmosfere cupe e trascendentali, in cui domina la presenza del pianoforte e degli arpeggi di una chitarra sempre pulita e mai troppo ingombrante, che si elettrifica solo nel breve e delicato assolo finale. Il vero ruolo da protagonista è lasciato alla voce, sia quella principale che quella corista, già nota per le prestazioni in chiave decisamente più lirica, qui del tutto abbandonata in favore di una linea che si lascia alle spalle il passato metal, più vicina invece al tema originale di Apparat. Insomma, un brano decisamente anomalo per un gruppo così vicino alla scena power, sia per la sua stessa produzione che per i nomi che presenta in formazione. Di contro, si può contestare il fatto che una line-up così di lusso potrebbe permettersi una versione più unica e propria, non solo una copia per lo più identica e fedele all’originale, per cui, in realtà, i Tragul non aggiungono molto alla Goodbye eseguita da Apparat. 

In conclusione, l’ascolto di Goodbye è consigliato a chi ama le atmosfere più cupe e oscure e a chi ha amato Dark, proprio perché la versione dei Tragul del brano è sia molto simile a quella di Apparat sia perché si inserisce bene nelle ambientazioni proposte dai due autori tedeschi nella serie. Noi possiamo solo aggiungere che gradiremmo vedere questo pezzo, come anche gli altri prodotti e proposti dalla band, inserito in un vero e proprio album. 

 

Claudio Causio

 84/100