24 GENNAIO 2018

Tracklist:

1. Oratio 2.32

2. Kultyst 8.47

3. Vertigo 6.18

4. Maltrér 7.49

5. Anima Sola 6.58

6. Nachtfall 7.07

7. Heimgang 9.06

Total time: 48.39

I Verheerer provengono dalla Germania, precisamente da Flensburg. Formatisi nel 2008 dai membri della band BST e SMN, hanno rilasciato un ep nel 2015, dal titolo “Archar”, mentre il loro primo full lenght viene rilasciato in gennaio del 2018. “Maltrer”, questo appunto il nome dell’album, nel quale sono presenti come guest  A.N.L., batteria traccia 7 e Sören Teckenburg, batteria traccia 2 e 6. Mentre Marie Neumann alla creazione dell’artwork e Tim Hochkeppel al mixing e mastering. La band stessa ha dichiarato: "Siamo lieti di lavorare ancora una volta con VENDETTA RECORDS per il nostro primo album completo, "Maltrèr", che libera i legami di "Archar" e spinge il nostro viaggio verso un nuovo capitolo. "Maltrèr" continua dove ci siamo fermati a "Archar" e amplia la nostra varietà sonora in tutte le direzioni." La proposta musicale dei Verheerer è black metal, quello più grezzo, più crudo, tipicamente Norvegese. Di fatti, per chi non conoscesse la provenienza dei nostri, si penserebbe a primo impatto ad una delle tante band nate nella amata Norvegia. , Laddove il black metal è, diciamo, di casa; dove le sonorità cupe, aggressive e oscure sono all’ordine del giorno. “Oratio” apre le danze. Intro oscuro e suggestivo, formato prevalentemente da strani cori in sottofondo, indicando una qualche forma di strana “messa”. Quando parte la chitarra si rimane a dir poco spiazzati: ci torna subito in mente “South of heaven”degli Slayer, accordo alquanto simile, anche se un po’ più lento nel caso dei Verheerer. Insomma a me è saltato subito in mente e da qui ho pensato che forse non sarebbe uscito nulla di positivo andando avanti con l’ascolto. Fortunatamente è stato un caso isolato, una parentesi aperta e chiusa con l’intro stesso. L’album è di media durata, circa 49 minuti, ma composto da tracce prevalentemente lunghe; 7 canzoni per la precisione, che variano dai 6 ai 9 minuti. Sin dalla seconda traccia, fino alla conclusione dell’album, veniamo sopraffatti da sonorità black con sfumature death, in modo abbastanza coerente. Non sono presenti momenti particolarmente estasianti, ne tantomeno punti deboli, parti critiche o di basso livello compositivo. Di positivo c’è il fatto che nonostante le tracce siano di lunga durata, non risultano essere piatte, monotone o noiose; scorrono abbastanza fluide, partono martellanti, con batteria veloce e riffing corposo e deciso, la voce che varia tra screaming e growl. Caratteristica che troviamo un po’ in tutte le canzoni è che dopo le sfuriate martellanti, solitamente dopo qualche minuto, i ritmi cambiano notevolmente, proseguendo in sonorità più calme, schitarrate piacevoli e a volte, anche se non in modo marcato, si può assaporare una certa melodia nelle note. Dopo questi intermezzi più pacati si ritorna ai classici suoni black. La produzione è abbastanza buona, gli strumenti hanno il giusto spazio e non si accavallano l’un l’altro. Non c’è segno di stonature negli strumenti o incongruenze a livello di proposta musicale. Siamo di fronte al classico album black metal cupo e grezzo che non sembra avanzare molte pretese all’ascoltatore. Ovviamente suona tipico, quindi non ci sono quegli elementi originali e “freschi” che ci possano fare esaltare l’udito come conseguenza di avere assaporato qualcosa di nuovo. Non si giunge alla fine facendoci scaturire soddisfazione da tutti i pori; che la band, della quale tra l’altro si sa davvero pochissimo, abbia deciso di voler creare un concept che suonasse gradevole per tutti gli amanti del genere, senza voler sorprendere nessuno, ci sta e direi che sono riusciti nell’intento. Quindi risulta onesto e più che sufficiente per tutti coloro che adorano sonorità aggressive, tetre e “nere” che riguarda il genere proposto. In caso contrario, se sia la band che l’ascoltatore, partono dal presupposto di scovare qualcosa di entusiasmante, emozionante e “unico” nella musica creata, allora si potrebbe restare delusi perché si andrà alla ricerca di un qualcosa che non si riuscirà a trovare. Discreta tecnica, cantato abbastanza vario e onesto, non sbalorditivo, martellamenti alternati a parti più calme con una leggera venatura melodica che scompare nel momento in cui si riesce a percepire e un riffing ben composto. Questo è ciò che troviamo in “Maltrer”, nulla più e nulla meno. E’ il loro primo full lenght, la band ha esordito da non moltissimo tempo, quindi restiamo con la speranza che prossimamente riescano a inserire nella loro musica un qualcosa di personale e originale, cosi da rendere questa band ancora più interessante. Per il momento meritano la piena sufficienza.

  

Fabio Sansalone

69/100