18 MAGGIO 2018

Secondo album per i finnici Wishing Well che vede parecchie novità in seno al combo nordico ossia due nuovi ingressi in formazione. Il nuovo disco, Rat Race, vede il nuovo singer Rafael Castillo per le ovvie parti vocali e all’hammond il tastierista Arto Teppo. Per quel che riguarda il sound della band non vi sono particolari novità se non una certa venatura più oscura nell’hard rock proposto dalla band (potrebbe essere definito anche hard&heavy per certe leggere spruzzate metalliche memori della new wave of british heavy metal) che non manca di inserire nelle composizioni qualche piccolo tocco di classe. 

L’opener track “Wheeling And Dealing” esplode letteralmente grazie alla sua dirompente energia che vede protagonista la sei corde e le vocals calde e potenti di Rafael. Il ritornello è subito memorizzabile ed è ben pompato da una sezione ritmica potente e da tastiere alla Deep Purple. Dopo questa frustata di energia l’ascoltatore si aspetterebbe un album su questa impronta ed invece no, in maniera neanche poco repentina le cose cambiano man mano che si prosegue l’ascolto. “Children of Paradise” è blues nel suo incedere con un bel coro di bambini in bell’evidenza e con la successiva “Sleepless Night” il mood si fa più oscuro nonostante i tempi siano veloci e la melodia marcata. Si sente che qualcosa si sta evolvendo ma non esattamente in meglio. La sorprendente “Pilgrim Caravan” pare presa dai Black Sabbath per il suo essere lenta e proto doom con arrangiamenti di violino e melodie mistico/nomadi condite da un guitar solo davvero evocativo. Un colpo di coda del genere era davvero impensabile ma con il passare dei minuti il ritmo cala inesorabilmente. La titletrack mostra la corda rivelandosi fiacca e non del tutto riuscita doppiata fortunatamente dall’hard melodico di “Falling Out of Love” (dai deliziosi cori femminili e linee vocali accattivanti) sfiancata a sua volta però da un intermezzo acustico abbastanza inutile come “A Little Dream” dalle tinte melodico/ritmiche latine. “Grain of Sand” vorrebbe essere una ballad cupa dai toni drammatici riuscendoci davvero poco ed anche le rimanenti tracce sembrano un vorrei ma non posso, prive insomma di energia e forza dirompente come lo era il primo lotto di canzoni. Pare che la band non avesse le idee ben chiare in fase di scrittura perché non si capisce questo strano minestrone dove manca un vero e proprio legame ma paiono tracce buttate a casaccio senza un senso logico. Se la produzione è scintillante e nitida ciò non si può dire di tutti i brani e ciò dispiace perché all’inizio il disco partiva in maniera veramente eccitante. 

Un disco sicuramente fatto con il cuore da musicisti preparati tecnicamente ma che pecca di omogeneità e che non ha una chiara direzione. Merita sicuramente un ascolto perché bisogna considerare che dischi del genere si mangiano senza problemi parecchie uscite di gruppi rock decisamente più blasonati e conosciuti. Sarebbe stato da riflettere bene riflettere bene sulla composizione in quanto è l’aspetto più confusionario del disco che si rivela essere un mezzo passo falso.

 

Enzo 'Falc' Prenotto

70/100