2 AGOSTO 2017

Baffi, barba incolta, riga di lato. E’ vero che l’abito non fa il monaco, ma il look spesso rispecchia il genere musicale espresso dall’artista. Infatti, come volevasi dimostrare, i Woodhawk, giovane band canadese di Calgary, si dedicano ad un ottimo stoner metal, condito di rock tradizionale. I nostri (Mike Badmington al basso, Kevin Nelson alla batteria e Turner Midzain voce e chitarra) hanno avviato la band nel non lontano 2013, per dare poi alla luce già l’anno successivo un album self-titled, autoprodotto. Tre anni dopo, tornano sulla scena con questo nuovo Beyond the sun, ancora una volta autoprodotto, ed accompagnato da uno splendido artwork, realizzato da Mark Kowalchuk. Il power trio predilige pezzi concisi, che colpiscono diritti e senza fronzoli, tant’è che l’album, composto da 9 tracce, si conclude dopo meno di 40 minuti.
Il brano di apertura è la title-track Beyond the sun, e costituisce senza dubbio una partenza molto convincente, che mette subito in mostra un Midzain vocalmente molto dotato, seppur caratterizzato da un timbro più alto e melodico di quello che generalmente caratterizza i cantanti dediti allo stoner. Questo primo pezzo contiene tutti gli elementi del sound dei Wookhawk: riff semplici, niente virtuosismi, soli brevi ma efficaci, backing vocals ed un po’ di groove che non guasta mai in sede live. E’ facile inoltre notare fin da subito le preponderanti influenze della band, dai Red Fang ai Mastondon della seconda metà di carriera (da Crack the Skye in poi, e soprattutto The Hunter del 2011), nonché vaghe rimembranze dei Baroness meno progressive. Il secondo brano, The High Priest, più movimentato e “ballabile” del precedente, porta alla mente anche qualcosa dei Monster Magnet più recenti. Giunti alla terza Living in the sand, peraltro la canzone più lunga del lotto, che supera i 6 minuti, si inizia a denotare una sorta di staticità nel songwriting dei ragazzi canadesi. D’altronde, è pur vero che la varietà stilistica non è caratteristica dello stoner, ed inoltre i brani risulterebbero comunque di facile presa una volta portati on stage. Per fortuna, un po’ di novità si inizia a vedere con la quarta Magnetic North, a modesto parere dello scrivente il pezzo più affascinante dell’album, nonché il meno immediato; ma già con la successiva Lawless si torna agli stessi binari stilistici, seppur con maggiore rabbia. Di fatto, questo giudizio è applicabile anche alle rimanenti tracce (A New Hope, Quest for Clarity): il riffing non è molto variegato, i soli altrettanto. L’ottava e penultima traccia del full-lenght è occupata dalla strumentale Foresee the Future, che fa da apripista alla conclusiva Chrononaut, ma che probabilmente avrebbe trovato collocazione migliore a metà dell’album, in modo da spezzare la monotonia.
In conclusione, Beyond the Sun è un album apprezzabile, caratterizzato da una buona produzione, dove spiccano senz’altro le doti del singer Turner Midzain. Puntando le proprie risorse temporali ed economiche in un tour sicuramente la band potrà ottenere facilmente la meritata visibilità presso labels di rilievo.

 

Luigi Scopece
82/100