13 NOVEMBRE 2017

Nel panorama orientale del black metal più "ancestrale", sorgono i Zifir. Progetto sorto in Turchia unel 2006 e stipulato dai due Onur Önok (voce, chitarra, basso) e Onur Sülen (effetti speciali, programming), Zifir emerge nel primo capolavoro black metal "You Must Come With Us". Col secondo album, "Protest Against Humanity" (2011), Can "Nursuz" Gürses entrerà a far parte del progetto come batterista, facendo così sfociare Zifir in un'ottica più depressive black metal. Con l'addio di Sülen al progetto e lo split album, nel 2012, coi belgi Cult of Erinyes, icone portanti del post-black metal, assieme Adustum, daranno inizio al nuovo corso col terzo album, "Kingdom of Nothingness". Uscito nel 2017 per Duplicate Records, label norvegese conosciuta per aver collaborato con nomi importanti (Aura Noir, Nocturnal Breed, Lamented Souls), si compone di 12 tracce con aggiunta di una tredicesima che fa da bonus track. La bellezza di questa release sta nel suo toccare tanti frangenti del black metal, come l'atmospheric o il blackened doom. Il disco si può ripartire in due parti: una prima parte, che va da "Befog" a "Diabolis Praescriptum", concernente un panorama più classico, classici temi di occultismo e satanismo. "Common Insanity", invece, fa da cancello di apertura al panorama più depressive, riferendocisi ai growl di Önok. Da "As Weak As your God" a "A Crowded Nothingness" i temi principali di questo black/doom saranno misantropia e blasfemia, dunque sfumatura "depressive" solo nell'estetica del "canto" (o "cantvs maleficvs", per dirla alla Neige et Noirceur). "Evoke", infine, può considerarsi fra il primo raggruppamento, essendo di impronta più classica nella sua manifestazione più occulta.

A corollario di tutta l'analisi, si può dire che, a differenza dei suoi precedenti, questo album si presenta con degli ottimi sample incastonati fra di loro, di qualità decisamente più adatta allo stile rievocativo del passato dei Zifir. Si ha la percezione più precisa di un black metal d'apertura fresca del XXI secolo. Inoltre, "Kingdom of Nothingness" è l'album, si potrebbe dire, di "superamento" e di motto di questo progetto turco, a rappresentazione del miglioramento (anche volontario) da parte di quest'ultimo. A conclusione di questa recensione, vuoi forse anche per un approccio più "all'orientale" (=più finalizzato al superamento completo di un ostacolo generico), si aggiunge che, qualora si voglia raggiungere un miglioramento, la dedizione è quello che serve affinché si faccia con costante positività e sicura riuscita. I Zifir sono un nome come tanti pochi altri nel mondo della musica ad aver adempiuto all'approccio con dedizione e costanza, creando un album quasi perfetto e molto coerente allo scopo principale di rievocare un passato musicale, di oramai perduta tradizione con l'entrata in vigore del prefisso "post-" prima di ogni nome di genere.

 

Tracklist:

1. Befog

2. The Relief in Disbelief

3. Mina

4. 769

5. Diabolis Praescriptum

6. Common Insanity

7. A State of Chaos

8. As Weak as Your God

9. Abet

10. Echoes from Nowhere

11. The Ascension

12. A Crowded Nothingness

13. Evoke (Bonus Track)

 

Alexander Daniel

92/100