GASTIR-GHOSTS INVITED, Gaahls WYRD, recensione, Insane Voices Labirynth Official

Recensione a cura di Edoardo Goi

GAAHLS WYRD - "GASTIR-GHOSTS INVITED"

Accingersi a recensire l'opera prima dei GAAHLS WYRD è tutt'altro che semplice, allo stesso modo in cui è tutt'altro che semplice approcciarsi alla figura cardine del progetto, quel Gaahl (al secolo, Kristian Eivind Espedal) il cui nome è ormai già iscritto nella storia del black metal e le cui gesta lo hanno portato spesso alla ribalta delle cronache anche per motivi extra-musicali:
cantante dei Gorgoroth nel loro periodo di massima e più scabrosa esposizione mediatica, fondatore e mastermind degli straordinari Trelldom e dei più controversi God Seed, cantante per più di un decennio dei cupi e folcloristici Wardruna, colui che ha scioccato il mondo del black metal col suo coming-out riguardo alla sua omosessualità nel 2008 e che nel 2002 subì una condanna a 14 mesi di carcere per aggressione, sequestro e tortura ai danni di un uomo (del quale però Gaahl dichiarerà la parziale consensualità, rigettando le accuse di averne raccolto il sangue per berlo e le minacce di sacrificio rituale), spesso accusato di filo-nazismo e di supporto al terrorismo anti-cristiano, salvo poi lanciarsi nel campo della moda ed essere nominato “persona gay dell'anno” nella sua città, Bergen.
Una figura senza dubbio complessa, nella quale è senza dubbio difficile identificare con chiarezza dove finisce il “personaggio” e inizia la persona.
Ciò che rimane invece inequivocabilmente senza possibilità di smentita alcuna è l'assoluta rilevanza artistica di ogni progetto cui ha legato il suo nome, portando il suo desiderio di sperimentazione oscura, già palesato in tempi non sospetti all'interno della sua prima band, i Trelldom, da lui fondati nel lontano 1993, anche all'interno di un'entità storicamente dedita alla ferocia più belluina come i Gorgoroth che, durante la sua permanenza all'interno della band, registreranno i loro album più osati e controversi.
Va da se che, con alle spalle una carriera musicale caratterizzata dall'assoluta non-convenzionalità, l'attesa riguardo al nuovo progetto che porta, seppur parzialmente, il suo nome e dallo stesso fondato nel 2015 dopo la sua fuoriuscita dai God Seed era piuttosto alta, rinfocolata dall'uscita dei due singoli che, nel corso del 2019, hanno preceduto la pubblicazione del debutto sulla lunga distanza della band, il qui presente GASTIR-GHOSTS INVITED, licenziato dalla Season Of Mist il 24 maggio dello stesso anno.
Con una line-up completata da musicisti di lunga militanza nella scena black underground e che vede, oltre ovviamente a Gaahl alla voce, Lust Kilman alla chitarra, Eld al basso e Spektre alla batteria, la band conferma l'approccio oscuro e non-convenzionale al black metal che da sempre contraddistingue l'operato del suo mastermind fin dall'iniziale EK ERILAR la quale, dopo una breve intro tastieristica dai toni tanto spettrali quanto eterei, esplode in un black metal teso, compatto e volutamente monocorde, guidato da un blast beat tanto ossessivo quanto “storto”, sul quale si posano le vocals inquietanti e doppiate di Gaahl per un effetto complessivo deviato e disturbante di grande incisività.
La stratificazione, tanto vocale quanto strumentale, si rivela da subito una delle caratteristiche cardine attorno cui ruoterà l'intera opera, esaltata da una produzione che, pur decisamente pulita per i canoni del genere, risulta allo stesso tempo perfetta nel valorizzare il lavoro certosino svolto in fase di composizione;
ecco quindi insinuarsi nelle trame del brano arpeggi di chitarra pulita di rara evocatività, sussurri, suoni, tastiere a volte più lontane, a volte più in primo piano, il tutto a completare un quadro tanto sfumato e inafferrabile quanto concreto e ricco di dettagli, a tratti lattiginoso e nebbioso e a tratti oscuro e penetrante.
Il risultato è un brano indiscutibilmente legato a doppia mandata al black metal, ma che si bea di elementi assimilabili al post-black (in particolare la sua componente più shoegaze) per ammantare il tutto di un'atmosfera sospesa semplicemente grandiosa (evitando peraltro le melensaggini in cui talvolta ci si imbatte quando si tratta di band che fanno uso di dette sonorità), resa ancora più incisiva da una prova grandiosa, per interpretazione ed istrionismo, di Gaahl alla voce, che non esita a utilizzare tutto il suo bagaglio espressivo (fra scream, voci pulite, stentoree parti declamatorie e altre dall'afflato più rituale) per garantire al pezzo l'adeguata profondità emotiva necessaria a chiuderne il cerchio in modo semplicemente perfetto.
Il brano successivo, intitolato FROM THE SPEAR, si muove su coordinate (almeno inizialmente) più vicine al black metal, salvo riservare al suo interno spazio per sorprendenti quanto splendidi passaggi vicini al metal classico.
Da rimarcare, nella parte iniziale, le splendide parti di batteria di Spektre, capace di inserire all'interno di un blast beat ancora una volta ossessivo e penetrante delle parti percussive tanto semplici quanto efficaci che, unite all'interpretazione vocale arrembante e virile di Gaahl, sono perfette per rendere l'atmosfera battagliera che domina la parte iniziale del brano.
Esattamente come succedeva nel pezzo precedente, man mano che la composizione procede si nota un arricchimento della stratificazione sonora capace di creare un crescendo emotivo progressivo e insinuante a dir poco entusiasmante destinato a confluire in una parte ariosa e spettrale semplicemente magnifica, contrassegnata da una pienezza strumentale totalizzante e da dalle ripetute invocazioni pronunciate da Gaahl mediante l'utilizzo di clean vocals di rara efficacia, salvo poi lasciare all'assalto black iniziale il compito di concludere un pezzo davvero strepitoso per pacca e impatto emotivo.
E l'impatto emotivo è senza dubbio l'aspetto che viene messo in primo piano nell'assalto iniziale della successiva semi-title track GHOSTS INVITED (primo singolo estratto dall'album, mentre il brano precedente era stato il secondo), marchiato a fuoco dalle vocals declamate e rituali di un Gaahl in forma strepitosa su una base black tanto feroce quanto gelida e avvolgente.
Il black metal proposto dalla band è nebbioso e oscuro, dai forti connotati malinconici e assai poco ferale, anche nei suoi momenti più feroci, e si integra perfettamente con le parti più vicine al metal classico, presenti a più riprese nel loro songwriting, così come con le parti più ariose e vicine vicine al post-black metal, con le quali condivide l'onnipresente carica spettrale chiamata a legare l'intera opera (rendendo quantomai azzeccato il riferimento a tale tema presente nel titolo del disco).
Questo connubio “a tre” risulta quantomai palese e riuscito in questo brano, che alterna sfuriate di grande intensità con aperture dal riffing più compatto e classicamente metal e altre dai fortissimi connotati “post” e atmosferici curatissimi e di rara intensità, il tutto legato dalla variegata interpretazione vocale di Gaahl, caratteristica costante dell'intero lavoro, come era piuttosto prevedibile che fosse.
Arriviamo quindi all'indiscutibile apice emotivo e atmosferico dell'album con il brano CARVING THE VOICES, il cui iniziale, strepitoso trasporto dall'afflato non lontano dai migliori Opeth del periodo Still Life- Blackwater Park (attorno al quale gira l'intera composizione) risulta tanto catchy quanto irresistibile, in grado di portare immediatamente la mente dell'ascoltatore su un altro piano di coscienza e di rendere l'empatia dello stesso con le atmosfere evocate dal brano totale e quantomai appagante.
L'andamento in mid-tempo del pezzo, con le sue cadenze black-doom, unitamente alle vocals nuovamente strepitose di Gaahl (ancora una volta non possiamo fare a meno di notare come il suo tono dark si sposi magnificamente con le atmosfere evocate dai brani), non fanno che rendere la simbiosi emotiva fra ascoltatore e musicisti ancora più profonda e indissolubile, trasformando il brano in un flusso emotivo di indicibile intensità.
Capolavoro assoluto, la cui portata è davvero difficilmente traducibile a parole.
Ancora ebbri di cotanta magnificenza, ci addentriamo nella seconda parte dell'album guidati dal black metal arrembante di VEIZTU HVE, brano dall'incedere oscuro e martellante, contraddistinto da una struttura leggermente meno complessa dei brani che lo hanno preceduto, ma non per questo meno stratificato o minuziosamente cesellato, reso strepitoso da una seconda parte dominata da vocals dai toni nordicamente folk richiamanti la passata militanza di Gaahl nei Wardruna ma che, sprofondate in un contesto simile, non possono non richiamare alla mente anche l'operato dei geniali compatrioti Solefald, per una porzione dai connotati metal-folk tanto particolare quanto entusiasmante.
Si prosegue con l'assalto ossessivo e subdolamente insinuante della successiva THE SPEECH AND THE SELF, brano che nuovamente si giova di costruzioni atmosferiche non lontane dai migliori Opeth e Katatonia (benché poggiati su una base indiscutibilmente, rigorosamente e ortodossamente black) e di parti ancora una volta vicine al black progressivo, contaminato e “nordico” di Solefald e ultimi Enslaved e che, pu non presentando sostanziali novità dal punto di vista delle sonorità, risulta allo stesso tempo assolutamente perfetto in virtù di una verve compositiva e di un'ispirazione di base assolutamente evidenti e di livello assoluto.
La successiva THROUGH AND PAST AND PAST si candida fin da subito al trono di brano più estremo e tirato dell'intero lavoro, oltre che il più diretto, grazie alle venature thrash che ne innervano il costrutto fortemente black e che, unitamente a una struttura decisamente snella e relativamente semplice, contribuiscono a consegnarci tra le mani un brano che, nella sua brevità, raggiunge in modo straordinariamente efficace gli obbiettivi prefissati, facendo peraltro da preludio perfetto alla conclusiva WITHIN THE VOICE OF EXISTENCE che, musicalmente, ne rappresenta il perfetto contraltare stilistico.
I due brani stanno infatti agli antipodi del mondo musicale dei nostri;
tanto compatto, brutale e diretto era il precedente, infatti, e tanto rarefatto, etereo e strutturalmente disarticolato risulta essere questo, con i suoi arpeggi dilatati e oscuri, posati su una base scarna e ossessiva, sui quali la band costruisce splendide stratificazioni di tastiere e sample, il tutto reso ancor più raggelante da voci in lontananza intente a recitare oscure litanie risultante in un'atmosfera quantomai tesa e spettrale che raggiunge il suo apice nella lunga coda di questo brano (che si configura quasi di più come una lunga outro che come un brano vero e proprio) allorché la band abbandona le atmosfere rarefatte che ne avevano contraddistinto il dipanarsi fino a questo punto per dare una sferzata di intensità a base di percussioni pesantissime e in primo piano e parti corali dai toni ieratici e rituali dall'impatto straordinario, splendida chiusura di un brano, e con esso di un album, dalla portata artistica straordinaria, frutto della personalità artistica debordante della mente che si cela dietro al progetto.
Non troverete nulla di radicalmente nuovo o innovativo, fra i solchi di questo album, se già seguite da tempo le gesta del mastermind Gaahl nonché le evoluzioni meno ortodosse del black metal, ma il modo in cui gli ingredienti vengono qui mescolati e il risultato che gli stessi danno beh, quelli, invece, sono assolutamente unici, e non trovano eguali al di fuori della visione artistica del summenzionato artista.
Un'opera d'arte vera, straordinariamente profonda e intensa, che rifugge ogni catena o gioco stilistico per raggiungere in modo completo la propria essenza pura e incontaminata e donarla intatta a ogni ascoltatore che vorrà porsi all'ascolto con mente aperta e animo libero, ma che potrà nondimeno appagare anche chi ama le sonorità black più tradizionali, grazie all'innegabile capacità qui palesata di far convivere in modo perfetto l'anima più ortodossa e quella più sperimentale di Gaahl senza che nessuna delle due venga mai messa in secondo piano dall'altra.
Primo album per questo progetto, e primo capolavoro.
Come partenza, non c'è male.
Avvolgente ed emozionante.
In una parola: imperdibile

 

 

VOTO: 95/100