16 Ottobre 2019

mgla, age of excuse, insane voices labirynth, review

Recensione a cura di Edoardo Goi

 

Mgła “Age Of Excuse”

Quando diventi un caso discografico, anche se relativamente a un mercato di nicchia come quello black metal, non deve essere facile sopportare il peso delle aspettative del pubblico al momento di affrontare il songwriting per il nuovo materiale.

Si può pensare sia stato così anche per i polacchi MGLA (che, come mi è capitato di scoprire di recente, si pronuncia “mgwah” e significa “nebbia”, in polacco), balzati all'onore delle cronache con il loro terzo full lenght, quel “Exercises In Futility” che, nel 2015, così tanto clamore aveva suscitato all'interno di un panorama da qualche anno avaro di reali scossoni (viene in mente, in tal senso, la pubblicazione nel 2009 dello splendido “Black Cascade” degli americani Wolves In The Throne Room, album capace di creare, da solo, un nuovo sottogenere, il Cascadian Black Metal, appunto).

E' stato un po' anche il destino riservato ai polacchi, generatori, con quell'album dal sound ibrido tra un melodic-black di chiara derivazione svedese (Dissection su tutti), black metal cascadico (soprattutto per la reiterazione dei riff e il sentore psichedelico di alcuni passaggi) e vaghi echi thrash-black, di uno stile “alla MGLA” che non pochi epigoni ha generato nella scena;

un sound che la band ha sviluppato passo passo durante i suoi ormai quasi vent'anni di attività (la fondazione del gruppo risale infatti al 2000 attorno alla figura di M. , cantante e polistrumentista da sempre fulcro dell'attività del medesimo) ma che, solo col succitato “Exercises In Futility”, sembra avere trovato piena espressione e personalità, nonostante i comunque ottimi riscontri del debutto “Groza”, del 2008, e del secondo album, “With Hearts Towards None”, del 2012.

Il dilemma che attanagliava fan e addetti ai lavori, dopo l'annuncio della prossima pubblicazione del loro best-seller, era quindi se la band avrebbe continuato nel suo percorso di ricerca musicale o se si sarebbe adagiata sugli allori riproponendo in modo piuttosto fedele la formula che tanta fortuna ed esposizione gli avevano donato.

Dopo un attento ascolto, possiamo senza dubbio affermare che la band non ha affatto rinunciato alla propria identità musicale per rincorrere chissà quale fantomatica evoluzione ma, allo stesso tempo, ha cercato di innestare su fondamenta ormai solidissime nuove soluzioni capaci di rinfrescarne il sound senza rinunciare a nulla di quanto fin qui duramente costruito.

Ecco quindi che, con una formazione fin dal primo full-lenght costituita dal duo M. alla voce, chitarra e basso e da Darkside alla batteria, la band da vita a un nuovo, succulento, capitolo della sua discografia intitolato AGE OF EXCUSE, pubblicato come i precedenti dall'etichetta Northern Heritage Records e composto da sei tracce che, come ormai è abitudine per il gruppo, portano tutte il titolo dell'album ma con numerazione crescente.

Si comincia infatti con il brano AGE OF EXCUSE I, introdotto da inquietanti rumori che sanno di ossa sgranocchiate, e subito ritroviamo i MGLA cui eravamo abituati, palesati in un mid-tempo dagli spiccati connotati melodic-black, ma ammantato da un'aura dissonante e psichedelica mai così pronunciata e straniante, capace di donare al pezzo un'atmosfera tanto gelida e nebbiosa quanto eterea e distaccata, quasi siderale, nel suo apparire dissociata dalla dimensione reale.

La prestazione dei due musicisti appare, come da consuetudine, impeccabile, con un M. intento a costruire i suoi classici riff glaciali ma mai eccessivamente feroci e a intrecciarvi sopra fraseggi melodici curatissimi e intelligibili e un Darkside come sempre preciso, efficace e al contempo fantasioso alla batteria, grazie al suo stile peculiare che fa da autentico valore aggiunto per la resa finale della musica dei nostri.

Ci troviamo di fronte a un brano decisamente strutturato, che vive di rallentamenti mai eccessivi e repentine accelerazioni, che la band si dimostra estremamente a suo agio nel gestire grazie a un arrangiamento essenziale ma estremamente efficace, capace di dare basi solidissime al percorso sonoro di un pezzo che, come spesso accade nella musica dei MGLA, si configura come un piccolo e funzionale viaggio musicale autosufficiente, benché inserito in un quadro artistico più ampio.

Davvero un ottimo inizio, capace di palesare la già precedentemente rilevata intenzione della band di spingersi nuovamente un passo oltre quanto già fatto in passato ripartendo da dove si era fermata col disco precedente.

Con la successiva AGE OF EXCUSE II la band spinge sull'acceleratore fin dall'inizio (pur senza raggiungere velocità parossistiche, come da tradizione) sull'onda di un black metal melodico abbastanza classico, ma sempre ammantato da vaghi sentori dissonanti tipici di un certo post-black piuttosto moderno, creando un connubio di gran presa, prima di assestarsi su una strofa in mid tempo decisamente catchy, caratterizzata da un drumming molto dinamico e screziata da porzioni al limite del dark sound portato alla ribalta dagli ultimi Katatonia, senza per questo rinunciare alle sfumature black di base che, a partire dalla voce, marchiano comunque a fuoco ogni composizione della band.

Ci troviamo di fronte a un pezzo decisamente più sperimentale di quello che lo ha preceduto, benché costruito attorno a una struttura più canonica;

un pezzo decisamente sbilanciato verso il versante atmosferico ma non per questo meno intenso o glaciale di quanto ci si aspetterebbe dai MGLA, tutt'altro.

Col terzo brano, ovviamente intitolato AGE OF EXCUSE III, ci spostiamo in territori ancora più sperimentali, con la band intenta a innervare il proprio sostrato di black metal melodico con dissonanze estremamente marcate e passaggi più classicamente “metal” e rock che rimandano un po' a quanto proposto dagli elvetici Bolzer nel loro primo periodo, creando così un'ottima stratificazione sonora che rende fin dal primo ascolto questo pezzo come uno dei più rappresentativi dell'intero album, oltre che uno dei più interessanti e godibili, grazie anche a un refrain molto efficace, per quanto niente affatto ostentato, e una tensione emotiva (unitamente a un'intensità sonora) costantemente alte e quantomai avvincenti.

Pezzo semplicemente splendido.

La successiva AGE OF EXCUSE IV si apre in modo decisamente più classico, sviluppandosi su una ritmica ossessiva, veloce e martellante, ottima base d'appoggio per i riff melodic black d'alta scuola caratteristici dell'operato di M. sui quali il medesimo non lesina intrecci vicini tanto all'atmospheric black dei mai abbastanza lodati finlandesi Thy Serpent quanto alle dissonanti tensioni portate all'interno del genere da acts quali Deathspell Omega, Wolves In The Throne Room, Aevangelist e Nightbringer.

Un altro centro pieno, graziato da un'intensità esecutiva ancor più marcata rispetto al brano precedente e capace di far convivere magnificamente l'anima più tradizionalista della band con quella più sperimentale, votata a una ricerca atmosfera il più possibile distinta e personale.

L'inizio della successiva AGE OF EXCUSE V spinge invece sul versante più atmosferico, dissonante e “post” dell'anima artistica dei MGLA, costruito com'è attorno a un mid-tempo dal riffing dilatato e dall'atmosfera straniante, tratteggiato da penetranti arpeggi distorti, voci filtrate e un drumming puntuale quanto estroso, prima di lasciare spazio a un up-tempo piuttosto controllato, ma allo stesso tempo trascinante, sempre contraddistinto dalle pennellate di atmosfera cosmica di gran gusto e presa che sono il vero tratto distintivo di questo album e che segnano, a conti fatti, il più marcato segno di discontinuità rispetto al recente passato che, pur non privo ti tale elemento, mai come prima d'ora lo vedeva messo in primo piano, anche a livello di pura ricerca sui suoni.

Questo rilievo permette a chi scrive di spendere due parole sui suoni dell'album, piuttosto in linea con la tradizione della band e quindi decisamente nitidi e fluidi, benché assolutamente non pompati in fase di produzione (realizzata dalla band stessa), e assolutamente in linea con l'atmosfera che i nostri volevano infondere all'album, quindi cupezza e aggressività piuttosto controllate in favore di una pasta sonora più neutra e dilatata capace di esaltare al massimo le velleità umorali delle composizioni.

Tornando al brano, esso si dipana su un ottimamente realizzato crescendo tanto atmosferico quanto esecutivo capace di valorizzare nel modo migliore le prerogative emozionali che ne costituiscono il focus principale, risultando come l'ennesimo brano riuscitissimo di una scaletta che, fin'ora, non conosce battuta d'arresto alcuna;

e che non ne conoscerà alcuna in generale, essendo che anche l'ultimo brano, cioè la lunga AGE OF EXCUSE VI, si rivela essere quantomai convincente e ben realizzato, costruito attorno a un andamento dai tratti dark-rock che ricorda, nella strofa, l'operato dei grandiosi ultimi Tribulation (influenza non nuova, per i MGLA), salvo deflagrare successivamente in porzioni melodic black ineccepibili e intense in un gioco di contrasti che, amalgamato alla perfezione dall'impronta personale dei nostri, va a tratteggiare un quadro sonoro di rara intensità.

Troviamo infatti in questo brano un po' la summa estrema di tutto quanto fatto sentire dalla band nel resto del platter, con i suoi estremi qui presenti in forma più marcata che mai:

le parti melodiche e vicine al post e al dark-rock sono le più catchy dell'intero album, mentre quelle più black sono, allo stesso modo, le più intense fin qui sentite.

Queste caratteristiche, fuse insieme alla spiccata tendenza alla psichedelia dissonante che fa da comun denominatore all'intera opera, fanno di questo brano uno dei più rappresentativi dell'intero lotto, oltre che uno dei più belli in assoluto.

Possiamo senza dubbio affermare che la band continua, in questo album, il suo processo di distillazione musicale che l'ha vista via via rendere la sua proposta più chiara, delineata e personale, spingendo sempre di più su un'essenzialità sonora che non rinuncia alla stratificazione ma che la vuole votata alla massima resa dell'idea musicale di base, piuttosto che alla spazialità di un suono ingombrante.

A farne le spese, qui ancora più che nel precedente Exercises In Futility, è la componente più puramente black della loro proposta, intendendolo unicamente dal punto di vista del mero suono, sempre meno spigoloso e sempre più avvolgente, visto che il black metal è ovunque, nella musica degli MGLA, e questo album non fa eccezione.

Un platter splendido, capace di trasportare l'ascoltatore nella dimensione sonora della band in un batter d'occhio, grazie alla capacità delle composizioni di tratteggiare quadri sonori straordinariamente vividi e coinvolgenti, che non potrà non soddisfare i vecchi fan della band più legati alla sua ricerca atmosferica, mentre potrebbe inizialmente far storcere leggermente il naso a quelli legati all'aspetto più impattante della sua proposta, i quali necessiteranno qualche ascolto in più per rendersi conto che, in fondo, gli ingredienti di base della ricetta musicale del gruppo sono sempre i medesimi, anche in questo caso.

Una band che ormai si è costruita una personalità unica e riconoscibilissima, e che si dimostra desiderosa di sfruttare questa sua peculiarità sostanziale per non limitarsi a svolgere il compitino continuando a riproporre pedissequamente quanto proposto in passato, ma per cercare di affinare sempre di più la propria visione musicale, alla costante ricerca della perfezione.

Un album che forse non solleverà lo stesso polverone del suo predecessore (ormai questo modo di fare black metal è stato da loro stessi abbondantemente sdoganato), ma che si rivela meritevole della medesima considerazione, trattandosi di un'opera davvero riuscitissima, zeppa di brani splendidi e figlia di una visione artistica chiarissima e sapientemente concretizzata.

Un viaggio musicale intenso ed appagante.

Consigliatissimo.

 

 

VOTO: 88/100