16 SETTEMBRE 2020

Recensione a cura di

Daniele Blandino

Gli "Strontium" sono una Gothic Metal band moderna dalla voce femminile, con base a San Pietroburgo, Russia. Il primo audio degli Strontium era una cover della canzone "Lacrimas Profundere" - "Ave End" del 2013, ma la formazione completa della band earriverà solo nel 2017. Il singolo di debutto "Kisses" con la voce femminile protagonista è stato rilasciato nel 2017 e in poco tempo ottiene un feedback molto positivo. Nell'aprile 2019 è stato pubblicato il primo album chiamato "Remains". Ora gli Strontium stanno registrando un EP con canzoni in lingua russa e canzoni di prefazione per il prossimo album full-lenght (in inglese). Uscita EP prevista nella primavera del 2020 mentre il prossimo album nell' inverno 2020/2021.

Questo è un  album di gothic metal di stampo classico con tutti i criteri del genere. Le tematiche che la band affronta dei loro testi sono le seguenti: Dolore, sconforto, amore, speranza, misticità. L’album composto da 8 tracce e dura 42 minuti e 57 secondi. La line-up è composta da: Yan Kizhaev alla batteria, Artem Timchenko chitarra Solista, Vladislav Natarov Chitarra ritmica, Alexandra Rodina Voce Femminile e Oleg Shishko Basso e, come ospite,  alle tastiere Natalia Korelskaya.

L’album si apre con “Stormwings”: sufficiente opening, brano molto semplice e diretto non ci sono troppi fronzoli, i canoni del genere ci sono tutti e vengono rispettati appieno. La voce della cantante si adatta bene al loro stile classico.

Si continua con “Resentment Lika a Torture”: brano semplice ma senza mordente, l’ascoltatore potrebbe non venire coinvolto per niente, anzi, si rischia di farlo annoiare a sentire il brano. La lentezza che distingue l’intera traccia è forse forzata e c'è un evidente tentativo di  sfruttare i canoni più commerciali del genere, la band non riesce quindi ad esprimere personalità perché cerca solo di risultare ancorata allo stile predefinito di genere e perdono tempo a cercare soluzioni facili invece di concentrarsi su come personalizzare il genere.

Terza traccia “Lie, Cry or Die”: brano leggermente superiore rispetto alle tracce precedenti, la band finalmente ci mette qualcosa di personale, la voce maschile però presenta un growl, a mio giudizio, non adeguato; che non si sposa bene con la dolcezza della voce femminile nemmeno nel contrasto. Sfruttano sempre i cliché del genere, quelle poche soluzioni personali che sono presenti non vengono sviluppate appieno, anzi, vengono messe in secondo piano.

Quarta traccia “Wait Me”: brano ascoltabile e con una personalità più evidente, in cui la voce della cantante si sposa bene col tema del brano. La band ha messo da parte i canoni classici e si sono concentrati sulle emozioni che il tema trasmette, l’ascoltatore ne riuscirà  ad essere coinvolto emotivamente. La band è stata brava a far trasparire la tristezza che il brano trasmette, non risulta noioso e riempie chi lo ascolta di una tristezza immensa ma interessante. 

Quinta traccia “Kisses”: è invece brano, a mio giudizio personale, pessimo. Il poco di buono che si stava mostrando nel brano precedente si perde del tutto e si ritorna sul commerciale, banale, stucchevole. Si resta veramente delusi da ciò che si sta sentendo. La band ha buttato via la poca personalità che stava mostrando.

Sesta traccia “Pour Vous”: brano piacevole all’ascolto con suoi ritmi lenti e quasi oppressivi. L’ascoltatore però, anche in questo caso,  non rimane coinvolto e anzi si distrae;  il gruppo prova a inserire un pezzo di growl per provare a dare un certo mordente al brano, ma è un’operazione destinata al fallimento per via del fatto che il brano non è appetibile in sè e la lentezza di questo arrangiamento non risolleva le sorti della traccia.

Penultima traccia “From the High”: brano al limite dello stile gothic metal, dove l’arrangiamento prende anche dall heavy metal classico in certi frangenti, ma rimane una traccia di basso livello; canzone molto smielata senza caratterizzazione. L’ascoltatore è distratto, annoiato e non vede ora che album finisca. Non ho  trovato nella traccia in questione, nulla che potesse attirare l'attenzione per continuare. Sembra che la band non si sia nemmeno sforzata di tirare fuori un’idea originale.

L’album si chiude con “Darkness Within”: Una pessima deriva dell’album sull'elettronica. Canzone lenta e dolce ma senza una struttura che giustifichi un perché dell l’elettronica 'che prende il sopravvento su tutto. 

La band con questo ultimo brano ha a mio giudizio buttato all’aria quel poco di di caratteristico che ha fatto sentire in alcune tracce.

Album veramente troppo qualunquista, non si sente per niente la personalità del gruppo che ha riciclato tutti i cliché del genere e ha provato a contaminarli sia con l’elettronica che con vari artifici, non riuscendo però nell’esperimento. Chi lo ascolterà potrebbe sentire un vuoto:l’impressione di essere un soffio di vento che, una volta passato, non lascia traccia del suo passaggio...Un growl eseguito con pressapochismo, inserito in contesti che non lo valorizzano e non ne traggono giovamento. Degna di nota invece è l’equalizzazione, la registrazione come il mixing, sicuramente eseguiti da dei bravi tecnici. Questo però non è sufficiente a suscitare un apprezzamento del lavoro in toto. Non mi sento di consigliarlo se non forse a coloro che cercano solo un buon sottofondo, che abbia un discreta qualità di produzione tecnica.

 

35/100