7 MARZO 2020

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

Line-Up:

Aaron Randall - Voce

Greg Christian -Basso

Matt Hanchuck - chitarra

 

Alex Marquez - batteria

 

I "Wreck-Defy" si sono formati nel 2016 grazie a Matt Hanchuck che aveva composto molti brani nell’arco degli anni, suonando in varie garage bands, enormemente influenzato dal fiorente thrash metal della Bay Area degli anni '80. Matt contattò il suo buon amico Justin Steer (ex Winnipeg) da una delle band in cui aveva militato lo stesso Matt. L'album di debutto "Fragments of Anger" è stato rilasciato con una produzione prima indipendente e successivamente dalla label Alone Records, con base in Grecia. Durante la registrazione, Matt è stato in grado di ingaggiare Glen Drover dei Megadeth per mixare l'album; questo ha portato Shawn Drover, fratello di Glen, a suonare tutte le tracce di batteria dell'album di debutto.

Una volta iniziato l'album successivo, Justin lasciò il progetto, lasciando Matt nel continuare il lavoro, decidendo di chiedere all'ex frontman degli Annihilator, Aaron Randall, di cantare per la band. Dopo aver ascoltato l’album di debutto, Aaron accettò di unirsi alla band e così iniziarono le successive sessioni di scrittura.  I Wreck-Defy hanno scelto di migliorare la qualità della produzione assumendo Juan Urteaga, già produttore di Testament, Machine Head, Heathen Vicious, per il mixaggio del nuovo album. Durante questo periodo, Matt ha visto l'appoggio di Greg Christian dei Testament nell’unirsi ai Wreck-Defy e suonare tutte le linee di basso nel nuovo lavoro.  Ora non ci resta che aspettare la possibilità di poter ascoltare la band in Europa.

Album thrash metal di stampo old school, con questo lavoro sembra di essere catapultati degli anni 80, le influenze di quegli anni si sentono tutte nell’intero album.

Il disco è composto da 9 tracce per una durata di 44 minuti e 53 secondi, anche l'artwork è ben curato e riprende un pochino le copertine del passato. Le tematiche che il gruppo affronta sono rabbia, frustrazione, ingiustizia sociale e guerra.

L’album si apre con “Killing the Children”: buon opening dell’album amalgamato con influenze moderne senza snaturare del tutto il genere, il ritmo cavalcante rende il brano scorrevole e i cambi di tempo lo rendono molto appetibile, soprattutto la parte del ritornello ben studiata. L’ascoltatore viene immerso nel loro sound si vintage ma anche moderno allo stesso tempo. Si continua con “Broken Peace”: canzone coinvolgente, immergendosi del tutto nel brano, la violenza del sound è quasi scomparsa lasciando il posto a una melodia orecchiabile, forse in alcuni momenti troppo sdolcinata, rendendo il sound morbido e forse nell’ascolto complessivo un po' stucchevole.

La terza traccia “Riverview” è una canzone piuttosto melensa , come se la band si sia concentrata nel rendere il sound più appetibile a tutti, in ambito commerciale. La purezza del genere non c’è più lascia soltanto spazio a stereotipi di genere e anche la violenza dell' impatto sonoro, che in un gruppo thrash dovrebbe essere presente, è scomparsa. La quarta traccia “Looking Back”, è canzone acustica all’inizio quasi a sembrare una simil ballad con alcuni spunti carini, ma nulla di più, la piega commerciale e melodica prende il sopravvento.

La quinta traccia, “18oz of Chrome”, canzone leggermente più presente sul genere rispetto alle altre, presenta ancora questa deriva costante.

La sesta traccia “The Divide” sembra non voler cambiare il percorso intrapreso. La settima traccia “Art of Addiction” è invece un brano, a mio giudizio, migliore dei precedenti, con una vena thrash ben fatta dove si percepisce l'amore e le influenze degli anni ‘80.

La penultima traccia “Angels and Demons”: un'altra ballad  sdolcinata, ua sfuriata con un ritmo un pochino più veloce non amalgama bene l’intero brano, sembra quasi come se il gruppo non abbia avuto idea su quale soundwriting scegliere e li abbiano mischiati per accontentare due gusti differenti.

L’album si chiude con “Blackened Cloth”, un’ intro parlata che lascia poco dopo alla musica, un’ottima canzone di thrash violento con ottimi riffs. Purtroppo un solo brano non rende giustizia all’intero album, costituito da melodie molto standardizzate, questa canzone è da salvare sotto tutti gli aspetti. Evidentemente, quando la band ha scritto il brano, sembrava molto ispirata e con le idee chiare su che strada dovesse prendere l’intero album. Purtroppo non e andata così ed è solo questa canzone, per quanto mi riguarda,  ad essere veramente ottima.

Bisogna comunque dire che la band ha cercato di trovare un sistema di innovare, con idee anche molto differenti dallo stile di appartenenza, un genere quasi chiuso su in sé stesso.

 

 

40/100