C'è un detto che dice: a volte ritornano. In questo caso direi che si potrebbe modificare in: a volte il capo ritorna.

Nonostante il mio amore per la scrittura e la forte passione per il recensire, sono davvero rari i casi in cui ho tempo a disposizione per buttare giù qualche riga su di un qualche album classico. Ammetto che lo scoprire sempre musica nuova e band emergenti è alquanto eccitante e appagante per l'udito, ma non per questo bisogna rimuovere dalla memoria i grandi classici del metal. Quelle band che, almeno al sottoscritto, hanno donato emozioni nell'età adolescenziale, in quella età in cui scopri di amare con determinazione uno specifico genere musicale, il quale ti accompagna ogni giorno della vita, nelle difficoltà, nelle gioie, nei momenti di rabbia e di serenità. Quel genere ovviamente è il metal. Di sottogeneri ce ne sono a bizzeffe, così come di sottogeneri miscelati tra loro per creare nuovi correnti musicali per cercare di trovare originalità laddove ormai si ha il senso di completezza, il sapore di sazietà nell'avere ascoltato tutto ormai. Ma non è così, ci sono sempre nuovi orizzonti da scoprire, nuove idee da sperimentare e offrire al pubblico. Le cosiddette persone che fanno eccezione al già creato per spaziare verso fantasie ancora sconosciute ed originali. Ma questa credo sia una storia che vale la pena di raccontare in altre circostanze. Oggi voglio mantenermi sul già creato e vissuto proponendo un mio modesto parere riguardo una band classica nell'ambito metal, una band che ormai, a causa della perdita prematura del batterista, non esiste più. Parliamo di musicisti che negli anni '90 e anche 2000, hanno dato tanto. Persone che sapevano il fatto loro quando avevano ognuno il proprio strumento tra le mani. Gente che ha proposto della buona musica per anni, proponendoci dei full lenght al passo coi tempi e soprattutto da amare. Questo, ovviamente, per tutti coloro che sono stati e che sono tuttora amanti delle sonorità death metal. La band in questione sono i Bolt thrower, e l'album che con modestia mi accingo a recensire è "Realm of chaos".

I Bolt Thrower sono una band inglese, precisamente nata nella periferia di Londra. Si formarono nel lontano 1986, a seguito di una conversazione tra Barry Thompson (chitarrista) e Gavin Ward (bassista), entrambi amanti di gruppi quali Slayer, Candlemass e Sacrilege. Decisero così di formare una band dalle sonorità pesanti ed aggressive. Completata, solo temporaneamente visto i diversi cambi, la line up, nel 1988 esordirono con l'album  In Battle There Is No Law!, il quale risultava comunque acerbo e con una produzione molto scarsa, anche se gli permise di farsi conoscere grossomodo in tutta l'Inghilterra. L'anno successivo fu la volta di Realm of chaos, album di cui vi esporrò un mio parere in questa recensione.

Il concept, nonostante risulti ancora un pò immaturo per certi aspetti, ci delizia con del buon death metal dalle influenze grind. Abbiamo quindi a che fare con musicalità molto aggressive, ricamate da un cantato notevolmente profondo. Una delle caratteristiche principali dei Bolt thrower sono i temi di guerre trattate nei loro full lenght, più fantasy nei primi album.

In Realm of chaos le canzoni risultano essere un pò più complesse rispetto all'esordio. Sono presenti parti accelerate e stop-and-go che spezzano i brani, proponendoci sezioni ritmiche e assoli ben amalgamate con le sfuriate di batteria che avanzano in uno stile di combattimento, blast-beat eseguiti con molta velocità, ma al tempo stesso con molta potenza ed originalità.

Era infatti l'epoca in cui il death metal si stava diffondendo pian piano; I Bolt thrower già in quegli anni hanno dimostrato di essere creativi sia per quanto riguarda le tematiche che per la musica che componevano. Già la maturità si è evoluta in modo notevole dal debut al secondo album. Dopo avere assaporato la intro di Realm of chaos, verremo trasportati in un vortice di suoni al quale difficilmente si rimane impassibili. Le parti grind che si mescolano a del sano death metal, i riff taglienti, le vocals in parte grezze ma d'altra parte molto potenti. L'aggressività delle guerre che viene trasmessa musicalmente da una band che, nonostante il periodo di cui parliamo, ha saputo fare della propria arte un progetto originale e soddisfacente per gli amanti del genere. Così come la produzione, che nonostante si parli di quasi 30 anni fa, era alquanto buona per i tempi che correvano.I nostri di certo non hanno avuto una formazione fissa, non parliamo di quei gruppi i quali componenti nascono e camminano sempre insieme. Ma resta il fatto che di album entusiasmanti ne hanno fatti. Questo Realm of chaos è, a parte il debutto, il primo grande album al quale seguiranno altri capolavori. 

La band si sciolse nel 2016, dopo una lunga carriera. Questo album rimane uno dei più belli che hanno composto. Consigliato a tutti coloro che amano il death metal old stile, grezzo, crudo e aggressivo. Le canzoni non sono di lunga durata, alcune si fermano al di sotto dei tre minuti, ma sufficienti per massacrare i timpani e far si che non si riesca ad evitare di scuotere la testa durante l'ascolto. 

 

 

Fabio Sansalone

88/100