I SepticFlesh (in precedenza Septic flesh) giungono al nono capitolo della loro storia. Titan, nome già intrigante di per sè, è la loro ultima fatica discografica. I nostri, come ben sappiamo tutti, nascono in Grecia nel lontano 1990. Abbiamo quindi un lungo percorso di ben 26 anni del quale la band può vantarsi. Fin dagli esordi il loro sound gothic-death ci ha incantato, trascinandoci nel loro mondo musicale circondato di gran tecnica e originalità. Il connubio tra atmosfere gotiche e l'aggressività del sound death che hanno saputo creare in tutti questi anni ci hanno regalato non poche emozioni. E, da amante dei due generi e da fan della band, personalmente ritengo che sia una delle poche band capace ancora oggi, dopo tanti anni di militanza nella musica metal, di saper donare all'ascoltatore soddisfazione e godimento quando si ascolta una loro nuova release. Una piccola parentesi è doveroso aprirla spendendo due parole sull'artwork che attrae già di suo, dettagliato e carico di quell'atmosfera gotica e cupa che rispecchia perfettamente il tipo di concept che ci si appresta ad ascoltare. Realizzata da Seth Siro Anton.

 

Ho avuto il piacere di conoscere i SepticFlesh con ''The fallen angel'', album che trovo straordinariamente ben costruito, anche per il fatto che è contornato, come solo il precedente e non i primi, da una voce femminile: Natalie Rassoulis.

I testi delle loro canzoni riguardano più che altro la mitologia e l'esoterismo. 

E così, dopo il potente e aggressivo "The great mass", giungiamo a questo capitolo dal titolo "Titan"...

 

Titan è un album di 10 tracce per una durata di circa 45 minuti. Una media durata quindi, canzoni che variano dai 3 ai 6 minuti circa.

Ma questi 45 minuti non sono affatto pochi se si pensa che ci prestiamo ad ascoltare un concept carico di scenari cupi e aggressivi. Mentre da un lato abbiamo il tipico sound che per anni ha caratterizzato Seth e soci, dall'altro possiamo ammirare il personale ed ammaliante suono orchestrale che i nostri hanno voluto mettere in evidenza tra le loro sfuriate ritmiche e batteria martellante. Parliamo di canzoni dove la tecnica la fa da padrona, regalandoci un suono disturbante e martellante con chitarre graffianti e il growl di Seth che, per me personalmente, è un qualcosa di magnifico. La sua imponente voce in tutto il contesto musicale ti provoca una esaltazione tale da non poter evitare di scuotere la testa a ritmo di musica. Poi, in mezzo alla più eccitante carica di adrenalina della quale siamo vittima, l'aggressività della canzone si calma in modo quasi spiazzante. Lasciandoci per un attimo disorientati perché l'alternanza di suoni e il cambiare forma nelle tracce ci rende ancora più curiosi e stimolati per proseguire l'ascolto. Ogni canzone scorre nella propria direzione, modificandosi, passando da ritmiche furiose a momenti di calma orchestrale. Ed è da notare che gli arrangiamenti orchestrali non sono affatto invadenti o eccessivi; trovo che l'orchestra (che vede più di cento persone tra coristi e esecutori) sia sta collocata nel modo e nel momento giusto in ogni singola traccia.

Si parla di un album molto solido, dove l'estremo e la sinfonia si sposano perfettamente per creare un qualcosa di unico, elegante e molto carico di tecnica. Non si hanno sensazioni di colpi bassi, momenti in cui sembra che il loro livello cali, perché il tutto è appagante e con una produzione molto buona. L'apice della maestria secondo me viene raggiunta in Prototype e Dogma, relativamente traccia numero 4 e 5. La prima delle due, secondo il mio parere, si può definire magnifica e di gran classe, in vero stile SepticFlesh, anche se in fondo ogni traccia ha la sua personalità.

 

In conclusione, a differenza di tante altre band, i SepticFlesh proseguono imperterriti il loro cammino dimostrandoci ancora oggi di che pasta sono fatti e, soprattutto, facendoci capire che, nonostante i molti anni trascorsi e nonostante cambiamenti radicali non ne abbiano mai avuto nella loro carriera, ancora oggi hanno da raccontarci qualcosa. E lo fanno in modo molto convincente. Tanto di cappello.

 

 

Fabio Sansalone

87/100