Non c’è miglior storia di quella narrata da un buon oratore. Non a caso i ‘1914’, band ucraina, si formano nel 2014, esattamente dopo un secolo dallo scoppio della prima grande Guerra Mondiale; e non a caso anche i loro testi vengono incentrati proprio su quel periodo storico, con tematiche storico/culturali inerenti a quei famosi quattro anni di fuoco. La band blackened death/doom metal, formata da cinque ‘soldati’ fedeli al loro metallo, dopo aver percorso la propria carriera passo dopo passo con vari singoli, arriva a presentare il loro primo full length: “Eschatology Of War”! Un concept ricco, corposo al punto giusto, straripante di sonorità perfettamente strutturate, con varie sfumature black che rendono questo percorso elegantemente inappuntabile. Facciamo un tuffo nel passato!

Non scorre molto tempo prima che l’atmosfera allietante di “War In” venga interrotta dai primi caccia bombardieri che volano sull’abitazione, interrompendo le note di un disco armonioso che fino a poco prima acquietava l’animo.

La bomba soporifera di “Gasmask” rompe il vetro di questa dimora stordendo gli ascoltatori, mentre le scure divise del doom metal sfondano la porta, irrompendo in questa struttura sonora elargita in maniera perfetta, guidate da un frontman spudoratamente magistrale che comanda le proprie truppe blackened death con roventi scream.

Soffia leggiadro il vento tra le trincee di questo disco, proponendo una scenografica quiete prima che venga interrotta dall’attacco di “Frozen In Trenches”: piovono blast beat dal cielo, accompagnati da riff depressive death che lasciano crateri sonori sul suolo di un album corposo e, senza ombra di dubbio, originale.

Le truppe del comandante “Verdun” si lanciano in un sanguinoso scontro tra le vie di questa sonora città: si sente l’odore della nitroglicerina metallica che inonda i tetri vicoli, dai quali proviene il sound di un eccentrico doom, strutturato elegantemente e colmo di energia che, con colpi di scena, arricchisce il pezzo in maniera esemplare.

Sotto questo cielo grigio, cade lentamente l’orsacchiotto della bambina shockata col vestito rosso, davanti ai fuochi di “Caught In The Crossfire”, immobile dinnanzi a questa scena sonora priva di eguali dove riff ben composti si scontrano con ritmiche ferree, dando vita ad un incontro musicale ricco del death più puro; scenografia musicale ai limiti della perfezione.

I bagliori dei fuochi lontani permettono di intravedere questi enormi dirigibili battaglieri, pronti a sganciare le proprie bombe sonore su questo pezzo: un vero e proprio “Zeppelin Raids”! Scatta la sirena poco prima che gli atroci riff vengano mollati sul suolo del death/black, provocando imponenti scatti di folle adrenalina.

Squillano le trombe per i valorosi combattenti che si cimentano in “Ottoman Rise”: un campo minato da black & death, dismisurevole, che porta al fronte della salvezza percorrendo 8:57 minuti di liliale energia! Corrono gli impavidi verso le sonore percussioni che scaricano il loro caricatore addosso a giri di basso mordenti, nel contempo in cui l’imponente frontman mostra il suo grado di superiorità canora.

‘Signori ufficiali, pronti per l’attacco’; è proprio in questo modo che si apre l’ennesima battaglia con “Arditi”: un inno al furore, energico al punto giusto, in grado di risvegliare gli animi combattenti di ognuno e di tuffarsi in questa folla sonora. Traccia corposa e estremamente marcata, dettagliata maniacalmente e molto orientata sull’oldschool death; a parer mio la miglior track del disco.

Tra i campi derisi di questo concept si alzano le bandiere di “Battlefield”: non tardano a scontrarsi i due fronti tra scambi ritmici e azzuffate metalliche pesantemente profonde; ogni nota colpisce l’ascoltatore come una baionetta musicale, facendo sgorgare la propria assuefazione a questo trasportante sound.

Finiscono le battaglie e si concludono gli scontri con “War Out”: un outro che si lega perfettamente all’intro dell’album, chiudendo un capitolo di storia sonora in maniera elegante e ottimamente composta.

Signori e signore, questo è un signor Album! Non nego che dopo averlo ascoltato, ho cominciato di nuovo dall’intro, ricapitolando questo percorso sonoro a dir poco mostruoso! A parer mio, i 1914 riusciranno a conquistare una buonissima fetta del pubblico europeo/mondiale con il proprio sound, che riesce a catturare diversi fronti (death, black, ambient…) avvicinandoli e fondendoli, dando vita ad una miscela esplosiva priva di eguali; “Eschatology Of War” ne è la prova.

 

 

Marco Durst

85/100