Il Veneto è coperto da un inconsistente velo goth, e a stenderlo sono gli A Tears Beyond!

Composta da sei membri, la band vicentina da libero sfogo alle proprie capacità, raccogliendo la loro immensa creatività per poi racchiuderla in un album ricco di sorprese ed emozioni, il cui ascolto da la prospettiva e la spinta adatta per pensare ad un futuro armonioso per questi “poeti d’eccellenza”.

Il disco che presenta l’inizio della loro carriera è “Beyond”, i cui pezzi sono colmi di emotività, passione e poesia, miscelati ad un eccellente sound industrial/progressive metal ad effetti afrodisiaci. Un mix letale per portare lentamente in un appagante stato di overdose sonora chiunque ascolti questo capolavoro della scena goth italiana. E sapete una cosa? Gli A Tears Beyond sanno come somministrarvi quella dose!

Ad aprire l’intera opera è “Becoming”, un pregevole ambient disegna nella mente dell’ascoltatore un porto non molto affollato che acquieta l’animo, mentre i profondi versi di una poesia aprono le porte per un imponente viaggio uditivo e spirituale. Un inizio raffinato per un album con un esplosività unica. Il riff aggressivo di “Lullaby For My Grave” da il benvenuto alla intero album, mentre un alternarsi di scream (simili a quelli di Dani Filth) e canti lirici si fa strada nell’orecchio dell’animo, mostrando il percorso che la band ha preparato per i fortunati ascoltatori; Ricca di arte e di sound ben sperimentato, la traccia  apre le porte del ‘teatro’ degli A Tear Beyond! L’animo s’incuriosisce ascoltando le prime note di “By Tears And Sand”, qualche attimo di suspance prima che l’esplosione di energia di questi maestri possa dare le giuste vibrazioni adrenaliniche al cuore dell’ascoltatore, dando modo di passeggiare nella loro opera ,tramite il sound mordente di una band che sa come allietare e soddisfare le voglie dei propri fan. Con questa track non lasciano spazio al respiro, creando la giusta dipendenza d’ascolto. Una luce soffusa illumina il ‘palcoscenico’, l’attesa è intensa mentre scorrono le prima note di “Awakening”, un leggiadro intervallo strumentale di pochi secondi che permette al ‘viaggiatore’ di ricomporsi, di riprender fiato, consapevole di cosa l’aspetta dopo aver assaporato la prima parte di ciò che si prospetta un opera mozzafiato. Ed ecco infatti che arriva l’adrenalinica “Necromancer”! La melodia di un sound energeticamente profondo accompagna le parole di una voce determinata, decisa a continuare a dare il meglio di se. Scream intensi continuano ad abbattere le pareti della realtà, spezzando le catene che tengono legati ad essa, per tenere l’ascoltatore ben saldo al mondo goth a cui gli A Tear Beyond hanno dato vita, un mondo di 36:17 minuti. L’opera continua e stavolta senza interruzioni, anzi, indubbiamente più energica con l’arrivo di “The Hunt”, un synth apre una crepa nel muro del silenzio dalla quale fuoriescono le profonde vibrazioni di pura potenza sonora! Break, scream, riff, poesia, non manca nulla. Una crepa che qualsiasi metallaro vorrebbe nel muro di casa sua! Emozioni a tutto spiano. L’aria si alleggerisce ai primi attimi di “Embraced In Hell”, ma non scoccano molti battiti di lancetta prima che il lieve suono di un pianoforte venga irrobustito da una chitarra, un basso e una batteria che, con il loro suono, sanno cosa ‘dire’ e cosa ‘dare’. La voce del frontman continua ininterrottamente ad allietare l’udito dell’ascoltatore, nel contempo in cui la mente di costui continua a viaggiare senza sosta grazie al lavoro di un orchestra che incornicia il disegno di un pezzo colmo di idilliache sfaccettature gotiche. Gli A Tear Beyond sono consapevoli dell’adrenalina somministrata al loro pubblico, ed è così che decidono di chiudere l’album con un pezzo più morbido, con sonorità degne di nota, è così che vogliono lasciare la loro platea, con le note dark della meravigliosa “Rain On The Oblivion”, una delizia per l’udito di ogni fan di questo strabiliante gruppo, un finale migliore non poteva esser scritto, un chiaro e profondo saluto al loro pubblico. Sound profondamente unico, le corde del cuore di ogni uditore vibreranno all’ascolto di questo capolavoro. La cera colante delle candele poste sopra il candelabro dell’anima, la dolce fine di un emozione vissuta nell’abbagliante oscurità, ecco cos’è questa traccia, il lieto fine di una splendida storia. Pensavate che fosse finita è? Beh, vi sbagliavate! Nell’album è presente una bonus track: “Once Again”, una sorta di regalino da parte di questi incredibili storytellers. La suggestiva e profonda traccia, a parer mio, non è altro che una fessura nella quale poter buttare un occhio, per guardare cosa cela all’interno, e scrutare che gli A Tear Beyond non ci stanno lasciando, ma che torneranno ‘Once Again’… Ci stanno dicendo che quest’opera non avrà fine, che questo è solo l’inizio.

Non credo ci siano parole adatte per descrivere la maestosità di questo disco contenente una teatralità eccellente e una scenografia priva di eguali. Gli A Tears Beyond mettono a disposizione un amplio spazio immaginario nel quale poter scatenare le emozioni più intense, le sensazioni più profonde, i pensieri più oscuri e profondi racchiusi nello scrigno dell’animo umano. Sonorità che non si ascoltano solamente con l’udito, ma anche con il cuore: il modo migliore per entrare nel mondo di questa band. Un esplosione di emotività viene trascinata dalle onde di questo album che, a parer mio, potrebbe essere l’inizio di un brillante progetto. Chi ascolterà, capirà.

 

Marco Durst

90/100


Fa sempre piacere constatare quante bands nostrane, nascano e tentino in ogni modo possibile di trasmettere passioni ed emozioni con la propria arte. Molte di queste sono svanite alla velocità di un respiro, altre resistono e arrancano al meglio ancora oggi, altre ancora lavorano nell’ombra e cercano con fermezza di portare avanti i propri progetti. Progetti come quello dei vicentini A Tear Beyond, nati nel 2008, che dopo un primo album pubblicato nel 2012 (Beyond) arrivano alla seconda pubblicazione del qui presente Maze of Antipodes. Una band, che ama abbinare una decisa componente estetica a quella strettamente musicale. Componente musicale che mescola elettronica, atmosfere gothic (a livello atmosferico/visivo piuttosto che quello musicale) e sonorità derivanti dalla new wave più moderna (o gothic rock, nonostante sia deceduto decenni fa) imbastardite con qualche spruzzata industrial in chiave easy (da citare tra le fonti Marylin Manson oppure qualcosa dei Rammstein più accessibili). 

 

Dopo l’intro sinfonico/elettronica, dall’anima molto teatrale (“Dash into the Maze”) si entra nel vivo dell’album con “Flies and Ravens” che mostra un sound elettronico di base mescolato alla tipica strumentazione rock/metal, quest’ultima intenta a suonare rock gothicheggiante energetico, dalle atmosfere perverse e lascive. La voce risulta pesantemente stereotipata, troppo influenzata dai tipici canoni del genere. Segue la canzone “The Human Zoo” che parte con arpeggi di chitarra mescolati con dolenti note di pianoforte, che lasciano spazio poi a tempi medio/bassi. Il brano poi si assesta sulla stessa linea senza presentare particolari picchi, lasciando un pochino l’amaro in bocca date le ottime premesse iniziali. Le intuizioni di partenza svaniscono troppo presto e vengono riesumate solo sul finale. “Forgiveness” si rivela essere un'altra traccia drammatica con un intro tastieristica, ben accompagnata da vocals tenebrose. Il pezzo ha un atmosfera sinfonica, che si avvicina a certi passaggi di bands come i Tristania. Nuovamente compare anche lo screaming, che però non riesce mai ad integrarsi alla perfezione, risultando un pallido corpo estraneo. Il brano comunque si rivela molto interessante e ben bilanciato tra melodia e cupezza, sicuramente uno dei lavori migliori del cd. Si prosegue con “The Colors of Sky and Earth” che si adagia sulle sonorità tristi ed evocative, già proposte in precedenza, che bene o male, si mantengono per tutto il brano. Campare anche una voce lirica femminile che purtroppo, anziché fornire un effetto sorpresa, o comunque un additivo speciale, rimane relegata a pallidi interventi in un paio di sporadici e veloci momenti. (un elemento fin troppo abusato da moltissimi gruppi). 

“Behind the Curtains I'm Dying” si presenta come la traccia più aggressiva con un riff di chitarra potente e veloce. Stavolta le parti elettroniche di sottofondo si rivelano essere troppo invasive e tendono a stridere nel contesto sonoro. Il ritornello sorprendentemente risulta molto coinvolgente e ben curato. Interessanti anche i giochi vocali sul finale. Un'altra efficace e riuscita.

“Absinthe's Dirge (Requiem Bonus)” è una bonus track decadente narrata in italiano che funge quasi da outro più che essere un reale pezzo, che comunque fa il suo dovere in pieno.

 

Buona la perizia tecnico/esecutiva e davvero un più che buon lavoro generale per gli A Tear Beyond. Il lavoro soffre di una durata piuttosto breve, dove sarebbe stato più interessante aggiungere altri brani e migliorare il già sfizioso risultato. Perfezionando alcuni punti non proprio riusciti, le buone premesse per il prossimo album sono decisamente elevate.

 

Falc.

70/100