Insane Voices Labirynth ha già incontrato questo trio brasiliano, all’attivo dal 2008, attualmente presente con seguente formazione, Thiago Soares alla voce, Cleber Roccon alla chitarra e Adriano R. Prado alla batteria (il membro che si è occupato di registrare il basso è esterno, oltre a ignorarsi la sua identità). Gli Anguere già marcano il territorio con l’uscita del loro primo album in studio, “Anguere” (2009), dove coi primi lavori post-thrash hanno voluto presentarsi con la loro forte passione per la musica metal. Inoltre, le cadenze djent metal accentuano il loro bisogno di esilio dalle notorie sfumature “da strada”, tipiche del Brasile. Tuttavia, è dal 2015 con “Choque”, il loro secondo album in studio, che gli Anguere ritornano in terra natia. L’operazione di rifabbricazione dei loro prodotti musicali in puro hardcore thrash metal riconsente ai figlioli prodighi di immettersi nuovamente in un contesto più “stradaiolo” del genere, senza troppi tecnicismi e necessità di artifici. Non manca di rilevarsi il tipico groove alla Soulfly, molto accentuato sul basso dell’allora presente Luciano Cecagno.

Qualità che viene a mancarsi nel promo EP “Cadeia” (2017), dove i tecnicismi vengono del tutto abbandonati nell’amplificazione dei suoni. “Cadeia” anticipa il terzo album in studio, di cui ancora non si conosce nulla. Come hanno sempre fatto gli Anguere nella loro discografia, tre brani promozionali rilasciati, tre riscaldanti aggressività. Si parte con “Barricada”, contesto rivoluzionario puramente groove metal. Il ritmo del brano è incalzante e le urla di Thiago fanno immaginare una folla di manifestanti schierata nelle ruas, atta a rivoltarsi. La ribellione, infatti, è l’ordine del giorno delle lyrics di questo brano, che induce all’headbang, così come il suo successivo, “Cadeia”. Questa traccia è più lenta in alcune parti, mentre durante le strofe la ritmica è estremamente tirata. Qui il groove si ricrea nel tema della “catena”, intesa sia come positiva (legame) che come negativa (vincolo) e forse è proprio in questa distinzione la variazione così estrema fra una velocità ritmica e l’altra. L’EP si chiude con “Noia”, anch’esso determinato da diversi tempi, ora più rapidi e prorompenti, ora più lenti e incombenti. Il tema della noia che, legato allo stile musicale suonato dagli Anguere, induce l’ascoltatore ad esplodere e scatenarsi, come il processo di implosione ed esplosione.

Nel suo complesso, il promo EP risulta di più semplice concepimento, senza troppi peli sulla lingua. Rispetto ai precedenti lavori, si ritiene che gli Anguere non necessitino dunque di così tanti suoni tecnici e ricerche di elementi quali il djent o l’hardcore, pur insorgendo la seconda lievissimamente, come a mostrarsi stando al suo posto, quindi ben inserita nella successione dei tre brani. In più, le tracce presenti sono strutturate in modo da indurre l’ascoltatore a saperne di più sul futuro musicale degli Anguere, al lavoro per il prossimo ed imminente album in studio. Paragonato ai precedenti EP ed album, il “miglioramento” risiede nell’essersi la band liberata di elementi più tecnici, per rivotarsi alla semplicità del suono “nudo e crudo”, che in fondo è tipico del Brasile e delle sue band (primeggiantiu in underground soprattutto su thrash metal, groove metal, black metal e punk).

 

Alexander Daniel

89/100