16 OTTOBRE 2020

Recensione a cura di

Valeria Campagnale

 

Gli italiani Alogon debuttano con “Chrysalis” proponendo un album dal suono progressive metal core, e che debutto!  “Omen I: Deconstruct”, il primo brano,  anticipato dall'intro “Arhat”, un ‘gioco di voce invocativo e synth, ha una buona struttura.

Partendo dal presupposto che buona parte di “Chrysalis” contiene le caratteristiche della prima traccia, c'è da dire che gli ottimi riff di Damiano Logozzo, aumentano il livello dell’intero lavoro e che, insieme al buonissimo basso di Jack Repetti ed il suo synth, riescono a bilanciare il contrasto con i vocalizzi di Andrea Olivieri  che invece risulta  camaleontica e ben riesce ad adattarsi tra liriche scream, pulite e growl. Menzione a parte per Francesco Schenone che con la batteria riesce a softener tutto in manure più che eccellente.

Detto ciò, partiamo con l’intro Arhat, pochi istanti di synth e voce frusciante, e giant questo è intrigante. Omen I: Deconstruct è il primo pezzo in cui, appunto, i pesanti e  riff di chitarra  ben concreti che si alternate a quelli del basso, in una direzione selvaggia, un uragano sonoro, davvero molto potente. Primo pezzo dicevo, ma in due parti ed infatti troviamo la seconda come brano successivo: Omen II: Resonance è il lato più prog degli Alogon ma, c'è sempre un ma, la band riesce a sorprenderci con il cantata in growl, in alcuni punti, e diversity cambi di tempo. Apprezzo questo band che che non si amalgamo nelle sonorità ‘di massa’ e che riescono a cambiare rotta in un solo brano. Con Fortune Bound, si chiude la prima parte del disco e lo fa con un coro davvero ricco. La seconda parte di questo lavoro, chiamiamolo il lato B, come i vecchi LP, abbandona il djent e ci regala alternanze tra prog e alternative, che possiamo gustare nella violenta Chrysalis. Più emotiva è la traccia successiva Husk, voce  viscerale e chitarra acustica. Chiude l'album la prog The Fool, le linee di basso sono eccezionali, così come le linee ritmiche della batteria, ma non solo, c'è il vocalizzo in sintonia con gli strumenti e la struttura di una brano complesso e poi la chitarra che riesce a ricamare su un tessuto tanto complesso quanto impalpabile ma emozionale. Band tecnica dalle ottime capacità, un album registrato con una sonorità pulita, un album ispirato e a cui fare riferimento per una generazione, quella nuova, che nella musica ci crede e la sa suonare con la coerenza che c'è un pubblico che l’accoglierà favorevolmente.

 

80/100