13 NOVEMBRE 2021

Recensione a cura di

Alessia VikingAle 

 

 

Apokalypse nasce nel 2015 nella periferia di Torino come “Apocalypse”. Dopo un inizio naufragato quasi subito e molti problemi dovuti ad incompatibilità di valori e mancanza di cura del progetto in maniera univoca, l’unico membro rimasto stabile, ovvero il leader, chitarrista e cantautore Erymanthon, scioglie la band nel 2017. Il progetto si riforma l’anno successivo come progetto solista, dopo che Erymanthon scopre Bathory e rimane pesantemente influenzato dal genio musicale di Quorthon. 

Il primo album è “Si vis pacem para bellum” ed esce nel 2018 nel canale YouTube della band. Nel 2019 esce prima “To Hall Up High - In Memory Of Quorthon”, disco tributo a Quorthon in occasione del quindicesimo anniversario dalla sua scomparsa, poi a novembre dello stesso anno esce “Odes”, secondo full leght che porta con sé atmosfere cupe e un suono più maestoso, per poi virare sul Death Metal con il lavoro successivo “Collapse”, del 2020. Oggi però si parla di “Pedemontium”, ultimo disco in carriera uscito a gennaio di quest’anno sotto l’egida della Earth & Sky Production. 

Apre il disco “Prologue”, brano strumentale che prepara l’orecchio dell’ascoltatore alle atmosfere che seguiranno. Trombe e tamburi fanno da padroni in questo brano dove si ritrova molta di quella pomposità tipica dei dischi dei Bathory, senza però risultare una copia carbone di un suo brano. 

Dopo il prologo passiamo subito alla title track dell’album, ossia “Pedemontium”. Il brano riprende nell’intro la melodia della precedente traccia ma con gli strumenti elettrici per creare un legame tra le due tracce, per poi partire davvero con una struttura tutta sua, forse ripetitiva nel lungo termine soprattutto nei passaggi tra una strofa e l’altra, ma che nel complesso rende la traccia godibile. 

“Dark Mountain” ingrana lentamente dopo una lunga intro che coinvolge organo e chitarra in acustico con passaggi melodici che verranno poi ripetuti in avanti. È una traccia lenta ed epica come una marcia sui monti. 

Anche in “I Died by the Mountain Aside” troviamo una struttura del brano che lo fa ingranare lentamente, sebben già dalla intro si percepisca che la canzone verterà su un ritmo incalzante, voce sporca e riffs taglienti. La predizione è giusta, infatti ci troviamo davanti ad una traccia monolitica che prosegue per il suo minutaggio in maniera coerente senza darsi tregue.

“Crystal Eyes” è una ballad dove gli strumenti, qui in chiave acustica, si mescolano a rumori d’atmosfera con il vento o gli uccellini. Ne risulta una traccia che ha il potere di catapultare l’ascoltatore in mezzo ad una foresta ed alle sue atmosfere magiche.

“The Trail of Ice” inizia con dei rumori d’atmosfera e strumenti acustici, per proseguire con strumentazione elettrica per creare una canzone che non è ballad ma nemmeno dai ritmi spinti all’esasperazione. Una via di mezzo riflessiva per riprendere piano il cammino dopo la pausa acustica di Crystal Eyes.   

“Mountain Soul” è un brano monolitico che all’inizio convince con la potenza dei riffs che sovrastano gli altri strumenti, ma che nello scorrere del minutaggio risulta ripetitivo in quanto ripete quei quattro pattern principali per sette minuti.

“The Lake of Witches” fa calare l’ascoltatore in atmosfere sognanti con l’introduzione per poi gettarlo contro il muro sonoro creato dalla canzone. Anche qui abbiamo un brano che inizialmente è accattivante e convince, ma che soffre di ripetitività come la precedente canzone. 

“The King of Stone” accoglie l’ascoltatore con un intro di organo per poi passare alla parte metal che ha atmosfere cupe e misteriose. È un brano complesso ed ambizioso, un brano dove Erymanthon sembra volersi distaccare dalle ispirazioni Bathoryane per provare a comporre qualcosa di più personale. 

“Epilogue” chiude il disco con una melodia pomposa perfetta come finale.  

Lodevole la produzione che pur mantenendo una eco di fondo riesce ad essere chiara e a far distinguere bene i vari strumenti tra loro, voce compresa. Un disco che è un ottimo ascolto per i nostalgici di Bathory e che intrattiene bene per la sua durata, seppur con qualche sbavatura. Consigliato a fan di Bathory, ma apprezzabile anche da chi adora sonorità come quelle di Falkenbach, Ereb Altor o Moonsorrow.

 

85/100