02 DICEMBRE 2020

Recensione a cura di 

Edoardo Goi

 

Noti ai più, nell'ambiente metal più borderline, per la loro ricerca sonora legata alla riscoperta della musica antica, soprattutto di epoca medioevale, rinascimentale e barocca, gli storici ATARAXIA, fondati nel lontano 1990 in quel di Modena e arrivati col presente QUASAR al ventisettesimo (!!!) album in studio si sono in realtà distinti per un'esplorazione sonora che li ha visti, soprattutto in tempi recenti, unire elementi musicali del passato a spunti sonori decisamente più attuali, con contaminazioni di stampo darkwave, elettronico e d'avanguardia.

Questo melange sonoro variegato e meno legato a un determinato periodo passato della storia della musica è senza dubbio alla base anche di questo nuovo lavoro, che giunge a due anni di distanza dal precedente “Synchronicity Embraced” e vede la luce sotto l'egida dell'etichetta toscana AnnapurnA Productions. Come già successo nel recente passato, la musica propostaci dal quartetto modenese (formato da Francesca Nicoli alla voce, flauti, percussioni e cimbali, Vittorio Vandelli alle chitarre, Giovanni Pagliari alle tastiere, sintetizzatori, pianoforte e voce e Riccardo Spaggiari alle percussioni) si rivela, fin dalle prime note, come sospesa in una dimensione fuori dal tempo, dove antico e moderno si fondono in modo talmente completo da far perdere ogni senso alla loro connotazione storica e l'unica cosa che conta è l'esperienza sensoriale donata dalla pura espressione artistica. A settarci immediatamente nel giusto mood per poter godere appieno di questa nuova opera (fortemente incentrato sul numero 7, così spiegato dalle parole della stessa band: “. “Abbiamo lavorato su 7 archetipi” -“il numero della Grazia e della realizzazione, 7 i colori dell’arcobaleno, uno per ogni brano e queste energie informate hanno nomi arcangelici, potenti flussi informazionali che bilanciano i 4 elementi di fuoco, acqua, aria e terra dentro e fuori di noi col quinto elemento eterico sopra la corona.” ) contribuisce in modo sostanziale la splendida copertina realizzata da Nicolas Ramain, capace di donarci in un istante il respiro cosmico che la permea e che lo stesso titolo evoca in modo così immediato (ricordiamo che, in astronomia, il Quasar viene definito come “nucleo galattico attivo estremamente luminoso”, cioè il cuore pulsante delle galassie, con un evidente richiamo all'orizzonte degli eventi da cui hanno avuto origine). Queste suggestioni vengono confermate non appena il diffondersi delle note della lunga opener INIZIAZIONE avvolgono l'ascoltatore, supportate da ritmiche circolari ed essenziali che ne aumentano a dismisura il potenziale mantrico. Spunti darkwave abbracciano siderali riflussi psichedelici, mentre voci ora stentoree, ora eteree, donano al tutto una magniloquenza quasi sacrale. Si tratta di una composizione che, nonostante i suoi quasi dodici minuti di durata, riesce a mantenersi sempre intensa e vibrante, grazie a un piglio scevro da prolissità e non privo di un certo retrogusto “catchy” che riesce a far convivere gli elementi più antichi e quelli più attuali della proposta dei nostri in modo estremamente accattivante, godibile ed appagante. Un lungo, meraviglioso, trip nell'universo che ci circonda e ci penetra, graziato da suoni cesellatissimi e da un lavoro musicale e vocale di primissimo ordine. Si prosegue con la più contenuta (dal punto di vista del minutaggio) NEBULA, brano in cui i sentori antichi che permeano da sempre la proposta degli Ataraxia si fanno più evidenti e prominenti, evocati da delicati arpeggi di chitarra e dagli eterei fraseggi vocali di una Francesca Nicoli, al solito, strepitosa e inconfondibile interprete delle visioni musicali del progetto. La sensazione di pace e completezza qui trasmesse non giungeranno certamente nuove ai fan di lunga data del combo modenese, ma vale la pena soffermarsi sull'incredibile pienezza (verrebbe da chiamarla “perfezione”) della loro musica, capace di garantire esperienze emotive talmente totalizzanti e, al contempo, equilibrate da farla davvero sembrare generata e distillata da una realtà sensoriale extradimensionale, più che, semplicemente, “composta”. E' nuovamente la darkwave, unitamente a programmazioni ritmiche trance, a prendere il sopravvento nell'ammaliante ONENESS, composizione dalla fortissima componente cosmico/onirica in cui il neofolk per il quale la band si è fatta conoscere nel passato non è che un ingrediente chiamato a impreziosire un etereo affresco fatto di imperscrutabili, immensi spazi silenti che la voce di Francesca (opportunamente supportata da ottimi contrappunti corali) riesce ad evocare con disarmante semplicità, per un brano che riesce a coniugare tranquillità ed inquietudine in modo assolutamente sublime.

Sono le note di una chitarra dai chiari rimandi dark anni 80 a introdurci alla carezzevole e “moderna” SEX IS A PRAYER, brano in cui le linee vocali spesso recitate in modo decisamente intenso e sensuale si stagliano su una composizione apparentemente debitrice di un certo pop/dark, nonché di un certo smooth jazz (anche nel modo in cui sono portate le varie dinamiche), che la personalità della band riesce a rendere estremamente pertinente al proprio percorso musicale. Un brano che, ancora più di altri, riesce a darci la cifra del talento degli Ataraxia nel saper far coesistere tradizione e modernità in un matrimonio perfetto e pertinentissimo. L'ideale rappresentazione sonora di un respiro cosmico è ciò che ci attende alle soglie della splendida RADIANCE, altro brano dal sostrato musicale piuttosto moderno cui si contrappone l'afflato antico delle parti vocali intonate da Francesca, capace come sempre di riempire i solenni vuoti colmi di sostanza degli Ataraxia più spirituali con la sua debordante, eppure gentile, potenza espressiva. Si tratta di un brano spesso screziato da sentori della world music più eterea e pregna di misticismo, nonché uno degli highlight assoluti dell'intero lavoro, per quanto riguarda la forza evocativa sprigionata. Meraviglia assoluta. Si ritorna in territori apparentemente più antichi e neofolk con la splendida chitarra di THE TIMELESS, resa però più moderna e accattivante da una prestazione decisamente istrionica e penetrante di Francesca che, posseduta dal demone di Diamanda Galas, lascia parzialmente da parte le sue eteree peculiarità per intonare linee vocali dai connotati decisamente più psicotici e instabili (pur senza rinunciare a parti più “classiche”), donando così a un brano musicalmente molto rilassato e avvolgente dei contrasti interpretativi decisamente interessanti e accattivanti.

Il risultato è meraviglioso, ed è capace di donare un ventaglio di emozioni davvero ampio all'ascoltatore che abbia il desiderio di farsi avvolgere dalle spire di questa opera, di cui questo brano rappresenta senza dubbio uno degli episodi più intriganti (il che, visto il livello della stessa, è tutto dire).

Si viaggia in immensi spazi siderali insondabili, guidati da un lavoro di tastiere e synth semplicemente superbo, nella conclusiva BEYONDNESS, brano che, per peculiarità stilistiche ed espressive, sembra voler idealmente chiudere in modo il più possibile pertinente il cerchio aperto dall'opener “Iniziazione”, in virtù di un afflato cosmico e universale che, pur presente lungo l'intero dipanarsi dell'album, si palesa in modo più che mai evidente in queste due composizioni, ideale punto di partenza e di arrivo per un'opera straordinaria che ci ripresenta gli Ataraxia, come sempre, al massimo della forma e che, come già accadeva nei lavori più recenti, potrà intrigare in modo decisamente soddisfacente anche gli ascoltatori meno avvezzi alla mera ricerca nell'ambito della musica antica, in virtù di un'esposizione artistica più che mai libera da qualunque vincolo didascalico, divulgativo o revivalistico, che trae linfa vitale e realizza la sua massima compiutezza proprio dal non dover essere debitrice di alcun vincolo o archetipo. Un'opera grandiosa di una realtà unica, da assaporare lentamente e nel giusto mood, come del buon vino pregiato. Impareggiabili.

 

 100/100