1 MARZO 2021

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

È impossibile parlare degli ATAVICUS, epic/folk black metal band abruzzese giunta con questo DI EROICA STIRPE al debutto sulla lunga distanza, senza citare la cult band “DRAUGR”, cult epic/black metal band scioltasi nel 2013 dopo aver pubblicato due album leggendari per la scena italiana come “Nocturnal Pagan Supremacy” del 2006 e, soprattutto, l'indimenticato “De Ferro Italico” del 2011, tutt'ora oggetto di venerazione per una fedelissima pletora di affezionati. La fine del progetto “Draugr” diede i natali a due band: l'anima più rigidamente black, pagana e silvana diede vita ai “Selvans” (purtroppo presto sconvolti dalla prematura scomparsa del batterista Jonny, già membro dei “Draugr”, avvenuta nel 2014 a causa di un incidente stradale), mentre quella più epica e battagliera diede vita ai qui presenti “Atavicus”. Autori, fin qui, di un unico ep (“Ad Maiora”, datato 2014) e di un paio di singoli, i nostri arrivano al debutto su etichetta “Earth An d Sky Productions”, e lo fanno davvero col botto. E' infatti difficile non essere travolti dall'impeto battagliero di questo “Di Eroica Stirpe”, graziato da una produzione (realizzata presso il Genxia Studio, mentre il mixaggio è stato effettuato presso l' H.C.C. Project Studio) sufficientemente nitida e potente, ma al contempo adeguatamente grezza e vibrante, capace di restituire intatte le intenzioni fiere e belligeranti della band in modo quantomai vivido e sincero. E' inutile girarci tanto intorno:

ciò che Triumphator (chitarra, basso e cori), Lupus Nemesis (voce, chitarra elettrica e acustica e orchestrazioni) e Tamoth (batteria e cori), con l'aiuto di Shism, che ha suonato il basso sulla traccia “L'Estasi Del Sangue”, sono riusciti a fissare in questi solchi è un'opera destinata a restare nei cuori degli amanti dell'epic/black metal italiano allo stesso modo in cui vi è fissato il meraviglioso “De Ferro Italico”, cui questa opera prima sembra indissolubilmente legata per suggestioni e scelte stilistiche (non ultima, la scelta di esprimersi nell'idioma italico, irrinunciabile valore aggiunto per un album dalle simili prerogative). Le intenzioni dei nostri sono chiarissime fin dalla sconquassante opener COME NASCE UN EROE, splendido affresco di arcana fierezza capace di mescolare con sapienza e immenso cuore black metal tiratissimo e suggestioni antiche e gloriose, fra chitarre roboanti (ma capaci anche di aperture acustiche splendide e di intrecci melodici e solisti di gran gusto), parti di batteria impetuose, orchestrazioni dai toni ora più magniloquenti, ora più vicine a suggestioni pagane e folk, e soprattutto splendide parti vocali, tanto in quelle più black che nelle numerose aperture corali e declamate. La band “sente” tantissimo ciò che sta proponendo e, cosa ancora più importante, ha la capacità innata di trasmettere il proprio sentimento all'ascoltatore in modo immediato e privo di filtri, generando un'empatia immediata che non conoscerà flessioni lungo l'intero dipanarsi dell'album. La successiva L'ESTASI DEL SANGUE suona, se possibile, ancora più possente e magniloquente, ammantata com'è di grandeur eroica e pagana, mettendo in risalto una compattezza e una continuità d'intenti inscalfibile col brano che l'ha preceduta. In effetti, risulta davvero complicato fare un track by track di un album che sembra davvero costituito da un unico, lungo brano, colonna sonora impeccabile di un racconto avvincente e travolgente, la cui suddivisione in capitoli non intacca minimamente il flusso narrativo complessivo. Il modo in cui la band gestisce tanto le orchestrazioni quanto le frequenti incursioni di fraseggi folcloristici risuonanti note di antichi strumenti è semplicemente struggente nella sua efficacia, ma la band sa anche picchiare davvero duro, mettendo in mostra il suo lato più muscolare e arcigno, come accade all'inizio della successiva L'ARDIRE DEGLI DEI, altra gemma epic/black in cui la band propone alcuni dei suoi riff di chitarra più aggressivi e arcigni, salvo concedersi alle consuete, immancabili, aperture epiche, in un gioco di contrasti tra furia e magniloquenza assolutamente riuscitissimo. E' davvero difficile trovare paragoni per la musica dei nostri perché, sebbene lo spettro di numi tutelari imponenti come, in primis, i Windir del compianto Valfar, i Bathory più epici e trionfali e i primissimi Enslaved e Immortal, oltre ad alcuni rimandi all'epic arcigno e battagliero di mostri sacri quali Manilla Road, Brocas Helm e primi Manowar (con l'aggiunta di alcuni spunti che rimandano ai primi, grezzi tentativi di accorpare sontuose orchestrazioni al black metal più feroce fatte da band come i primi Bal-Sagoth, prima di diventare una gustosa band da Dungeouns&Dragons), il profondo radicamento di questa musica alla terra natia che l'ha generata (e che omaggia) è talmente forte e ottimamente espresso da ammantare il tutto con un'aria di unicità incrollabile. Ecco quindi che non risulta affatto difficile sprofondare in paesaggi dell'Abruzzo atavico, guidati dai riff implacabili e dagli irresistibili cori, della splendida DIVINA LAMA INVITTA, per testimoniare, ammirati, la strenua lotta dei Sanniti contro il desiderio di conquista dell'antica Roma, accompagnati da una colonna sonora di infinita fierezza. I toni si fanno invece immensamente tristi e malinconici nella successiva CANTO DI DOLORE DELL'ANTICA DEA MADRE, i cui pianti e lamenti, accompagnati da strazianti ululati di lupi che sembrano voler intonare canti di lutto e sostenuti da delicate note di chitarra acustica, declinano presto in un mid-tempo funereo quanto roccioso, andando a tratteggiare uno degli episodi più ariosi (benchè non manchino alcuni momenti più intensi e feroci) e drammatici dell'intero lotto. Un'autentica gemma. Quasi a volerci permettere di riprendere fiato dopo un brano di tale intensità emotiva, ecco giungere la breve strumentale CONSACRATO ALL'ETERNO, contraddistinta da cupe e implacabili percussioni dai toni belligeranti e implacabili a fare da sottofondo a cori che sembrano invocare vendetta ed escludere ogni tipo di pietà, splendido preludio alla lunga e articolata SAFINIM, coi suoi quasi undici minuti di durata, nei quali la band sembra voler racchiudere l'intera lotta di un popolo (i Sanniti, che col termine “Safinim” definivano il proprio territorio nazionale, che comprendeva parte degli attuali Abruzzo, Molise e Campania, nonché alcune sparute zone di Lazio, Puglia e Basilicata) per la salvaguardia della propria cultura, delle proprie tradizioni e della propria identità. Gli Atavicus danno qui fondo a tutte le armi in loro possesso, mettendo sul piatto riff grandiosi, feroci sfuriate black, magniloquenti aperture orchestrali e corali, sentiti passaggi folk e intensi passaggi acustici, andando a dipingere con grande ardore un quadro di rara intensità , autentica dichiarazione di intenti, nonché autentica summa di tutta la tavolozza espressiva della band e indiscusso capolavoro dell'album;

album che si avvia invece alla sua conclusione sulle avvincenti, trionfali, note della title track DI EROICA STIRPE la quale, aperta da perentorie quanto intense note di pianoforte, si apre ben presto in una lenta elegia elettrica e orchestrale riecheggiante infiniti orgoglio e fierezza. La magniloquenza dei cori raggiunge in questo brano vette assolutamente sublimi, mentre la band dona al brano l'adeguato dinamismo disseminando qua e là sparute accelerazioni e porzioni più rocciose e incisive, tanto dal punto di vista delle scansioni ritmiche, quanto da quelle del puro riffing. Non mancano nemmeno le ormai consuete incursioni acustiche, sempre calibratissime e pregne di emozione e sentimento ma, in questo brano più di qualunque altro del lotto, è la costruzione delle linee vocali (tanto quelle principali, tanto quelle corali e secondarie) a fare davvero la differenza, donando una profondità davvero unica al brano e concludendo nel modo migliore un album che, per chi scrive, è già leggenda, e si iscrive fin da subito nell'albo d'oro dei migliori dischi di metal estremo italiani (e non solo, ovviamente) di tutti i tempi. Assolutamente imperdibile.

 

90/100