11 GENNAIO 2020

Recensione a cura di

Francesco Yggdrasill Fallico

 

THE SKY – THE SEA – THE NIGHT…Basterebbe questo per inquadrare visivamente il nuovo lavoro della band pugliese, giunta ad analizzare il secondo colore primario, ovvero il BLU, come si evince chiaramente dal titolo, dopo aver scandagliato e sviscerato il ROSSO nel 2016. 

Non conosco i precedenti lavori della band e, quindi non mi sbilancio in paragoni o voli pindarici, ma mi limito a restituirvi le emozioni ricevute durante i ripetuti ascolti di questo lavoro. 

Un’immersione da fare dopo una vorticosa caduta, lasciandosi totalmente avvolgere dalle sonorità proposte, figlie sì di un certo grunge, quello del mai troppo rimpianto Layne Staley, ma rielaborate sapientemente dal quartetto barese, con tanto sano rock e stoner…

In apertura la granitica e rabbiosa “Out Of Shell” è già una chiara e lampante dichiarazione d’intenti, presentandoci ciò che troveremo lungo l’ascolto di queste 7 bellissime tracce, sia dal punto di vista strumentale che lirico. 

Rabbia e sconforto si scontrano duramente in questo lavoro, in un viaggio nella profondità dell’animo, e qui tornano le parole ad inizio recensione, con versi spesso ripetuti all’infinito, per portare chi ascolta in uno stato di sublimazione profonda.  Bisogna però uscire dal guscio ed affrontare, quella che non è una tragedia, mai rassegnarsi e cercare il sorriso più bello…  Usare le parole di questi ragazzi, credo sia il modo migliore per tributare questo loro lavoro, corredato da testi che vi invito a leggere con attenzione, poiché spaziano su tematiche molto intime e personali. 

Non c’è rassegnazione in questa opera, malgrado per rendersene conto bisogna sempre aver toccato il fondo o quasi, ecco perché dal cielo bisogna precipitare nel mare più profondo, annaspare, sentirsi venir meno, ma spingere per tornare dannatamente a galla! 

Ed è così che “Bitter Smile” fa da linea guida verso il primo singolo della band, “The Scarecrow Walks At Midnight”, questo spaventapasseri che tanta paura fa, quando le certezze del giorno vengono meno, e siamo in preda alle nostre debolezze più profonde, spesso gonfie di pregiudizio ed odio.  Ecco così che il brano si fa sempre più rabbioso, nel ripetere la nenia che abbiamo sentito milioni di volte ripeterci, “…dobbiamo esser bravi ragazzi…”…ma non è questo che ci basta a vivere felici e sereni…

Si torna a precipitare, con “Fall In Blue”, ma è un dolce cadere, sorretti dalle bellissime atmosfere tessute dalla band e permettetemi di far loro i complimenti, poiché, malgrado ulteriori cambi di line-up, con abbandoni anche pesanti, hanno trovato una bella alchimia e compattezza. 

“Night Owl” è lunghissima, lacerante, il picco alto, in cui noi nulla possiamo, ma è la natura attorno a prendere finalmente il sopravvento, e, in questo avvicendamento, sono,  prima la chitarra di Alberto Pinto, poi il basso di Alessio Amatulli, a riecheggiare come il canto notturno della civetta, che tutto squarcia nelle notti di ognuno di noi, fino ad arrivare alla scossa finale della batteria di Alessandro Fornari. 

L’urlo liberatorio di Stefano Capozzo è incontenibile, come il vento che spazza via ogni cosa e, fa crollare il fottuto castello di carte di ogni “Blue Men”, dove le atmosfere, prima si dilatano e poi esplodono nuovamente in un alternarsi, dissonante e dissacrante, di suoni ed immagini. 

Finalmente si iniziano a vedere i primi bagliori dell’alba, “Shades Of Dawn”, è questo primo passo verso la rinascita, ancora ottenebrati dalle paure finore affrontate. La liberazione si sente, batteria e basso scavano la via d’uscita, dalla quale esplodono i suoni della chitarra e finalmente IL CIELO SI RITINGE DEI COLORI DEL FUOCO!!!

 

 

90/100