13 GIUGNO 2021

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

 

Drakhen ed il suo progetto “Bloodshed Walhalla” ormai è un nome conosciuto almeno nel panorama italiano, ma per chi ancora non lo conoscesse, ecco un’ottima occasione per rimediare; il progetto nasce nel 2006 come cover band di Bathory (personaggio cui Drakhen è profondamente affezionato e musicalmente influenzato), presto però si discosta dall’etichetta di cover band senza però abbandonare le influenze dell’era viking di Bathory. Durante la sua lunga carriera ha pubblicato tre demo, due EP e ben sei full lenght, oltre ad aver partecipato alla compilation “Voices from Valhalla – A Tribute to Bathory” con la cover di The Sword nel 2012. Il suo penultimo full lenght, Ragnarok, gli ha valso inoltre la possibilità di aprire a band come Dark Funeral e Benediction. Ragnarok è già stato recensito in passato nelle nostre pagine con ottimi voti, ma oggi siamo qui per parlare del suo successore: trattasi di Second Chapter, uscito il 31 marzo di quest’anno ancora una volta sotto l’egida della Hellbones Records. Ancora una volta si parla di mitologia norrena, tornando agli eventi narrati in Ragnarok con particolare attenzione al personaggio di Baldr: dai suoi giorni prima di morire, alla sua effettiva morte, alla missione di recupero dal mondo di Hel, all’esecuzione di Loki ed infine Ad aprire le danze è “Reaper”, poema epico dipanato in ventotto minuti dove la voce narrante è Baldr, terrorizzato dai suoi incubi dove vede la sua morte. Quando la triste profezia si avvera e gli dei lo piangono rabbiosi capendo che c’è un traditore tra loro, lui prega affinché venga qualcuno a salvarlo. Viene fatta una spedizione con Hermóðr (personaggio su cui ritorneremo) a cavallo di Slepnir allo scopo di convincere Hel a ridare vita a Baldr. Quest’ultimo, ancora ignaro della missione per salvarlo, canta la sua disperazione del vivere nel regno di morti, circondato da morte, oscurità e silenzio, convinto che non ci sarà salvezza per lui. Dopo una introduzione dal sapore epico, inizia la prima parte della storia, quella degli incubi di Baldr; ci troviamo davanti ad un muro sonoro dove a dettare il ritmo è e la batteria con il doppio pedale che cavalca in maniera incessante mentre tastiere e chitarre danno un’aria cupa e grave. Il secondo capitolo della storia si apre con un passaggio in moog che scandirà le strofe successive nella seconda parte, quella in cui gli dei piangono la morte del loro beniamino e si rendono conto che c’è un traditore. Dopo un altro passaggio cupo, la narrazione cambia atmosfera diventando evocativa, la voce diventa pulita e si ha un mix di chitarra acustica ed elettrica in una ode a Odino. Baldr torna ad essere la voce narrante con la sua preghiera di essere pianto mentre descrive ciò che vede camminando nel regno dei morti, in un passaggio prima rabbioso poi evocativo, riprendendo le atmosfere del’Ode. Cambio di atmosfera e cambio di punto di vista: doppio pedale e melodie incalzanti accompagnano gli dei che ripetendo le preghiere di Baldr si preparano a dar battaglia al traditore in un crescendo musicale che culmina in un altro passaggio evocativo che vede un flashback di quando Odino interrogò una veggente e predisse ciò che sarebbe successo e la scoperta di come è stato assassinato Baldr per mano di Loki. Dopo un breve ritornello, viene ripresa la parte iniziale per descrivere preparazione e partenza di Hermóðr per il regno di Hel, mentre Baldr prega per essere salvato. 

Nell’ultima parte di questo poema prevalgono le atmosfere acustiche ed epiche, soprattutto con il ritornello cantato per l’ultima volta circondato dal rumore del mare e dei gabbiani. “Hermóðr” è il secondo brano, dove viene descritto il viaggio di quest’ultimo nel regno dei morti per convincere Hel a ridare vita a Baldr. Lei accetterà solo se tutti le creature viventi del mondo piangeranno la morte di Baldr, e così è stato fatto, tranne che per una gigantessa, Þökk (in realtà Loki travestito), che rifiutandosi di piangere Baldr, lo condannerà a rimanere in Hel per sempre. 

La canzone si può scindere in tre momenti principali: il primo, dedicato al viaggio di Hermóðr fino alla sua contrattazione con Hel, è pesante, cupo e cadenzato, a simboleggiare l’alta responsabilità che grava su di lui e di quanto sia importante portare a termine con successo la sua missione. La seconda parte, dedicata alla soddisfazione delle richieste di Hel e purtroppo al fallimento, è ancora più grave e cadenzata visto il compito. La terza parte, dedicata al fallimento della missione per colpa di Þökk che piange lacrime asciutte, ha un’atmosfera disperata e un senso di sconfitta opprimente. Il tutto impreziosito durante tutto il brano dai maestosi passaggi di moog. “The Prey” inizia illustrando uno scenario apocalittico per i poveri esseri umani del Midgard, con la rabbia degli dei che si manifesta in forma di roboanti tuoni che scuotono la terra e perenni tempeste. Mentre Loki è fuggito in montagna dove ha costruito quattro case, una per ogni punto cardinale, per poter vedere ovunque. Loki intuisce di essere una preda cui gli dei stanno dando la caccia, sicché fugge da lì. Inizia perciò l’inseguimento in mare, dove Loki riesce a sfuggire a gli dei per ben due volte, prima di essere catturato da Thor e messo di fronte ai suoi crimini. Gli dei puniscono Loki legandolo a testa in giù dentro una grotta poi murata, dove un serpente velenoso fa gocciolare il suo veleno su di lui, facendolo urlare di dolore. E mentre Loki sconta la sua pena, un violento terremoto scuote la terra. È ls profezia del Ragnarok. L’atmosfera generale del brano descrive rabbia degli dei nei confronti di Loki, rendendo il brano un rabbioso canto, impreziosito come sempre dal ritornello corale e passaggi in moog. L’ultimo brano, “After the End”, si colloca cronologicamente prima del Ragnarok, dove si fanno profezie sul mondo che sarà “dopo”: si prospettano grandi sale con decorazioni rosse e oro, la terra riemergerà dall’acqua, più verde che mai, i campi saranno pieni di grandi alberi e frutta. In contrapposizione, non mancano le domande: gli dei sopravvivranno? Il mondo sarà come prima? Le rune hanno parlato di Móði e Magni, del ritorno di Baldr e anche di Höðr dal regno di Hel per essere a capo della nuova stirpe di dei, questo le rune hanno predetto e diranno ancora.  

A questo punto la musica svolta: da lenta e grave passa, con squilli di trombe, a passaggi più epici, con a sorpresa il ritorno della narrazione in prima persona. È Baldr a parlare, profetizzando cosa farà lui “dopo la fine”, alternandosi con i racconti dell’Ultima Battaglia, tra chi perisce e chi si alza sopra l’orda nemica, il tutto mentre la musica incalza in un costante crescendo fino all’esplosivo finale. È chiaro che con “Second Chapter” Drakhen ha alzato ulteriormente l’asticella in quanto a qualità compositiva: l’ingente minutaggio delle canzoni non si fanno pesare sull’orecchio dell’ascoltatore, che anzi si trova rapito di fronte ad un poema così ben strutturato. “Second Chapter” ha inoltre dei suoni più chiari e puliti rispetto ai predecessori, anche se purtroppo non si può dire lo stesso per la voce, che risulta impastata e sottotono rispetto al resto degli strumenti. Una piccola sbavatura che non impedisce di apprezzare questo nuovo capitolo della discografia di Bloodshed Walhalla. Imperdibile per i fan di Moonsorrow (dove ci ho visto molti rimandi, soprattutto al loro capolavoro Verisäkeet), Falkenbach e ovviamente Bathory. 

 

95/100