24 APRILE 2021

Recensione a cura di

Jennifer Samael Lotti

 

TRACKLIST:

1. Love Under Fire

2. I’m Not Your Enemy

3. Bullets For You

4. Requiem

5. Scream & Shout

6. Life’s Too Short To Feel Old

7. Game Over

8. Cry For Love

9. Austin, Texas

10. Kiss My Ass

11. Stranger To Your Touch

 

I Damn Freaks sono quattro musicisti toscani cresciuti con il mitico dell’hard rock americano degli anni ‘80 e che vogliono omaggiarlo con devozione, passione e grande energia. “Love In Stereo“(2020), è il secondo disco della band e porta una ventata di sano Hard Rock “old style” melodico e spensierato, ma con un ottimo songwriting. A dare voce alle 11 tracce dell’album è Iacopo Meille, lead singer della band nonché frontman dei Tygers of Pan Tang. Le caratteristiche peculiari di quest’album sono, i riff solidi, melodie ricercate ma accessibili, un’ottima sezione ritmica e personalità da vendere. “Love Under Fire” non è solo un pezzo dal ritmo incalzante, ma una ventata di hard rock tagliente. Come da tradizione, i protagonisti assoluti della scena, sono voce e chitarra. “I’m Not Your Enemy” porta con sé un’atmosfera quasi sognante pur mantenendo un ritmo travolgente, fra tutte è la mia traccia preferita. “Bullets For You”, è il primo singolo di questo album ed è una “full immersion” nel  puro stile ’80. Impreziosiscono il brano un bell’assolo di chitarra e un ritornello orecchiabili e difficili da dimenticare. “Requiem” è un brano dai colori decisamente più scuri che regala a tutto l’album una sfumatura nuova nel suo incedere tragico e malinconico, ma anche molto coinvolgente. “Scream & Shout”, e il  singolo “Life’s Too Short To Feel Old”, riportare i toni su livelli decisamente più scanzonati e frizzanti, con un palese inno  musicale alla giovinezza perché “la vita è troppo breve per sentirsi vecchi”. “Game Over”, scelto come secondo singolo dell’album e mostra l’anima più “festaiola” della band e la voglia di lasciarsi alle spalle i problemi della vita quotidiana. Dopo tanta energia, “Cry For Love” stempera l’atmosfera con una semi-ballata profonda e riflessiva. Il basso in primo piano conferisce al pezzo quel tocco in più ed è, senza dubbio, una caratteristica rara e degna di nota.  “Austin, Texas” è un brevissimo, ma gradevolissimo intermezzo acustico che fa da introduzione a  “Kiss My Ass”, un pezzo decisamente “old school” e dal gusto retrò. “Stranger To Your Touch” chiude il disco con un ritorno esplosivo all’hard rock e un ritornello molto radiofonico. 

In conclusione, abbiamo davanti un album di puro Rock che riesce ad unire perfettamente intrattenimento, allegria e leggerezza, ma senza risultare mai banale. 

 

75/100